sabato 4 marzo 2006

E.R.


Soffia il vento nella notte, scuote le serrande. È impetuoso, ma non riesce a scacciare via la giornata odierna. Mi ritrovo stanco e intriso di un fastidioso sentore da “ultimi giorni”. Rewind. E torno a questa mattina, a quella telefonata che mi ha sorpreso, in azienda, accanto alla macchinetta del caffé. “Pronto soccorso, incidente, investito, nostra sorella dice che... Mio padre, 81 anni”.


Un brivido e poi mi lancio verso l’ospedale. Arrivo al pronto soccorso mentre il sole continua a nascondersi dietro le nuvole, metafora di uno stato d’animo. Non chiedo neppure quale codice gli abbiano assegnato. Stranamente nella sala d’ingresso regna un’insolita calma per essere quello il luogo delle “emergency room”.


Poi lo vedo disteso su una barella, il sangue raggrumato attorno alle labbra e sul viso. Un dito fasciato. Mia sorella accanto a lui, ancora turbata, ma pare che vada tutto bene. Ancora. Lo hanno sottoposto alle radiografie del caso, si è in attesa di un ecografia. Mi viene indicata anche la persona che guidava l’auto. Ricostruisco.


Mio padre era uscito di casa verso le 8:30, reggendosi al bastone che lo accompagna ormai da più di un anno e mezzo. Un’artrosi molto dolorosa e cronicizzata gli rende le gambe ballerine e deve sempre fare attenzione a procedere con un passo regolare e senza forzature. Un caffé bevuto al bar, una sigaretta fumata stando seduto su una panchina, mentre la piazza si animava. Poi si alza, attraversa la strada, deve avere un’incertezza, vede un auto in movimento, si sposta per portarsi a distanza di sicurezza e in quel momento un altro veicolo che sta facendo manovra per uscire dal parcheggio lo urta, poco (suppongo) ma quanto basta perché finisca a terra sul fianco sinistro, con il naso e la bocca che sbattono sull’asfalto. Immediati i soccorsi, il vigile urbano di turno che ha la sede a pochi passi dall’incidente, raccoglie la versione della donna alla guida dell’auto, altre testimonianze, scatta alcune foto e redige un verbale.


Conosco la sfortunata – almeno quanto mio padre – autista che attende anche lei in un angolo. Mi avvicino, cerco in qualche modo di confortarla, ma anche di non eccedere troppo in facili giustificazionismi. Frasi di circostanza e d’altra parte in quel momento non conosco l’esatta dinamica dei fatti, perciò a che titolo potrei, per esempio, scaraventarle addosso la mia insofferenza? Mi sembra già abbastanza sconvolta, perché consapevole che, per quanto piccola la botta e magari circoscritti i danni, si tratta sempre di una persona anziana, pure malata e certi episodi possono anche produrre effetti indesiderati, magari nel tempo. E poi anche il luogo non si presta a polemiche.


Intanto arriva una confortante valutazione: vengono escluse fratture, nessun farmaco da assumere (già ne prende una decina...), ritorno a casa dopo poche ore e appuntamento per togliere i punti, in bocca e sul dito, fra una settimana. Durante il pomeriggio e poi in serata, a cena, mio padre è parso abbastanza ritemprato, anche se fino a venerdì prossimo dovrà alimentarsi con liquidi e semiliquidi.


Forse non l’ha spezzato neppure questa disavventura, ma intanto la vecchiaia avanza e ha inciso un’altra tacca nella corteccia, sempre più sottile, di un uomo verso il quale il destino non è stato per nulla prodigo, privandolo prematuramente  della moglie e poi, molto più di recente, della figlia forse (e giustamente) più amata.


Adesso il vento ha smesso di soffiare, mentre le mie inquietudini scorrevano via. Non saranno giornate facili, le prossime, ma non lo sono mai state da quando si è ammalato. Avverto sulle mie spalle un peso sempre più crescente da portare. Saperlo reggere è la sfida che da domani si incrudelirà maggiormente.

8 commenti:

  1. Vincerai la tua sfida, leggo tra le righe l'affetto profondo che ti lega a tuo padre e da quell'amore che nasce la forza per superare momenti difficili.

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  2. sopravvivere alla morte di un figlio è un dolore molto grande..



    auguri per il tuo papà



    Blue

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  3. Come è bello e delicato questo post sul tuo papà, proprio in concomitanza con uno mio sullo stesso argomento, che coincidenza, ma di tutt'altro tenore. E forse proprio perchè il mio è di tono molto diverso, le tue parole mi hanno fatto molto riflettere, invitandomi a guardare le cose anche da un'altra prospettiva, e di questo ti ringrazio.

    Sono sicura che il tuo papà con tutta la sua fragilità supererà anche questa brutta avventura, adesso tocca un pò a te fare da papà a lui.

    Un abbraccio affettuoso.

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  4. Fratello, lo sai....comunque la tua sensibilità, la tua presenza, il tuo essere con lui sarà la medicina migliore che un essere umano possa augurarsi gli venga somministrata.

    Un abbraccio!

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  5. un abbraccio da mardou ... e auguri

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  6. pensierieaparolemarzo 06, 2006

    E siamo noi figli che con dolcezza ci prendiamo amorevolmente cura dei nostri cari amati genitori...

    Un abbraccio... :)

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  7. Ti sono vicina...



    Debby

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  8. utente anonimo#1 , grazie per l'auspicio. La forza per superare i momenti difficili deriva anche da parole come queste, perché si sa che tutto serve quando l'emergenza dilaga.

    StellaCeleste , sono le tue foto e la tua presenza a colorare giornate grigie. Grazie.

    timeline , è vero. Non si dovrebbe provare mai un dolore simile. Grazie per gli auguri.

    Robynia , talune coincidenze trovano una loro prima spiegazione nel fatto che servono ad altri per osservare e valutare le cose da una prospettiva diversa. Ho letto quel tuo post. E' triste il vuoto di una presenza. Ma che abbia una figlia così in gamba non se n'è ancora accorto?

    Delicata la tua frase finale. Dentro ci deve essere una parte di te.

    Un affettuoso abbraccio

    Fratello , anche una presenza, solida certezza come la tua, irrobustisce l'animo. Grazie.

    Ti abbraccio.

    Mardou , grazie di cuore per il tuo pensiero. A presto.

    Un abbraccio

    pensierieaparole , una frase da scolpire. Grazie

    Debby , la tua presenza nella sofferenza è importante. Trovi sempre il pensiero per gli altri. Ci sei. Grazie.







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