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lunedì 13 luglio 2009

Il bouquet della domenica







Un illuminato commento sul pacchetto sicurezza; un’amara lettera e altrettanto amare considerazioni di Corrado Augias; l’interessante intervista di Nanni Moretti, di pochi giorni fa, da cui estrapolo le notazionii più interessanti.


Ho raccolto in un bouquet alcune cosine lette qua e là, trasformandole in un post multiplo. Nessuna velleità di inaugurare in tal modo una rubrica che, ne sono certo, non riuscirei a rispettare nella periodicità, piuttosto il desiderio di sparpagliare sulla bacheca virtuale i frutti dello sfoglio di quotidiani, senza la pretesa peraltro di aver rastrellato il meglio.


 


Il magistrato Raffaele Cantone, noto per il suo impegno nella contrapposizione alla camorra, mostra con molta chiarezza l’insipienza giuridica di legaioli e avventori di osterie, inutilmente oscurata dalla “cattiveria” di Maroni (un giorno si chiederanno il motivo di questo individuo collocato in un ruolo chiave e sarà pure arduo farlo capire, non dico certo accettare). Il pacchetto sicurezza d’altra parte si aggiunge alla politica degli annunci di papi & company, una politica fatta del nulla e a cui i media televisivi, in primo luogo, riservano uno spazio spropositato. Dipendesse dalla sua servitù in servizio permanente effettivo sarebbe santo subito, in mancanza di ciò la beatificazione è continua. E anche il Tg3 si è accodato, prendendo un abbaglio sulla via dell’Aquila.


 








IL PARADOSSO DEL PACCHETTO SICUREZZA


IMMIGRAZIONE CLANDESTINA


Raffaele Cantone


MAGISTRATO


 


Sono passati soltanto pochi giorni dall’approvazione dell’ultimo pacchetto sicurezza e, malgrado il testo non sia ancora nemmeno in vigore, la criticatissima norma sull’immigrazione clandestina sta creando i primi problemi.


Le inascoltate cassandre che avevano presagito l’inutilità della disposizione (per essere assolutamente incapace di arginare il fenomeno migratorio) e la sua dannosità (sia perché non consente di distinguere l’immigrazione criminale da quella di chi viene in Italia per lavorare sia perché le denunce intaseranno la macchina giudiziaria) stanno, forse, ottenendo un’inutile e tardiva soddisfazione. Uno degli esponenti del governo ha, infatti, già avanzato una richiesta di “sanatoria” per le badanti presenti sul territorio nazionale, conscio evidentemente del fatto che la nuova norma si applicherà agli stranieri che già vivono in Italia e che, quindi, potrà esserci un particolarmente negativo impatto sulle non poche famiglie che si avvalgono di lavoratori domestici non regolari. Altri autorevoli esponenti del governo, però, si sono immediatamente precipitati a rassicurare tutti, affermando testualmente che le nuove norme sulla sicurezza non incidono sulle persone che già sono in Italia perché riguardano solo il futuro e non sono retroattive.

Ora è vero che il diritto non è matematica e che l’interpretazione giuridica è una scienza non esatta ma è davvero un paradosso che una norma di carattere penale, il cui ambito di applicazione dovrebbe essere precisamente definito, si stia prestando già a letture così opposte.


In verità la norma non lascia adito ad alcun equivoco; il nuovo articolo, infatti, punisce «lo straniero che fa ingresso ovvero si trattiene nel territorio dello Stato, in violazione delle disposizioni del testo unico...».


Non c’è bisogno di alcun fine esegeta per capire il perché il reato è stato costruito in questo modo dal legislatore; se si fosse limitato a punire solo l’ingresso abusivo, sarebbe risultato applicabile in casi del tutto marginali, sanzionando, invece, il “trattenersi” consente un’applicazione generalizzata a tutti gli irregolari presenti sul suolo nazionale. Ed allora non c’è bisogno di scomodare categorie giuridiche quali quelle dell’irretroattività della legge penale né è necessario dilungarsi su concetti tecnici quali la natura permanente o meno del reato, perché è evidente che una volta che la legge sarà entrata in vigore qualunque straniero presente in Italia, senza regolare permesso di soggiorno, sarà destinatario della sanzione penale, indipendentemente dal fatto di avere o meno fatto ingresso in Italia prima o dopo l’entrata in vigore del pacchetto sicurezza.


l’Unità (9 luglio 2009)


 












Le responsabilità della sinistra, lucidamente richiamate da Corrado Augias nella risposta ad una lettera amara e sconsolata. L’episodio, quello raccontato, ormai diventato “normale”, triste spia della nostra epoca. Inutile dire che sono sacrosante tutte le ragioni di quella che è davvero una tragedia.


 


LA NOSTRA PAURA E QUELLE LEGGI RAZZISTE


Caro Augias, stazione ferroviaria della periferia campana, puzzo di birra ed escrementi. Una zia, in compagnia di due fanciulli, deve controllare l' orario del treno. Sulle panchine una coppia di senegalesi con un bimbo piccolo, due studenti scottati dal sole, altre tre persone circondate da birre. Il pannello degli orari è sopra di loro. La zia è costretta a passare accanto ai tre ubriachi che cominciano a fissarla per poi concentrarsi sui fanciulli. Sguardi espliciti, violenti. Per non spaventarli, la zia s' allontana. I tre riprendono a bere. Il capostazione li evita guardandosi bene dal chiamare il 112. I tre trionfano pisciando proprio all' altezza del cartellone. Poi attraversano i binari, si impossessano di una panchina: la coppia che stava lì preferisce andarsene. Arriva il treno. Tutti a Roma, tranne i tre che continuano a bere e a barcollare. Non c' è razzismo: ma il Male insinua pensieri pericolosi. A chi non verrebbe l' istinto di darle di santa ragione a una simile feccia? Poi però scatta la civiltà e ci fermiamo, augurandoci che i politici che votiamo trovino le giuste leggi che impediscano ai cattivi di nuocere. Questa destra sciatta ha semplificato la soluzione con leggi nazistoidi. Ma come reagisce questa sinistra vuota e salottiera?


Forse sbaglio ma vedo nel piccolo episodio segnalato in questa lettera il segno di una delle tragedie che accompagnano, segnano, la nostra vita. Tragedia politica, dunque tragedia per eccellenza. Una destra che con la legge appena approvata ha sparato nel mucchio mescolando legalità e arbitrio, delirio e impotenza. Salvo a rendere inapplicabili, alcuni articoli del suo stesso provvedimento. Voglio vedere chi riuscirà ad applicare la grottesca sanzione da 5 a 10 mila euro (!) a chi è privo del permesso di soggiorno, o il carcere per chi affitta una stanza a un clandestino. O chi potrà cacciare mezzo milione di badanti, indispensabili. O che succederà se qualcuno si rifiuta di farsi identificare o di farsi trattenere con la forza da una 'ronda' fatta di giovanotti con un basco in testa e magari un' aquila sulla manica. Siamo ancora una volta di fronte al miserando spettacolo di uno Stato che non riesce ad essere né forte né giusto e tenta di mascherare la sua debolezza facendo gli occhi cattivi e minacciando sfracelli. Dall'altra parte c'è però una sinistra che per anni ha ignorato i segnali di disagio, l' ira o la paura dei cittadini onesti che si sono sentiti abbandonati dallo Stato, lasciati in balia dei prepotenti, assaliti psicologicamente prima che fisicamente da un fenomeno senza precedenti in questo paese, che hanno chiesto invano una parola, un gesto che non sono mai arrivati. Una tragedia, appunto.


CORRADO AUGIAS c.augias@repubblica.it


la Repubblica  (9 luglio 2009)












E sempre da la Repubblica,  ma del giorno dopo, ritaglio alcune riflessioni di Nanni Moretti. Nell’intervista il regista romano trova modo di riecheggiare quel suo famoso appello in Piazza San Giovanni di alcuni anni fa (rimasto lettera morta), annunciando la preparazione di un documentario che racconterà le oscenità che si sono susseguite in Italia negli ultimi tre lustri, coincidenti appunto con la sciagurata entrata in campo del papi.


 


“Pubblico svegliati, il cinema muore”


(…) Ma questo non è il mio unico progetto. Sto accumulando materiale di repertorio televisivo che poi monterò. Per raccontare le oscenità politiche e giornalistiche a cui ci siamo abituati, o di cui non ci siamo accorti. Si chiamerà È successo in Italia. È tanto che dico "bisognerebbe farlo". Ho iniziato ad archiviare trasmissioni e telegiornali. È una cosa che tocca fare e la si fa».


Quanto indietro? Dall' inizio della vita politica di Berlusconi? «Pressappoco. La soglia del nostro stupore e della nostra reazione nei confronti di una catastrofe etica, istituzionale, umana, "culturale", si è abbassata sempre di più, sempre di più... fino a scomparire sottoterra. Fino a considerare normale un orrendo spettacolo, che in un paese democratico tutto è tranne che normale. Con questo lavoro non voglio convincere nessuno, voglio semplicemente ricordare che questo schifo, di cui fa parte anche il conformismo e il servilismo di tanti giornalisti, è successo davvero. Da 15 anni 60 milioni di italiani sono ostaggio degli interessi di una sola persona. Un' umiliazione impensabile fino a poco tempo fa. Da parte della sinistra c' è stata un' incapacità totale di reagire e affermare la propria identità. Si è fatta aggredire e sbeffeggiare. È arretrata in continuazione, ha adottato luoghi comuni come quello che non bisogna demonizzare Berlusconi per non spaventare i moderati. Su certe spaventose posizioni e leggi volute dalla Lega da sempre hanno avuto parole più nette alcuni settori della Chiesa. Il pragmatismo della sinistra la porta addirittura a corteggiare e a ipotizzare alleanze con la Lega. E invece no, sono portatori di disvalori, punto e basta. In questi anni la sinistra ha avuto paura di tutto. È stata prigioniera di personalismi senza personalità. Senza dimenticare lo slogan penoso della destra e di molti giornalisti secondo il quale il conflitto di interessi non interessa agli italiani, dato che la maggioranza ha votato Berlusconi. C' è un piccolo dettaglio: interessa alla democrazia. Spero solo che, dopo gli ultimi avvenimenti, almeno un risultato sia ormai acquisito: il tramonto dell' ipotesi che un tipo che si considera al di sopra della legge possa aspirare al Quirinale».


Non tutti i giornali si sono comportati come lei dice. «In quello che sta facendo Repubblica c' è finalmente un' idea di giornalismo. Non si può continuare ad accettare, come pugili suonati, la prevedibile sgradevolezza e violenza dei giornali di destra. Certo, avrei preferito che altre dieci, venti, trenta domande fossero state poste sui suoi rapporti con la mafia e con Dell' Utri, su Previti che ha corrotto la magistratura per conto di Berlusconi, sull' avvocato Mills, sull' incerta provenienza dei soldi negli anni 70. Molti anni fa si è preso tre reti televisive. Poi è stata fatta una legge apposta per lui. Da quel momento avrebbe potuto fare qualsiasi cosa. E così è stato». (…)


PAOLO D' AGOSTINI


la Repubblica (10 luglio 2009)

giovedì 22 maggio 2008

L'istruzione perduta


Ripensando a “Gomorra”, l’eccellente film di Matteo Garrone (che invito tutti a vedere, qualora non fossi stato chiaro nel post precedente), torna utile questo pezzo scritto, come sempre benissimo, da Curzio Maltese per la rubrica Contromano de il Venerdi di Repubblica (16 maggio 2008). Infatti, in “Gomorra”, l’unico a salvarsi, abbandonando Franco (Toni Servillo), l’imprenditore che si occupa dello smaltimento dei rifiuti tossici, è Roberto il suo assistente neolaureato. In altri termini è colui meglio attrezzato intellettualmente a rendersi conto che quel percorso è deleterio, chiedendosi a cosa serva salvare un operaio a Mestre mentre ne muore uno a Mondragone.


Ha pienamente ragione Maltese: un’emergenza reale, quella relativa all’istruzione, è stata rimossa, mentre altre emergenze fittizie e strumentali (basti pensare a quelle relative a rom e immigrati, per esempio), straripano dalle prime pagine di molti quotidiani e tracimano dai notiziari televisivi che sono i più subdoli. Tutto ciò nell’Italia della mafia, ’ndrangheta e, appunto, camorra che, quanto a sicurezza, ne offrono invece tanta, al punto che di ronde in Campania, Calabria e Sicilia non esiste l’ombra. Perché disturbarsi?


 


La scuola, vera emergenza dimenticata


Alcuni problemi italiani si spiegano con le ultime statistiche dell’Istat sul livello culturale del Paese. L’Italia è in fondo alle classifiche dei 27 Paesi europei per scolarizzazione, rendimento scolastico, investimenti nella pubblica istruzione, consumi culturali delle famiglie, conoscenza delle lingue straniere, ma anche della lingua madre. Siamo in testa invece per abbandono scolastico e ore trascorse davanti alla televisione. Altre ricerche provano che il sessanta per cento degli italiani non è in grado di leggere e capire un articolo breve.


Dati come questi dovrebbero aprire un grande dibattito sul fallimento del sistema scolastico e sulle preoccupanti prospettive di una nazione così arretrata. Naturalmente non è avvenuto nulla di tutto questo. Il giorno dopo le statistiche erano dimenticate. Il nuovo ministro dell’Istruzione, una simpatica giovane bresciana, certa Mariastella Gelmini, ha promesso una rivoluzione meritocratica nel sistema scolastico. L’ha detto mentre posava per la foto ricordo accanto a Mara Carfagna, ieri soubrette, oggi ministro: un modello (o una modella?) per le giovani ricercatrici. Per la verità, non credo che la signora Gelmini, con tutta la buona volontà, riuscirà a fare peggio dei suoi predecessori, di destra e di sinistra. L’ultimo ministro della Pubblica istruzione, Beppe Fioroni, mi aveva fatto riflettere sulla possibilità di non mandare mio figlio alla scuola dell’obbligo.


I dati dell’Istat certificano che il sistema scolastico italiano è fallimentare. Non stiamo ora a discutere di chi sia la colpa, se dei pessimi ministri, degli insegnanti o degli studenti, dei sindacati o della tv o del clima. La realtà è che la scuola è fallita e bisognerebbe porvi rimedio. Almeno bisognerebbe cominciare a pensarci. Ma qualcuno lo considera un problema? Nell’ultima campagna elettorale l’istruzione non era neppure fra i primi dieci o venti temi di discussione.


Per non addossare sempre la responsabilità al ceto politico, occorre ammettere che non figurava neppure fra i primi problemi segnalati dall’opinione pubblica. Qualcuno potrebbe obiettare che se l’istruzione fosse un problema avvertito dall’opinione pubblica, forse non saremmo da 14 anni in balia del padrone delle televisioni. Eppure questa è la prima questione che un serio riformismo dovrebbe porre all’attenzione generale. Non saranno la microcriminalità, l’immigrazione, la burocrazia, la pressione fiscale, la Cina o l’India a renderci più poveri nei prossimi anni. Saranno quei dati sull’istruzione, la più importante delle cento statistiche presentate dall’Istat, la meno considerata.


domenica 18 maggio 2008

Mattatoio italiano


Uno, due, tre pugni allo stomaco e poi stramazzi al suolo, anche se solo metaforicamente. Colpisce duro, durissimo e fa male. Lascia storditi e privi di parole. Come privo di speranza è tutto il film di agghiacciante bellezza. Si tratta di “Gomorra”, apocalittico affresco tratto dall’omonima opera di Roberto Saviano che Matteo Garrone (già regista de “L’imbalsamatore”) ha girato senza alcun filtro né compiacimento.

Ossessiva è la musica neomelodica, martellante in certi frangenti, che rappresenta il marchio di fabbrica di una realtà dove l’unica istituzione è quella dei clan. O con noi o contro di noi. Senza “vediamo”. Febbrile è il conteggio dei soldi che passano di mano in mano e chi li riceve li conta a sua volta. Lo scopo è uno soltanto: fare “punti”, cioè morti; il resto non ha alcun valore nel mattatoio.

Per buona parte del film scorrono i sottotitoli, perché è fondamentale l’impatto del dialetto, talvolta così stretto e “sporco” che pure gli stessi napoletani faranno fatica a capirlo. Alcune inquadrature sono impressionanti per lo squallore che trasmettono (le “Vele” dall’alto lasciano sgomenti), come pure la ressa per prendere le dosi di droga distribuite come fossero caramelle. Le “Vele di Scampia: il più grande spaccio all’aperto del mondo, come ricordano alcune annotazioni in coda al film, da cui apprendo pure (avendo appena iniziato il libro) che molti proventi illegali sono stati reinvestiti nell’acquisto di azioni di società impegnate nella ricostruzione delle Torri Gemelle a New York.

S’intrecciano cinque storie, nel percorso narrativo del film adrenalinico, senza pause. Superbo Toni Servillo, imprenditore nel settore smaltimento rifiuti. Commuove la storia del sarto; ci si aggrappa alla speranza del volto ancora pulito di un ragazzino, ma dura poco. Perché lo spazio per la speranza è negato. Anche la spes, tradizionale ultima dea, muore a pistolettate nell’ade di Scampia.


P.S. Non mi sono dilungato nei dettagli, perché nulla voglio togliere a chi andrà a vedere il film. Però preparatevi bene all’impatto. I miei sogni sono stati popolati da sparatorie e sangue.

giovedì 14 febbraio 2008

Se il buongiorno si vede dal mattino...


E' dunque esplosa la campagna elettorale. A testimoniarlo non sono però la sacra apparizione nel salotto di Bruno Vespa del tesserato P2 n°1816 (tra le perle di quello che ormai è un “must” irrinunciabile: "la ricerca estrema della lotta all'evasione, che certamente si deve fare,è stata fatta incutendo paura" e determinando di conseguenza un "calo dei consumi". Oppure: mettere un "plafond" sull'età dei politici, ma, naturalmente, non per lui:si sente "un trentacinquenne".Fonte: www.rainews24.rai.it

E neppure lo conferma la “sofferta” decisione presa dall' “ateo devoto” per antonomasia, Giuliano Ferrara, di correre da solo (gli servirà per smaltire qualche chilo di troppo) con la lista “Pro-life” che onestamente ci mancava.

Un segnale (fuochino) potrebbe essere la lettera indirizzata ai ragazzi che andranno alla Giornata mondiale della gioventù di Sydney, in cui il responsabile della Cei per la pastorale giovanile, don Nicolò Anselmi, critica la scena d'amore di “Caos calmo”, avanzando la proposta che professionisti seri come Moretti e la Ferrari rifiutino in futuro di prestarsi a "girare scene erotiche volgari e distruttive". “Molte persone” - insiste senza tema del ridicolo il sacerdote - “osservano che i consacrati non possono e non devono parlare di sessualità corporea, perché non la vivono. Mi sento di poter dire che noi la conosciamo e la stimiamo così bella e importante che ogni giorno la offriamo sull'altare, doniamo a Dio ed alla nostra comunità il nostro celibato, con fatica e con gioia. Per questo preghiamo per chi svaluta questi gesti". Ecco dunque che "sarebbe bello che qualcuno di questi professionisti facesse obiezione di coscienza e si rifiutasse di girare scene erotiche volgari e distruttive. Caro Nanni e cara Isabella - conclude don Anselmi - contiamo sulla vostra passione educativa". Fonte: www.repubblica.it

E già basterebbe, sorvolando su Casini, cultore della multifamiglia, che è andato a raccomandarsi forse l'anima a “sua eminenz” Ruini (dunque un viaggio all'estero) in vista del voto.

No. Che sia iniziata in anticipo la vera e propria campagna elettorale lo si è capito molto bene perché è accaduto questo.


Napoli | 12 febbraio 2008

Irruzione della polizia a Napoli per un aborto

Oltre alla cartella clinica sequestrato il feto


La polizia fa irruzione in ospedale, avuta notizia di un 'feticidio', ma si trattava di un aborto regolare. A denunciare l'accaduto l'Unione Donne in Italia che spiega in una nota: "Nel reparto di Ivg del II Policlinico di Napoli, nella serata di ieri alcuni agenti del Commissariato Arenella hanno fatto irruzione, senza alcun mandato, motivando di aver notizia di reato di 'feticidio'. Si trattava di un aborto terapeutico alla IV settimana regolarmente effettuato nel rispetto della legge 194 e della salute della donna che ha subito l'intervento e che ha espulso, peraltro, un feto morto". "I medici, di fronte ad un inedito agire della forza pubblica, hanno tutelato la donna, ma non hanno potuto evitare il sequestro del materiale abortivo e della fotocopia della cartella (anonima) della paziente - prosegue l'Udi - Gli agenti hanno poi intimidito la vicina di letto della donna esortandola a testimoniare in quel momento altrimenti sarebbe stata chiamata a farlo davanti ad un giudice". www.rainews24.rai.it


La notizia è scioccante, brutalizza il buon senso e la ragione, conferma la profonda regressione che ha investito l'Italia e umilia le donne vulnerando la loro autodeterminazione. Ancora una volta evidenzia la servitù di uno Stato che dovrebbe essere laico all'arroganza della colonia vaticana. Perciò visto che campagna elettorale è, sarebbe davvero utile che il nuovo, che il Partito Democratico vorrebbe rappresentare, rimarchi quella linea di confine tra Stato e Chiesa oltrepassata, con pesanti ingerenze, troppo spesso. Sarebbe una buona base di partenza anche per governare.

... sarà una giornata buia e tempestosa.

venerdì 8 dicembre 2006

Ecce Nanni


ROMA - "Mi avevano raccontato di uno straccivendolo che andava in giro urlando così. Avevo un orribile titolo alternativo: Sono stanco delle uova al tegamino". Ecco perché Ecce Bombo: "Solamente un suono. Ma posso ripartire da prima?".


Insomma come si trova a rivedersi? Non arrossisce per la presunzione o l'ingenuità di quel Moretti? "Io ho verso il film le stesse reazioni che avevo un anno dopo averlo fatto. Quello che mi emozionava mi emoziona oggi. Casomai ci vedo qualcosa in più. L'aver colto cose che mi apparivano ovvie, come l'emergere delle radio e delle tv "libere" (si diceva così, non sapevamo che sarebbero diventate tutt'altra cosa). E mi viene in mente un'altra cosa, che non c'entra col film: 30 anni fa c'era un'opinione pubblica che reagiva e si scandalizzava, oggi non esiste più. Si digerisce tutto e le due frasi più ricorrenti sono: "La coerenza è la virtù degli imbecilli", stupida e prepotente. E l'altra: "Io non voglio dare giudizi". E perché? Te lo ha vietato il dottore?".


Non è tipo da aver fatto un'indagine di mercato: perché far riuscire Ecce Bombo a quasi trent'anni di distanza? Che cosa le fa credere che oggi possa incontrare un pubblico. E quale? "Penso che possa raccontare quel periodo e anche qualcosa di come siamo ancora: i rapporti tra le persone, quelli familiari, il velleitarismo.... Tra parentesi: io i film sugli anni '70 li ho fatti negli anni '70, come sugli anni '80 negli anni '80, e non dopo, quando sarebbe stato più facile. E poi non è che voglio "occupare il mercato", ce ne stiamo tranquilli al Nuovo Sacher e in una ventina di altre sale"


Questi sono i brani dell’intervista pubblicata su repubblica.it il 6 dicembre e, che per comodità, ho postato qui. “Ecce Bombo” è uno dei più noti tra i film di Nanni Moretti, e, come altri, è stato una fucina di tormentoni e dialoghi che sono entrati a far parte di un linguaggio, magari di nicchia, ma esilaranti. Personalmente sono molto legato a “Bianca” e “Palombella rossa”, però visto che nella circostanza si celebra “Ecce Bombo” ecco la riproposizione di alcuni dialoghi "cult".


Michele, al telefono con un amico, è indeciso se andare o meno ad una festa. Decide di andare poi, all'ultimo momento prima di attaccare il telefono, cambia nuovamente idea.


Michele No veramente non...non mi va. Ho anche un mezzo appuntamento al bar con gli altri. Senti, ma che tipo di festa è? Non è che alle dieci state tutti a ballare i girotondi ed io sto buttato in un angolo...no. Ah no, se si balla non vengo. No, allora non vengo. Che dici vengo?. Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente? Vengo. Vengo e mi metto, così, vicino a una finestra, di profilo, in controluce. Voi mi fate "Michele vieni di là con noi, dai" ed io "andate, andate, vi raggiungo dopo". Vengo, ci vediamo là. No, non mi va, non vengo.


- Ora abbiamo una telefonata in diretta. Pronto, come ti chiami?- Mario.-Ciao Mario, come stai?- E' come sto, come sto? Sto male.- Hai una carica molto negativa, oggi è?- E' diciamo che al limite sto così. Però io sentivo che le risate tue, lui che cercava di essere allegro, lo capisco, perché io ho fatto finta fino a un paio d'ore fa. Io sono rientrato da due ore e ho fatto finta. HO FATTO FINTA. Adesso la mattina quando esco faccio finta, vado a prendere un caffé e faccio finta, fumo una sigaretta e faccio finta, dico due parole in una certa maniera e faccio finta...


- Senti che lavoro, me ne ero dimenticato, che lavoro fai? - Beh mi interesso di molte cose. Cinema, teatro, fotografia, musica, leggo... - Concretamente.-Non so cosa vuol dire?- Come non sai, cioé che lavoro fai? - Nulla di preciso. - ...Come campi? - Ma... te l'ho detto giro, vedo gente, mi muovo, conosco, faccio delle cose. - E l'affito? - Vivo con mio fratello e non lo pago. - I vestiti? - E' un amico per esempio che va a Londra gli dico di portarmi delle cose degli abiti. - Il mangiare? - Mi ospitano molto spesso.- Questa sigaretta qui? - Ho incontrato un amico stamattina e mi ha dato due pacchetti di queste.