giovedì 9 marzo 2006

La violazione di una donna

Stupro, nuova sentenza choc: pena più lieve per un reduce dall'Iraq
di 
red

 La violenza sessuale è meno grave se a compierla è un soldato statunitense appena tornato dall’Iraq. È quanto si può leggere nelle motivazioni della sentenza che spiega la condanna (del novembre scorso) per violenza sessuale a cinque anni e otto mesi (più 100 mila euro di risarcimento, invece dei 7 anni chiesti dal pm) di un parà statunitense di stanza alla caserma «Ederle» di Vicenza. Una condanna mitigata dal fatto che al parà in questione sono state concesse le attenuanti generiche a causa dell’«esperienza bellica ed extrabellica che lo ha logorato psicologicamente e spinto a dare minore importanza alla vita e alla incolumità altrui».
I fatti. Secondo quanto ricostruito in aula durante il processo James Michal Brown, parà di 27 anni dell’Oregon, la notte del 22 febbraio del 2004 (due giorni dopo il suo rientro dall’Iraq), ubriaco, fa salire sulla sua auto una coetanea nigeriana. Quindi la picchia, la violenta e la lascia per strada nuda, ammanettata e in evidente stato di choc.
Sono proprio le manette Smith&Wesson (oltre che la descrizione fatta dalla ragazza) a tradire il soldato. Infatti sono in dotazione dei 1900 militari americani della caserma Ederle, sede della Task force dell'Europa meridionale. Riconosciuto e arrestato il soldato, difeso dall'avvocato Antonio Marchesini, dopo 6 mesi di carcerazioni preventiva, racconta in aula di essere un paracadutista, di essere appena rientrato da una missione di 11 mesi in Iraq, di aver preso parte a molti scontri a fuoco e a corpo a corpo. E inoltre spiega che, tornato in Italia, è stato sottoposto a una terapia di recupero, durante la quale è vietato bere alcolici. Regola che ovviamente lui non ha seguito.
La condanna e le attenuanti. Alla fine del dibattimento il soldato (che nel frattempo è stato espulso dall'esercito e spedito in carcere in Germania) viene condannato per violenza sessuale: cinque anni e otto mesi più 100 mila euro di risarcimento. IL pm ne aveva chiesti 7 ma il tribunale ha stabilito che: «vanno riconosciute le attenuanti generiche, perché appare verosimile che l'imputato, nella commissione dei reati, sia stato influenzato da atti di violenza cui ha assistito in Iraq e che nulla avevano a che fare con la necessaria violenza bellica».
Valutazioni soggettive. Nonostante la sentenza abbia provocato polemiche e scalpore la procura della Repubblica di Vicenza non appare intenzionata a fare ricorso. Anche se le motivazioni della sentenza, secondo procuratore di Vicenza Ivano Nelson Salvarani, sono «non adeguate al contesto concreto» e «non rispondenti agli elementi di causa», sulla adeguatezza della pena la procura non ha nulla da eccepire: «Il pm - ricorda Salvarani - aveva chiesto mi pare sette anni. Non molto distante quindi dalla decisione dei giudici. Non credo che faremo ricorso perché la pena appare adeguata al fatto».
«Ci sono due fatti veri - dice infine Salvarani - il soldato era tornato da poco dall'Iraq ed era ubriaco». Tutto il resto, cioè l'accostamento ai possibili effetti della sua permanenza in Iraq, a quanto ha visto in quei luoghi sul piano della violenza, sembrano rientrare sul fronte della «valutazione soggettiva». (www.unita.it del 7 marzo 2006)

5 commenti:

  1. io ci leggo la certificazione dell'aver costruito una macchina di violenza e che come tale non fa distinzioni

    RispondiElimina
  2. Non c'è più rispetto per i bambini, per gli anziani, per chiunque sia diverso, figuriamoci per una donna di un paese invaso.





    E dove non c'è rispetto non c'è speranza.

    RispondiElimina
  3. Ogni promessa e' debito.

    Un caro saluto

    p Angela

    RispondiElimina
  4. PortamiViamarzo 11, 2006

    Cosa dire se non che ormai non capisco più quale sia il valore di una vita, della dignità di questa vita stessa.

    Se è vero ciò che è risultato dalla sentenza allora deve essere lo stesso stato ad essere condannato per aver permesso che un uomo diventasse un carnefice... mi sembra tutto un grande controsenso.

    Comunque, buona domenica a te!

    Anna :)

    (un sorriso fa sempre bene, anche se si parla di argomenti tanto incresciosi!)

    RispondiElimina
  5. malibra, dovrebbe bastare solo questa considerazione a far decomporre e marcire l'arte della guerra. Ne provo schifo ogni giorno di più.

    Dovesei, credo che uno dei peccati che non si possano perdonare sia proprio quello di aver distrutto la speranza, tralasciando ogni forma di rispetto per i più deboli. E' una società consunta e malata, tanto, dentro, per produrre simili aberrazioni.

    Un caro abbraccio

    StellaCeleste, con te faccio collezione di belle foto e cartoline. Grazie per l'assiduità.

    pAngela, quale onore averla qui. Si aprano dunque le danze. Promessa rispettata, mi fa piacere dartene atto.

    Ciao ciao

    PortamiVia, è tutto un aggrovigliato e pauroso controsenso che produce vittime e desolanti considerazioni. Ma hai poi ragione:un sorriso fa sempre bene.

    Un caro saluto.

    RispondiElimina