venerdì 13 aprile 2007

Non è Francesco


Il curioso di Assisi è che manca proprio lui: Francesco. Certo ci sono il ristorante-bar dedicato al santo, l’hotel dedicato al santo, la via dedicata al santo, una qualche pizzeria o gelateria dedicata al santo, la piazza dedicata al santo, ma non ci sono sue tracce, quelle del fondatore dell’Ordine mendicante, il predicatore della povertà e della meditazione, colui che rinunciò agli agi e alle ricchezze derivanti dallo status familiare di una borghesia tra le più in vista della cittadina umbra. Invece ci sono, sfolgoranti, tutti i segnali dello sfruttamento commerciale intensivo del suo nome. Segnali non solo sfolgoranti, ma pure molto fastidiosi.


Ma cosa possono avere in comune con lui quelle mandrie che si trascinano da un punto all’altro del piazzale di fronte alla basilica, un fiume di folla che si urta, si mescola, entra da un ingresso ed esce dalla parte opposta continuando la transumanza pochi metri più sopra. Coppie giovani, coppie scoppiate, famiglie con uno, due, tre bambini, le immancabili carrozzine con bebè urlanti, i solitari, i gruppetti e i grupponi tutti sospinti da un’assurda bulimia consumistica: prima con gli occhi, poi con la conquista delle postazioni migliori, arrancando lungo le salite e sparpagliandosi nei punti pianeggianti, invadendo vicoli e seguendo l’improbabile filo rosso della devozione.


L’assalto agli autobus navetta che inizia alla stazione ferroviaria e si ripete per il tragitto di ritorno, oppure per la vicina destinazione di S. Maria degli Angeli con l’autista che arriva, urla il luogo di approdo e il blob umano si avventa sulle portiere che stanno aprendosi, poi guadagna credito la voce che la direzione è quella opposta e allora la mandria perde pezzi e si ricostituisce più grossa di prima (è un mistero divino) sul marciapiede in attesa del mezzo successivo.


Basilica inferiore o superiore? Si propende per la prima e il blob umano è un muro più impenetrabile di quello di Gerusalemme. Curiosamente sono stati abilitati, all’interno della chiesa, due spazi: quello riservato a chi dovrebbe partecipare alla funzione religiosa e l’altro, comprensibilmente più ristretto, per gli osservatori, mentre i guardiani del tempio si affannano a chiedere il silenzio, quando un pargolo piange.  Ma come si fa a discernere un lamento in quel mugolare indistinto? Si attende la fine della messa per poter ammirare Giotto, Cimabue, Simone Martini, ma basta alzare gli occhi e la volta annichilisce per la sua magnificenza. Veramente tutto è straordinariamente impregnato di bello, ma potersi concentrare è impossibile.


Meglio uscire e tentare la fortuna nella basilica superiore, ma anche qui è peggio che andar in una notte buia e tempestosa. Il blob umano occupa ogni interstizio, ogni fessura e quando poi si prospetta la possibilità di avvicinarsi all’altare maggiore, perchè gli spazi sembrano aperti, ecco che si viene respinti con perdite, perchè un’altra messa seguirà quella appena conclusa. E allora via dalla pazza folla, all’aperto, sotto il caldo sole. Via dalla pazza folla? Se lo pensi sei un pazzo! All’esterno si accalcano coloro che vorrebbero entrare e quelli che sono appena usciti, ma restano incerti. Il blob umano è indecoroso nella sua prorompenza.


Nella chiesa di Santa Chiara c’è una guardiana occhiuta, puntigliosa e parca di parole: “silenzio”, “no foto”. Le ripete come un mantra e mentre la fila si snoda verso l’interno della navata s’ode una voce flautata, di monaco in contemplazione, anche lui dotato di vocabolario light: “no foto”, “silenzio”. Dapprima ci si guarda attorno, poi matura il convincimento che si tratti di voce virtuale, di un ripetitore automatico. L’importante però è la funzione deterrente: le fotografie non si scattano, ma si comperano.


L’arrampicata verso il culmine, che è poi la piazza principale, assomiglia ad un moderno calvario: tante le cadute, ma di stile. C’è chi sale, ma anche chi scende senza distinzione, oscenamente bar e pizzerie ostentano spudorati cartelli con il menu del giorno. Quasi si va a sbattere in negozietti di paccottiglia varia.  Penso che santo Francesco avrebbe molto da eccepire, magari sconfesserebbe la sua terra natale. Quale attinenza può avere con la bottega che espone t-shirt dalle scritte idiote, autentico attentato all’intelligenza: dall’avviso che “Dalla” non è il cognome del cantante, all’elenco delle innumerevoli cose che “lui” deve fare per compiacere “lei”, per terminare con le date da ricordare (comprese quelle delle mestruazioni), però sempre con il rischio che poi la donna così blandita se ne vada con il primo che capita. Invece l’uomo, quello vero, è di poche pretese: due al massimo.

6 commenti:

  1. Ciao, sono stato anch'io ad Assisi molto tempo fa, quand'ero adolescente insieme al mio gruppo giovani della parrocchia. Forse facevo parte anch'io di quella orda di turisti che si aggiravano come zombi per le vie e i negozietti della città.

    La nostra catechista è sempre stata attenta alla forma "spirituale" di Assisi e del suo santo, quindi non penso che il mio gruppo abbia fatto grossi "danni" come i semplici turisti, perchè l'intento era di cercare di vedere Assisi e Francesco con gli occhi semplici e candidi che essi richiedono.



    Le orme di San Francesco? Forse sotto i nostri piedi stanchi della sera, quando, finito di lavorare ci fermiamo per un po' di riposo. Forse nei calli delle nostre mani, quando sono stanche nell'aver donato tutto il giorno il nostro cuore. Forse nei nostri occhi, meravigliati di vedere Cristo Risorto in ogni creatura grande e piccola di Dio. Sicuramente nel nostro cuore, quando lo sentiremo battere ed emozionarsi tanto per i nonnulla quanto per l'amore verso il nostro prossimo.



    Ciao!

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  2. PortamiViaaprile 14, 2007

    Ho avuto il grande privilegio di vivere Assisi in un periodo di tranquillità insieme ad un piccolo gruppo della mia parrocchia di Rende che si era riunito con ragazzi da Napoli e Roma. L'occasione era bellissima: un nostro amico diventava sacerdote. Per tre giorni abbiamo partecipato ai momenti di preparazione spirituale di questo giovane sacerdote. Il momento più intenso, oltre alla celebrazione del sacerdozio, fu la preghiera all'eremo delle carceri.

    Caro, mi hai fatto rivivere attimi intensi di... vari anni fa!

    Un abbraccio per te!

    AnnA :)

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  3. Sono stata spesso ad Assisi, anche in inverno. Francesco l'ho sempre trovato. Mi rendo conto di avere avuto fortuna.

    Ciao, con un sorriso. harmonia

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  4. è uno dei luoghi più belli da me visti e ammirati..



    zoe

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  5. Ad Assisi ci sono stato due volte, molti anni fa. Ci sono capitato sempre di domenica e, anche allora, era difficile " ... trovare Francesco". Oggi, che il "turismo religioso" ha preso piede notevolmente, penso sia difficile poter visitare Assisi, ma anche altri luoghi simili, e poter vivere momenti di raccoglimento.

    Io mi sono riproposto di tornare, sempre che lo possa, ad Assisi, ma non solo lì, d'inverno e di giorno feriale e, forse, potrò scoprire l'essenza e la religiosità di quei luoghi.

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  6. samuelesianiaprile 15, 2007

    Francesco non manca solo ad Assisi...

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