giovedì 14 aprile 2005

Un libro per amico


Gestire una libreria equivale a vivere su un‘isola meravigliosa, circondati da amici fedeli, immersi in un profumo di carta stampata che non è come quello dei quotidiani, ma produce un aroma raffinato come a voler rimarcare la cesura esistente tra i diversi modi di informazione. Destinato alla conservazione il primo, più volatile il secondo: necessari entrambi. Chi lavora con i libri deve poi essere una persona dotata di sensibilità, tatto, attenzione, senza dubbio vitale e positiva. Da invidiare, ma soprattutto apprezzare.


Ho un rapporto molto fisico con i libri (quelli che ho a casa) una miscela di gelosia e possessività, come si trattasse della donna amata. Mi piace contemplarli, accarezzarli, sfogliarli, annusarli, pregustare il piacere che proverò successivamente. Anche la loro manipolazione avviene con la massima accortezza. Si tratta dei miei libri, quelli che non avranno mai un contatto col mondo esterno, perciò le attenzioni sono accurate, persino maniacali. E anche “lei”, la prima volta che entrammo in una libreria, non mancò di notare  come li prendessi e maneggiassi con cura, quasi sfiorandoli. Uno dei tanti apprezzamenti dell’epoca. Gocce di memoria.


Leggendo faccio attenzione a non rovinarli più del dovuto, piegandoli inutilmente. Sono assenti le sottolineature (in quelli di narrativa), aborro le “orecchie”. Quella pagina piegata nell’angolo alto, a mo’ di segnalibro, mi appare come una profanazione. Quando è presente, devo per forza togliere la sovracoperta, perché mi darebbe fastidio sbirciare inavvertitamente, anche solo per un attimo, la quarta di copertina. Mi concedo la trasgressione solo per quanto riguarda la biografia dell’autore. Evito come la peste la lettura dei titoletti dei capitoli, se sono indicati. Tutto deve risultare intatto, da “prima volta” insomma.


I volumi di saggistica, invece, prevedono un approccio meno rigido, fermo restando il fatto della loro reclusione casalinga. Mi concedo, però, qualche annotazione e una lettura meno ossessionata dai tempi, più rilassante, nel senso che non essendoci una trama, un racconto si possono assimilare i concetti, evidenziare gli spunti, cogliere collegamenti e trovare anche stimoli per ampliare ed integrare la conoscenza su un determinato argomento.


Poi ci sono i libri “esterni” quelli che prendo in prestito dalla biblioteca comunale e che mi accompagnano in autobus, in treno, in vacanza, fuori casa insomma. Capita però, sempre più spesso, che il prestito si tramuti poi in acquisto, perché quel libro mi è piaciuto e desidero conservarlo nella personale biblioteca, immaginando un’improbabile, seconda rilettura, visto che sono ancora numerosi i volumi intonsi.


Eppure l’ultimo rifornimento è avvenuto in Rete, su Bol, un modo freddo,  giustificato soltanto da uno stato di necessità. Alla Feltrinelli non disponevano del romanzo: “La sposa”  di Giorgio Montefoschi, a me invece serviva in tempi brevi e così mi sono piegato alla tecnologia. Appare del tutto ovvia, a questo punto, anche la mia avversione al prestito di libri. La prima e ultima volta che l’ho fatto, mi sono visto restituire pagine sottolineate, tracce di angoli piegati, annotazioni non richieste. Così maltrattato non era più il mio libro. Si trattava de: “L’arte di amare” di Fromm, forse già un segno del destino.

 





 





 





 




12 commenti:

  1. Ciao Frank

    per me il libro è stato sempre il luogo dei miei sogni, dei miei viaggi, della mia libertà.

    L'incontro con pensieri simili ai miei ed anche diversi, per questo ho sempre cercato di condividere la lettura.

    Come per te..anche il mio è un amore tattile, olfattivo...ancora prima di immergermi nella lettura...però ho sempre prestato i miei libri, regalati...quando regalo un mio libro è come se regalassi una parte di me.

    Quando me li regalano, pretendo che mi si dedichino...il libro è qualcosa di vivo e non posso immaginarlo solo e triste su uno scaffale a raccoglier polvere...voglio che viaggino, come se fossero dei figli che prendono il volo.

    conosci il bookcrossing? Io l'ho fatto un paio di volte e mi piace immaginare che abbiano fatto scoprire qualcosa di nuovo a qualcuno...

    Mi piace quello che hai scritto...

    un sorriso

    Maria

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  2. Blue__Angelaprile 15, 2005

    Ciao Frank,passo come una scheggia per farti un salutino ed augurarti la buonanotte.In questi giorni mi sono immersa nello studio ed il risultato è che mi sento decisamente meglio.A furia di macinare pagine di filosofia,però,il mio cervello sta scoppiando ;)

    Un abbraccio,sogni d'oro

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  3. ... e che ho letto tantissimo tempo fa.



    Bello sentire questo amore delicato, quasi un'adorazione. E si vede da come scrivi.



    L'altro ieri, mentre leggevo un libro, è colata la cera della candela su alcune pagine (era saltata la corrente). Immagino se fosse successo a te... *_______^

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  4. Fratello, passo a razzo (ehm..) per un saluto, e per apprezzare inevitabilmente quello che scrivi a proposito dei libri, una forma che superficialmente potrebbe essere definita come possessività, ma nelmio spirito significa, più o meno, come se qualcuno aprisse un mio cassetto e si mettesse a leggere i miei ricordi più intimi a tavola il giorno di natale davanti a commensali brilli.

    Abbracci.

    m.

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  5. Ciao Frank,

    passavo di qui per caso e mi ha colpito leggere questo post sui libri per una curiosa coincidenza : proprio ieri sera parlavo con una persona del suo progetto di aprire una libreria, e ci siamo trovati a dire molte delle cose che tanto bene hai saputo scrivere qui.

    Condivido l'amore che hai per il libro, sia come oggetto che come veicolo di conoscenza, emozioni e sensazioni, anche io non amo strapazzarli e spiegazzarli, non amo scriverci ( tranne quelli che uso per lo studio, e anzi in quel caso risfogliandoli ripercorro ogni volta il cammino e la fatica fatta), non leggo mai i risvolti di copertina....

    Una definizione che mi è piaciuta molto, l'ho letta da poco ma non mi ricordo di chi sia, è quella per cui è esaltante incontrare in un libro sentimenti di cui non siamo stati capaci, pensieri che non ci sono mai appartenuti: è questo il senso di qualsiasi avventura della conoscenza.

    Un saluto

    Robynia

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  6. MARIA, “una volta un amico mi ha chiesto: ho risposto”. E’ questa la dedica, posta da una deliziosa amica, su un libro che mi ha regalato l’anno scorso per il mio compleanno. Mi sembra bello riportarla qui, all’inizio dei commenti, come simbolo di un comune sentire. E si integra bene con quella parte di te che accompagna i libri che regali.

    Le tue parole trasmettono bene l’amore che provi per l’oggetto libro e per la lettura di conseguenza. Anche se, a ben guardare, definire il libro un oggetto è temerario. Attraverso ciò che scrivi esso si antropomorfizza e diventa parte integrante del proprio credo umano e culturale.

    Conosco il bookcrossing, non l’ho mai praticato, credo che sia una formula interessante per far entrare in contatto idee, ricchezze, condividerle e confrontarle. In fondo, anche ciascun blog assolve ad un compito analogo, vale a dire quello di creare nuovi rapporti e nuovi contatti. E quando si riesce a comunicare tanti muri, ineluttabilmente, cominciano a crollare. Forse è anche per questo che, la lettura e la cultura in generale, sono sempre state avversate dal fascismo e dalla destra tout court. Così come uno schiavo nero alfabetizzato rappresentava una minaccia.

    Il tuo commento denuncia chiaramente l’intelligenza e la sensibilità che ti animano: fanne sempre l’uso migliore.

    Anche a me è piaciuto ciò che hai scritto e sono lusingato che abbia scelto questo blog per accrescerne il livello, come già fanno tutti coloro che intervengono.

    Sorriso ricambiato



    BLUE_ANGEL, i tuoi saluti, seppure veloci, costituiscono un salutare viatico per affrontare la giornata, oppure ciò che resta. Segnalando, poi, il tuo stato d’animo al positivo, aumentano la speranza. Questo mi fa molto piacere. Dovremo fare un lungo discorso... a cervelli meno scoppiati :-))))))

    Un caro abbraccio



    STUFA, il solo pensarci mi mette i brividi. Sebbene abbia sempre evitato di leggere a lume di candela, pur essendo suggestivo.

    Quel libro, poi, dovrei proprio riprenderlo in mano, perché letto (anch’io) molto tempo fa, quando lo stato d’animo era ben diverso. Sarei curioso di confrontare la differenza adesso.

    Una tentazione sottotraccia, invece, è quella di mettere mano alla notevole mole di materiale che conservo della storia frantumata, per vedere cosa è possibile distillare.

    Ma i tempi sono decisamente prematuri. Però, se dovesse accadere, la dedica sarebbe già pronta: un collettivo grazie a voi per ciò che scrivete.



    FEAU, come sempre ricca di stimoli propositivi. Guarda caso proprio ieri sera, in una fugace visita ad un blog che mi è caro, ho letto una citazione riferita al romanzo che hai appena iniziato. Ma era così intensa e ricca di contenuti che sarebbe stato necessario soffermarmi e non potevo.

    Non ho ancora letto nulla di Coelho, anche se senza dubbio ho qualcosa di suo. Pure il mio Zahir ha avuto un nome ed era l’unica cosa che riuscisse ad occupare il mio pensiero.

    Dovrò tornare in libreria, perché certi consigli vanno seguiti.



    FRATELLO, una metafora azzeccata la tua, come sempre. E neppure offuscata dal... fumo. Ti ringrazio per l’apprezzamento.

    Abbraccio stretto da fare... scintille :-)))))))))





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  7. ROBYNIA, benvenuta.

    Ti ringrazio per l’apprezzamento. Mi fa piacere rilevare come l’amore per il libro sia così diffuso, anche se in verità conoscendo un pochino le caratteristiche di chi frequenta il mio blog sapevo di toccare le giuste corde emotive. Direi che la formula di aggregazione sarà anche affidata al caso, però capita sempre più frequentemente questa convergenza, nei luoghi del virtuale, di persone reali. E’ l’aspetto più esaltante di un blog, fare cioè da tramite fra sconosciuti che poi si ritrovano e verificano gusti, sensibilità, potenzialità, dialogano. Si arricchiscono. E il tuo intervento si inserisce proprio in questo filone aurifero.

    Credo che aprire una libreria sia un’avventura esaltante, anche se assai rischiosa, ma se la volontà è ferma va stimolata e perseguita. Fa’ gli auguri a questa persona.

    Preziosa, poi, la definizione che riporti per una sete di conoscenza che non deve mai cessare, assieme alla curiosità. Per non invecchiare e incartapecorirsi. Iniziando lentamente a morire dentro.

    Torna quando vuoi.

    Un saluto

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  8. I libri...i miei, amati, detestati, rispettati o abbandonati dopo poche, pochissime pagine.

    Ne ho tanti, qualcuno (ottuso superficiale) direbbe troppi.

    Scaffali su scaffali, una libreria immensa che occupa tutta la lunghezza del corridoi (che non è breve) di casa mia; e poi altri su mensole, tavoli e tavolini, alcuni, mi vergogno a dirlo, stanno bellamente sul pavimento.

    La cosa grave è che in camera da letto ce ne sono sempre almeno tre, dipende dall'umore della serata quale mi accompagnerà prima del sonno.

    Al momento mi sto divertendo con Camilleri, ridacchio della lingua siciliana che capisco poco ma che mi trasmette il sorriso; mi adombro sul russo "la moglie del disertore" scovato in un mercatino di libri usati; torno bambina con "le fiabe celtiche".

    Il dramma è che proprio sotto lo studio dove lavoro c'è una libreria e mi tocca passarci davanti tutti i giorni, è una tortura non poter entrare e fare "man bassa" di tutto...ehm...quasi tutto, l'Emilio Fede di Natale mi provocava l'orticaria!

    Un abbraccio da micionero che conclude con una visita la sua giornata di lavoro.

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  9. Naturalmente anch io ho una specie di affezione morbosa per i miei libri ..che invece hanno sottolineature e anche fogli e foglietti al loro interno ..che avevo usato come segnalibro mentre li leggevo cosi scopro bglietti dell autobus a cinquanta lire e fiori secchi ormai irriconoscibili...buon we !

    mardou

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  10. Un'urgenza mi spinge ad acquistarli. Una forma di rispetto me li fa catalogare e segnare col "mio" ex-libris, regalo di un'amica per la laurea (gesù...secoli fa...), però i più amati sono sottolineatissimi, con matite colorate. La sottolineatura grigia è generica, quella blu elettrico ha un senso, quella rosa intenso un'altra. Un codice che mi piace ritrovare di volta in volta.



    Ciao Frank. Buona settimana.



    Simo

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  11. Dall'ufficio e in tutta fretta, in forma anonima (per settaggi modificati) posso solo salutare MICIONERO, ringraziare per l'auspicio MARDOU e ricambiare l'augurio, nonché la speranza di buona settimana a SIMO.

    In dettaglio, aggiungerò alcune annotazioni ai sempre interessanti commenti, successivamente.

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  12. MICIONERO, una visione da sogno quella “libreria immensa” nel corridoio di casa tua (che bello) e poi gli altri aspetti correlati. Non solo, ma pure la libreria sotto casa (comprendo il dramma ed il tormento con quella tentazione così sfrontata): un assedio piacevole. Non considero, naturalmente, le pagine scritte dai tanti emiliofede o brunovespa spacciate per libri.

    Annotazioni a seguire.

    Volumi anche per terra, non dovrebbero ma mi sembra inevitabile.

    Non ricordo di aver lasciato libri a metà o dopo poche pagine, abbandonati in un angolo, perché c’è sempre la speranza di un lampo di genio e allora si prosegue avvinti. Ma alla base c’è una scelta guidata dall’istinto e, in genere, resto sempre soddisfatto. Di Camilleri ho letto qualcosa, ma qui ho desistito, perché quel dialetto poco comprensibile alla lunga è irritante. Ci ha pensato Zingaretti (ammirato recentemente in “Cefalonia”) a rendere vivo e piacevole il commissario Montalbano.

    Sto leggendo, in contemporanea, “Il Codice da Vinci” (avvincente e molto avanti) e “Color sangue” in autobus, un romanzo non impegnativo. Ho iniziato almeno tre volte: “Il nido dei calabroni” della Cornwell, ma arriverà il momento buono. Troppo lungo l’elenco di quelli in attesa e a guidarmi, analogamente a quanto succede a te, sarà l’umore.

    Infine gli ottusi vanno solo compatiti, perché i libri non sono mai troppi. Ma quanti sono? Perché io, che ne ho sicuramente meno di te, devo ancora classificarli.

    Grazie per la preziosa (e invidiata) testimonianza.

    Un abbraccio e buona settimana.



    MARDOU, certo quelle testimonianze che si ritrovano, poi, tra le pagine hanno il merito di rinnovare ricordi e offrire una visone ampia del percorso compiuto. Libri “vissuti” e forse, proprio per questo motivo, così morbosamente tutelati. Non avevo dubbi su ciò e mi fa piacere. E’ sempre amore.



    SIMO, mi piace il tuo codice (il codice Simo, va bene?) così vistoso e personale, tale da sintetizzare in pochi tratti anni di vita. Esagerata sulla laurea... conseguita all’era dei dinosauri :-)))) ma rende l’idea del distacco temporale che misura l’esistenza. Non sono gli anni che pesano.

    Hai adoperato due termini assai efficaci: urgenza e rispetto. E se il primo si può cucire sulla persona, il secondo è l’atteggiamento che guida anche me nella fruizione libraria.

    Sono state scritte qui espressioni molto intense, quasi dichiarazioni di amore, nei confronti dei libri. Non potevi mancare tu. Grazie per il sempre prezioso contributo. Ciao Simo e buona settimana anche a te, se possibile.



    FEAU, possiedi la caratteristica di innovare continuamente. Grazie e ricambio l’augurio.







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