sabato 22 ottobre 2005

L'attesa


Oggi non è stato deciso nulla. C’è stata un’assemblea movimentata dove il mio intervento è stato apprezzato quasi unanimemente, tranne dal tipo che mi ha interrotto chiedendo di lasciar parlare pure gli altri. Avrei voluto replicargli dicendogli che dopo l’avrei ascoltato volentieri, ma si sarebbe innescata una polemica infruttuosa e sono andato avanti. Lui è rimasto al proprio posto, anche al termine del mio breve discorso. Altro evidentemente non aveva da aggiungere.


Il nostro capo ha formulato alla direzione una proposta alternativa, ossia cassa a rotazione (e a questo punto io sarei sicuro) per due persone ogni 15 giorni. Ciò ha creato ulteriori perplessità e dunque lunedì (mi auguro) si conoscerà la valutazione di questa idea.


giovedì 20 ottobre 2005

Prima della tempesta

Locandina del Film Tempi Moderni


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


Poco meno di 24 ore e poi saprò. Dovrò sapere per diluire l’angoscia devastante e crescente, mentre si approssima l’orlo del baratro e sta per materializzarsi lo spettro della cassa integrazione.


Tutto parte da lunedì, da quando viene affisso in bacheca l’elenco delle persone impiegate nei vari reparti e coinvolte nella cassa integrazione a zero ore per 24 mesi. E anche nel mio reparto, dove lavoriamo in 11, si affaccia il numeretto. E’ uno, certo, ma già sufficiente a creare l’allarme e generare una forte inquietudine.


Nessuno se l’aspettava. Pensavamo di restare defilati, almeno in questa prima fase, quella di più duro impatto, sia per le ridotte dimensioni del settore che per la rilevanza che avrebbe ancora di più assunto nella fase di riorganizzazione.


Ci sbagliavamo, evidentemente, perché non si era tenuto conto delle bizzarrie della neo vicepresidente la quale, disponendo di scarsa e sicuramente inadeguata conoscenza della vita aziendale, ha messo mano alla pianta organica e disposto tagli indiscriminati. Così manca, accanto a quel numeretto,  l’abbinamento con il nome che avrebbe già dovuto essere reso noto, ma che inspiegabilmente rimane ancora custodito nelle stanze padronali.


Adesso non so se sia possibile rendere il senso di oppressione, anche, che si avverte, l’insicurezza, l’avvilimento per la mancanza di rispetto verso le persone, Lavoratori, dipendenti, sottoposti, definitele come vi pare, ma sempre di persone si tratta, vulnerate nella loro dignità, trattate alle stregua di numeri di una roulette impazzita che sta girando con la pallina che sobbalza, asseconda gli urti, sbatte sulle pareti e non scende mai nella casellina. Rouge o noir, le jeux sont faits.


Neppure il tempo di iniziare a giocare, di puntare. Ha scelto il banco e ora attende solo che la ruota si fermi per incassare. Perché qui vince sempre il banco e perdono tutti gli altri, quelli che si erano accalcati attorno al tavolo, non per il. gioco, ma per una cosa molto semplice che viene sempre più negata, parcellizzata e precarizzata.


Si sta per decidere la mia sorte, perché quel nome esiste e a nulla valgono anzianità di servizio, modalità d’impiego, mancanza di richiami scritti o verbali, comportamento in sostanza inappuntabile. Della storia aziendale, la mia oppure quella degli altri colleghi, non interessa niente a nessuno. Anche il responsabile di funzione, rimasto a sua volta sorpreso e interdetto,  si è sentito messo da parte, scavalcato, irriso quasi nelle sue potenzialità. Sempre che non ci abbia mentito, sempre che non stia facendo un vergognoso doppio gioco. Perché a pensare male non si fa peccato e magari ci si indovina pure, no?


24 mesi a zero ore. Impatto durissimo, anche perché inaspettato in queste proporzioni. Sa molto di sentenza inappellabile, porta con sé tutti i mali del mondo. Poi, a pensarci bene, consideri che di irrevocabile c’è solo la morte che sconti non ne fa di sicuro, che la salute prima di tutto non è una frase fatta anche se poi non è merito tuo. Eppure si tratta di una svolta rilevante nella propria vita, quella che conterrebbe anche le premesse per voltare pagina drasticamente. Una rivoluzione perfino benefica a 30 anni, mentre lo è un po’ meno quando se ne ha qualcuno di più. Pur non dimostrandolo affatto.


Mi verrà perdonata questa sbavatura civettuola, ma devo anche tenermi su in qualche modo. E questo è assai innocuo. Meno, molto meno di una sniffata, certo.


Dietro l’angolo cosa mi aspetta? Perché l’interrogativo, comunque, devo pormelo anche se non venissi abbinato a quel numeretto verso cui confesso l’incompatibilità. Ormai stiamo navigando su una barca dissennatamente votata a sfracellarsi contro un iceberg, senza un timoniere capace e credibile, amarissimo pedaggio che si paga al passaggio generazionale, da padre a figli, alla gestione della ditta. Alle divisioni all’interno della famiglia. Che fatalmente si ripercuotono sui dipendenti.


Anche chi resterà dopo il passaggio di questo uragano (che pure in questo caso ha un nome femminile) non potrà ormai sentirsi più al sicuro, garantito come in tempi ormai andati, quando l’augurio dell’anziano genitore era quello di restare al lavoro, lì al nostro posto, fino all’età pensionabile.


Dietro l’angolo non lo so bene cosa troverò svoltando. Ho avviato cauti contatti, quei pourparler ancora ammantati di “se” e di “ma” e forse per sentirsi effettivamente cassaintegrato, scaraventato nell’inferno della precarietà, occorre  viverne la condizione.


Penso anche ai quindici anni (e mezzo) vissuti in quella che, legittimamente, posso ritenere una seconda casa, in virtù delle tante ore trascorse e tralascio le considerazioni da fare sui rapporti umani che si sono sviluppati, sulle conoscenze importanti che ho potuto fare, importanti perché incarnate in persone valide, garbate, intelligenti, dotate in qualche caso di solido carisma intellettuale, l’elemento che mi affascina in ogni persona, se donna poi può anche stordirmi.


Accade così che questo blog potrebbe pure diventare la vetrina di una mutata condizione e fatalmente restarne condizionato. Sperando che non diventi precario anch’esso.


 

lunedì 17 ottobre 2005

L'annessione


http://www.frangipane.it/archivio/settembre2005/20050921001.jpg


Contromano
di CURZIO MALTESE da il Venerdì di Repubblica del 14 ottobre 2005

Esiste un modo molto italiano di far sentire solo chi prova a difendere in questo Paese valori e diritti fondamentali. La laicità dello Stato per esempio. Davanti alla più sfrenata offensiva reazionaria della Chiesa post conciliare su tutti i fronti, dalla scuola ai diritti civili, uno si guarda intorno in cerca di un punto di riferimento e d’appoggio, un partito, anche un singolo politico in grado di reagire, di dire mezza cosa non di sinistra ma di civiltà. Basterebbe anche «libera Chiesa in libero Stato». Dove sono? Spariti tutti. I leader del centrosinistra latitano. Anzi, si confessano. Fassino rivela di essere credente. Bella cosa, siamo contenti per lui. Ma sono affari suoi e per giunta la confessione, nel programma di Barbara Palombelli, sembra più un gossip che una crisi spirituale. Per non essere da meno, come cantava Jannacci, anche Fausto Bertinotti si precipita a incontrare i frati e a parlare nelle interviste di (e magari con) Dio.


L’unica reazione all’avanzare della nuova controriforma è di Romano Prodi. Il pio, cattolicissimo Prodi, scavalcato a destra da comunisti e post comunisti, si limita appunto a dire mezza cosa civile sul tema delle coppie di fatto. Subito gli si crea il vuoto intorno e gli piove sul capo la scomunica mediatica. Prodi stesso, mollato in fretta dai compagnucci della parrocchietta del centrosinistra, s’affanna a precisare di non essere Zapatero. Grazie, lo sapevamo. L’Italia del resto non sarebbe mai in grado di sopportare uno Zapatero, neppure in Rifondazione. Ma che c’entra? La legge sulle coppie di fatto in Spagna l’aveva fatta Aznar e per noi quella sarebbe già una rivoluzione. Il nostro è l’unico Paese d’Europa dove le coppie di fatto sono discriminate. Tanto vero che solo l’11 per cento dei bambini nasce fuori dal matrimonio, contro il cinquanta per cento della Francia, il quaranta della Spagna. E per quale ragione solo in Italia un omosessuale non può assistere il suo compagno ricoverato in ospedale o nominarlo erede?


L’offensiva della Chiesa di Ruini è impressionante e fa leva sulla miseria di una classe dirigente allo sbando e sull’imbecillità imitativa dei neoconservatori all’amatriciana per ottenere il maggior incasso possibile. L’ultimo favore del berlusconismo moribondo alla Chiesa cattolica è l’esenzione dall’Ici, che verrà compensata con le tasse prelevate ai cittadini o sudditi laici dello Stato confessionale. Come se non bastasse la montagna di milioni che arriva ogni anno dall’otto per mille e serve al novanta per cento a pagare stipendi e palazzi, con tanti saluti alle missioni sbandierate negli spot. Certo, è una Chiesa disperata quella che rinuncia a parlare all’umanità e si concentra tutta nella difesa della frontiera interna, intervenendo ogni giorno nelle vicende italiane. Il declino della Chiesa cattolica e quello dell’Italia procedono così di pari passo e sono soltanto passi indietro.




Curzio Maltese è uno degli editorialisti preferiti. Questo suo pezzo è esemplare e in grassetto ho evidenziato le parti più rilevanti: come si può osservare c’è molto grassetto. E a proposito di Zapatero, il pezzo che segue è stato battuto dall’agenzia Sir, il 30 settembre, alle 17:33.



SPAGNA: VESCOVI PREOCCUPATI DELLA NUOVA LEGGE SULL'EDUCAZIONE. - I vescovi spagnoli hanno espresso “grande preoccupazione” per la bozza di Legge organica dell’educazione (Loe), perché ritengono che non tenga conto delle scelte dei genitori nell’educazione dei figli. “Si attribuisce alle Amministrazioni Pubbliche un potere tale che mira a far diventare lo Stato unico educatore”. Lo afferma una nota del Consiglio permanente della Conferenza episcopale spagnola, che ha chiuso ieri a Madrid la sua riunione. I vescovi sono contrari al progetto di legge perché “non rispetta la libertà di insegnamento” né la libertà dei genitori di scegliere la formazione religiosa e morale dei figli”. Chiedono quindi, per i genitori, “più capacità decisionale, più pluralismo educativo e più potere”. I vescovi ricordano che “l’80 per cento dei genitori sono favorevoli all’insegnamento della religione cattolica per i loro figli” e ritengono che “sia una materia fondamentale, offerta obbligatoriamente da tutti gli istituti e facoltativa per gli studenti”. I prelati si sono anche detti “preoccupati” per la nuova materia che l’attuale governo intende inserire, ossia “l’educazione alla cittadinanza”, perché potrebbe andare a discapito della “libertà ideologica e religiosa”. C’è inquietudine anche per la posizione degli insegnanti di religione: se la legge verrà approvata saranno “impiegati della Chiesa”, una realtà a cui
la Chiesa
si oppone perché ritiene che sia lo Stato a doverne sostenere i costi.
La Conferenza
episcopale spagnola è disponibile a dialogare con il governo su queste questioni, ma constata che “purtroppo non c’è stata risposta all’offerta reiterata di dialogo”.



 







 




 





 



 


giovedì 13 ottobre 2005

E vissero in Pacs

http://www.segnalidifumo.it/autori1.asp?cod=64


La pratica di predicare bene e razzolare male è tra le più diffuse ad ogni livello. Tuttavia se si può essere accondiscendi con amici, colleghi oppure conoscenti, limitandosi talora a blande osservazioni, non altrettanto può dirsi quando tale pratica è esercitata abitualmente da coloro che avrebbero maggiori responsabilità, in questo caso di governo. L’ipocrisia che contraddistingue certuni è perfino sconcertante, anche se ormai si dovrebbe essere vaccinati. Però questo virus muta in continuazione, sfugge ad ogni controllo e propaga i suoi effetti. Capita così che la polemica accesa sui Pacs (patti civili di solidarietà) riveli tutte le crepe che affiggono lor signori.


Osteggiati dai legaioli, dai residui (a destra) della Dc e da una parte dei forzaitalioti, oggetto di scomunica rovente da parte del facondo Ruini, perché ritenuti disgregatori della famiglia (quale?) e ritenuti troppo compromettenti dal pavido Rutelli che predilige una soluzione meno appariscente e decisamente riduttiva, i patti o almeno la sola prospettiva di introdurli in Italia, hanno suscitato riprovazione tra i parlamentari più reazionari, coloro i quali predicano bene, appunto e razzolano male.


“Prendiamo (come riferisce “l’Unità”, da cui ho preso l’articolo) il cattolicissimo presidente della Camera, Pierferdinando Casini che chiede «rispetto per il suo diritto di dire laicamente no», mentre convive obtorto collo: pendente la sua richiesta alla Sacra Rota di annullamento del matrimonio con Roberta Lubich (sposata dopo l’annullamento delle precedenti nozze di lei) da cui ha avuto due figlie adolescenti, è adesso legato all’imprenditrice Azzurra Caltagirone e padre della piccola Caterina.


Poi c’è il leader di Cl e “governatore” lombardo, Roberto Formigoni, che ritiene la posizione di Prodi sui Pacs «uno scivolone rivelatore di come l‘Unione non voglia difendere la cellula fondamentale della società: la famiglia». Ben detto, se non fosse che 6 anni fa finiva sulla copertina di Novella 2000 accanto alla fidanzata Emanuela Talenti in lacrime. Il Celeste e l’altissima indossatrice facevano coppia nelle occasioni sociali, trascorrevano le vacanze insieme ed erano dati per nubendi dai rotocalchi rosa: invece non fu così.


E che dire di Ferdinando Adornato, ex laico di sinistra convertito alla dottrina teo-con, il quale ha precisato alla Stampa, che lo inseriva fra gli «onorevoli conviventi», di essere «felicemente sposato da qualche anno». Negli scapigliati anni ’70, invece, quando «la coppia simbolo erano Simone de Beauvoir e Sartre», preferiva la convivenza (da cui è nato un figlio oggi ventenne) rievocata in un‘intervista a Maria Latella: «La coppia aperta che inferno».



La Lega
è paladina della famiglia tradizionale «impostata su riconosciuti valori e responsabilità» con qualche incongruenza. Passi il decennio di convivenza di Umberto Bossi, divorziato prima di impalmare Manuela Marrone in seconde nozze. Ma sarebbe interessante sapere cosa ne pensa Ruini del matrimonio celtico, con druido e altare a Odino e giuramento «sul fuoco che mi purifica», celebrato nel 1998 da Roberto Calderoli (oggi - che sollievo - regolarmente coniugato davanti a Dio). Calderoli che aborre le coppie di fatto in quanto «atto contro natura e primo passo verso la dissoluzione di una società fondata sui valori» e non pensava che «per un pugno di voti il centrosinistra potesse cadere così in basso», 7 anni fa scambiava i braccialetti (mica gli anelli) con la poetessa Sabina Negri in abito celtico di Gattinoni color Padania in autunno, nella villa del calciatore Vialli: un simpatico rito pagano officiato da Formentini


Nel ‘98 sempre con rito celtico, Roberto Castelli, divorziato con un figlio, sposava a Pontida la giovane attivista Sara Fumagalli: nozze “regolarizzate” in comune quest ‘anno. Dall’esilio dorato di Bruxelles riemerge Franco Frattini per ritenere «non necessaria» l’introduzione dei Pacs in Italia: «La mia opinione come cittadino è che non ce n‘è assolutamente bisogno, tenderei a escluderli.
La Costituzione
va bene così, la legge è una buona legge». Frattini separato con una figlia, già fidanzato con un paio di teleconduttrici, è stato goliardicamente salutato da Berlusconi a Gubbio: «Attente ragazze, so che Franco è tornato single...”.


La nivea attrice Elisabetta Gardini, divorziata con un figlio, convive da anni con un regista, ma come portavoce azzurra ammonisce: «Con Prodi l’Italia imboccherebbe la deriva zapaterista anche sulle questioni eticamente sensibili».


Dal sacrificio della convivenza non si è salvato neppure Silvio Berlusconi. Ottenuto il divorzio dalla prima moglie, Carla Dall’Oglio, ha sposato l’attrice Veronica Lario dopo 6 anni di convivenza. Dei tre figli avuti con lei, la primogenita Barbara è nata prima del matrimonio.


E dalla memoria storica rispunta il caso del Dc Alberto Michelini, strenuo custode della famiglia e caro all’Opus Dei. Il futuro deputato forzista visse un breve momento di imbarazzo quando, nel 1989, vennero resi inopinatamente noti i verbali dell’annullamento delle sue prime nozze, «L‘uomo deve essere libero e non legarsi mai con alcun vincolo» confessava allora ai giudici della Sacra Rota (poi si risposò). Sua madre testimoniava: «Nostro figlio diceva sempre che non avrebbe mai sopportato una donna vicino per tutta la vita. Per questo con mio marito maturammo la convinzione che sposandosi faceva una buffonata». A diffondere i verbali fu un consigliere comunale missino, Tommaso Manzo, che così si giustificò: «Niente di personale, anche altri candidati Dc sono divorziati e risposati. Ma almeno non poggiano il proprio programma sulla difesa del matrimonio e della famiglia»”.


Certamente anche tra i parlamentari dell’opposizione ci saranno conviventi, separati e divorziati, ma poiché non salgono sul pulpito a fare prediche, additando i peccatori al pubblico ludibrio, non possono essere presi in considerazione.


mercoledì 12 ottobre 2005

Scene da un matrimonio


Avevo già pronto un nuovo post, quando mi è stato segnalato questo commento di Daniele Luttazzi, un altro esiliato eccellente dall’editto di Sofia e bandito per sempre (temo di sì) dalla televisione nazionale. Così, proseguendo nella piccola opera di tutela della salute mentale e di altra informazione, lo rilancio immediatamente. E, questo è il bello, lo condivido pure. Non senza aver però aggiunto che, quello del sistema elettorale, non mi pare davvero il problema più importante da affrontare. 



”Ieri (domenica n.d.a.) Prodi in piazza del Popolo ha commesso un grave errore, definendo il proporzionale di Berlusconi uno “scippo della sovranità espressa dagli italiani col referendum sul maggioritario”. Il primo scippo di quella sovranità si ebbe quando tutti i partiti, all'indomani del referendum che sanciva la preferenza per il maggioritario assoluto, concordarono di aggiungerci una quota proporzionale, per i propri bisogni. Lì vennero poste le basi per qualunque scippo successivo; e si persero i titoli morali per denunciarlo. La menzogna di tutti, all'epoca, fu nell'indicare il maggioritario come indispensabile per un sistema bipolare, mentre la quasi totalità dei Paesi europei occidentali è proporzionale e bipolare. Oggi, la truffa arcoriana consiste nel proporre sia lo sbarramento che il premio di maggioranza, e non (questo l'errore di Prodi ) nel ritorno al proporzionale in sé, che resta (lo scrivevo su Micromega nel settembre 2003, come se volesse dire qualcosa) il sistema più adatto all'Italia. (Si può dire tutto dei padri della repubblica, ma non che fossero intontiti dal Soccer Pro-evolution 4 della Playstation 2.) (E' una droga. Attento, Lapo!). Nella prima repubblica si ironizzava sulla precarietà dei governi favorita dal proporzionale; non si vedeva che proprio quella precarietà permetteva alla politica di monitorare meglio i mutamenti della nostra società; e si voleva nascondere il fatto che un proporzionale con sbarramento è un sistema solidissimo. Il maggioritario ( sulla cui scelta influì il disgusto per le ruberie di Tangentopoli, di cui il maggioritario secco venne presentato come panacea, Pannella in testa, senza che nessuno, a parte il prof. Sartori, spiegasse agli italiani che il maggioritario migliore è quello a doppio turno, dato che quello secco favorisce il ricatto dei partitini ) il maggioritario, dicevo, ha permesso a Berlusconi di starsene a far danni fino alla fine della legislatura, quando col proporzionale sarebbe saltato subito dopo i fattacci di Genova. Il maggioritario, non dimentichiamolo, è un'idea di Gelli per favorire in Italia l'avvento di un Peron. Che infatti è arrivato. Visto come funziona? Quale prova migliore che la stabilità non è sinonimo di efficienza e moralità? Un Prodi più sincero avrebbe dovuto dire dal palco: “Siamo contro il proporzionale, perché col proporzionale la coalizione di centro-sinistra, messa faticosamente insieme in questi 5 anni di tribolazioni, va a farsi friggere, e io dovrei farmi una lista mia, e non c'è più il tempo per fare nuovi accordi, e si rende evidente l'inutilità delle primarie”. Infatti le primarie cosa sono, se non un proporzionale fai da te per saziare la fame di protagonismo dei vari leader del centro-sinistra? L'immagine dei capi dell'Unione, ieri, tutti sul palco di piazza del Popolo, era una nervosa confessione di dilettantismo mediatico e di future rese dei conti. “Guarda quanti ce ne vogliono per fare un Berlusconi”, ti diceva quell'immagine. Con Di Pietro e Bertinotti che facevano capolino ai lati, come i parenti poveri nelle foto di matrimonio”.

 



 

sabato 8 ottobre 2005

Cuore e batticuore


E il cuore riprese a battere. Una mia amica l’aveva predetto.


Esco dall’ufficio più tardi del solito, ma non si tratta di straordinari, devo solo recuperare le ore mancanti. Per fortuna ha smesso di piovere, una nuvola di passaggio diretta altrove che ha però perduto buona parte del suo carico. Breve e intenso acquazzone. Temevo di inzupparmi e invece mi va bene.


Non prendo l’uscita secondaria, per guadagnare tempo; mi dirigo invece verso l’ingresso principale. E questa volta, prima di adoperare irrevocabilmente il mio budge, lancio una previdente occhiata verso la minuscola stanza del centralino. L. è lì, di turno. Noto che mi guarda anche lei, così mi avvicino, si alza dalla sedia e mi viene incontro.


Preliminari.


Mi fa piacere rivederla, glielo comunico apertamente. Si barattano saluti e lei è ancora più vicina. Pericolosamente sorridente. Tutto sembra sorridere in lei. Manifesta gioia, credo, oso credere. Osservo il suo viso paffutello, sembra una bambolina, perché non è molto alta, ma decisamente proporzionata. Indossa un paio di jeans, di quelli a vita bassa, odio e amore delle adolescenti (e oltre). La sua fascia anagrafica è (poco) più alta. Ma non guardo altro. Confuso.


Mi accingo a congedarmi e il fatto accade molto spontaneamente. La vista quasi si annebbia, il cuore esulta, prende l’ascensore per la gola. Quasi non ricordavo più un’analoga sensazione. Le vado accanto e la bacio sulle guance. Come fosse da una vita che ci conosciamo, mentre di lei, a parte il nome, so che è sposata, ignoro in che rapporti sia con il compagno e mamma, certo dolce, di un bimbo di pochissimi anni. Di me L. conosce ancora meno. Eppure sboccia quel saluto, quel doppio bacio sulle tondeggianti gote. Ma ancora non mi allontano. Qualcosa da aggiungere è, come minimo, indispensabile, per non enfatizzare quel gesto. Eppure non so che cosa dire.


Un tumulto di sentimenti: le persone in transito, il telefono che potrebbe squillare da un momento all’altro, i colleghi in ingresso nella stanza, visitatori esterni. Penso. Mentre ascolto il cuore che, come non mi capitava da tempo, sta battendo, anche forte. E mi blocca. Mi butto sul tempo, viro poi su argomenti più consistenti. La interesso, perchè mi ascolta attenta. E’ singolare, per uno che raramente si trova in imbarazzo con persone sconosciute, soprattutto di sesso femminile, non riuscire a trovare le parole per imprimere alla conversazione un tono apparentemente disincantato.


Eppure avevo molto discusso, fino a poche ore prima, con colleghe, sebbene di scarsa frequentazione in ditta, perché il nocciolo duro della questione rimane sempre lo stesso. Alcune anche carine, intriganti, ma il cuore stamattina era ancora silente.


Lo squillo del telefono spezza l’incantesimo. Mi rammarico e anche L. condivide, così aggiungo che dovremmo rivederci fuori, senza telefoni e scadenze pressanti. Resterà al lavoro, mi fa sapere (ci teneva ad informarmi?) fino al 24 ottobre (ha un contratto a termine). Ho poco tempo, dunque. Hai poco tempo, forse mi suggerisce, come mi piace immaginare.


Le metto una mano dietro la nuca, sopra il caschetto di morbidi capelli castano chiari e, se non ci fosse il viavai di persone, un altro bacio ci starebbe bene come saluto e augurio per il fine settimana. Lei continua a sorridere, ma infine deve sollevare la cornetta. Io stesso la incoraggio per non correre rischi.


Adesso una cara amica (e forse non solo lei) mi bacchetterà se sostengo che devo assolutamente far prevalere la razionalità sui sentimenti, eppure non si tratta soltanto di evitare precoci scottature, un’autodifesa necessaria, quanto di un frammento, Si tratta di un minuscolo frammento di un incontro, un altro pezzetto che, analogamente alla breve vacanza trascorsa con E.,  va a ricomporre il quadro sentimentale disastrato,


Sì, sono pronto, come profetizzato dalla mia amica, sono pronto a provare nuove emozioni, senza il rammarico di quanto perduto. E c’è stato quell’istante, un flash che annulla l’ambiente circostante, blocca il tempo per un infinitesimo di secondo e inebria con sensazioni magiche. Quella percezione mi ha fatto capire che, se ci fossimo incrociati per strada, scambiato i saluti, dialogato, quei due baci sulle guance avrebbero poi potuto cambiare destinazione. Con molta naturalezza. Forse. 


martedì 4 ottobre 2005

Gli antennati





“
La Rai
rialza la testa nella “guerra” degli ascolti? I pubblicitari sono costretti a rivedere i loro investimenti in funzione dell’inatteso exploit delle prime serate di Rai Uno? Niente paura, il fiuto per gli affari (suoi) della famiglia Berlusconi ha
escogitato l’ennesimo stratagemma per trasformare l’elettrodomestico più amato dagli italiani in un gigantesco (e discutibile) affare...


Circa due anni fa il governo varava un contributo di 70 euro, per incentivare l’acquisito dei nuovi decoder del digitale terrestre. Mentre l’ex ministro Gasparri se ne andava in giro per il paese decantando le virtù della nuova tecnologia, sponsorizzata da Palazzo Chigi, che nel Paese (quello reale) si vedeva poco o nulla, molti dei decoder immessi frettolosamente sul mercato sono inadatti ai programmi pay per view, ad esempio al calcio a pagamento di Mediaset. Un clamoroso autogol, cui Silvio e Paolo Berlusconi hanno deciso di rimediare. A modo loro.


La finanziaria di proprietà di Paolo Berlusconi,
la Pbf Srl
, operativa nel mercato dell’elettronica di consumo
attraverso
la Solari.com
srl, importa e distribuisce in Italia i prodotti Amstrad
(società internazionale con sede a Londra), tra cui in particolare anche decoder digitale terrestre del tipo Mhp, cioè quelli sovvenzionati con i 70 euro di sussidio previsti dalla Finanziaria. Nel giro di sei mesi, da gennaio a luglio 2005, l’Amstrad è diventata la sesta azienda su 22 per quote di mercato nella vendita di decoder dtt e il fatturato della Solari.com è improvvisamente raddoppiato (141 milioni di euro). Quasi inutile sottolineare qualche altra piccola “coincidenza”: la società ha iniziato a commercializzare decoder per la nuova tecnologia a gennaio, lo stesso mese in cui è stato lanciato il servizio di pay per view Mediaset Premium; i decoder dtt Amstrad vengono venduti in “bundle” (cioè in un unico pacchetto) con una smart card ricaricabile Mediaset Premium; il tutto, natura!mente, attraverso le televendite Mediashopping (marchio del gruppo di Cologno) in onda sui canali Mediaset e sul web.
Amstrad, al pari degli altri produttori e distributori di decoder del digitale terrestre, beneficia dei sussidi in via indiretta (l’incentivo è di fatto una promozione del bene, il cui costo viene ridotto da uno sconto sul prezzo di listino), mentre Mediashopping ne beneficia in via diretta, ottenendo il rimborso dei sussidi come esercizio commerciale.


Un‘ultima piccola curiosità: uno dei principali motivi del successo dei Berlusconi-decoder è il prezzo, particolarmente basso. I ricevitori col marchio Amstrad vengono infatti interamente assemblati in Cina e immessi sul mercato italiano ad un prezzo inavvicinabile per gli altri competitor. Un affare. Vallo a spiegare al “nuovo” ministro dell’Economa Tremonti che, sul finire del suo primo incarico, si chiedeva: «Come puoi competere coi cinesi se tu hai la legge 626 e loro inquinano? Se hai l’articolo 18 e loro no?». Adesso è più chiaro: basta farli lavorare per te a casa loro. Magari con un contributo di 70 euro nato da un’idea di tuo fratello”.




Interessante questo pezzo pubblicato da “l’Unità” il 26 settembre 2005, esemplare per la descrizione della diabolica abilità e spregiudicatezza dei protagonisti, per il totale disprezzo di regole che vengono plasmate su misura, attraverso l’operare indefesso (a danno di noi fessi) degli yesman pronti all’uso, di uno sfruttamento intollerabile delle istituzioni, del Parlamento, operato dalla solita compagnia di giro che ha reso molto più povero il Paese, che è lo stesso che abitiamo noi e che stanno saccheggiando, mentre ha arricchito in maniera immorale e disgustosa l’ometto tessera P2 n°1816.


Questa notizia, inutile dirlo, non ha trovato l’eco che credo meritasse. Se non altro come approfondimento, poiché il digitale terrestre coinvolge trasversalmente, come si usa, dire, i cittadini o i consumatori che dir si voglia, molti dei quali, invece, tra informazione addomesticata, “isole”, “talpe”, “amici”, “pacchi” e “calcio come se piovesse”, insomma il panem et circenses che viene largamente distribuito, si ritengono soddisfatti. E lobotomizzati. D’altra parte, per il becero qualunquismo che alligna: “Franza o Spagna purché se magna”.