giovedì 6 novembre 2008

La Storia in diretta




Mi sono divertito a cercare i primi pezzi giornalistici che citarono Obama e, alla luce della sua elezione alla Casa Bianca, fa ancora più piacere leggere cosa si scriveva su di lui. Facili profezie su un predestinato. La Storia talvolta indossa i favolosi stivali delle sette leghe, sicchè in pochi anni si realizza ciò che era ritenuto impossibile. Ma negli Usa, come si è visto, “nothing is impossible”. Anche la vittoria di un afroamericano nello stato dell'Indiana, la roccaforte del Ku Klux Klan.



L' astro Barack Obama eroe di operai e pacifisti

Uno così, l' America non lo aveva mai visto. Non tanto perché un senatore con la pelle nera come lui già sarebbe una rarità da museo di storia naturale, essendo soltanto il terzo uomo con sangue africano a sedere (se vincerà a novembre) nel Senato americano nei 139 anni passati dalla fine della Guerra civile. La straordinarietà del futuro senatore che stasera ruberà il palco agli elefanti bianchi del partito è nella sua biografia, nella storia di un figlio perfetto di quella globalizzazione umana che tanto terrorizza i prigionieri del passato. Barack Obama, la stella nascente nel futuro della nuova sinistra americana che pronuncerà il «discorso tematico», il «la» del congresso come in passato fece Clinton, nacque nelle Hawaii, 42 anni or sono, da un kenyota e da una americana bianca, visse a lungo in Indonesia con i nonni quando i genitori divorziarono, riuscì a studiare alla Columbia University e, non contento, prese una laurea in legge costituzionale Summa cum Laude a Harvard primo nella sua classe. E poi, tra lo sbalordimento dei compagni di corso, respinse i grandi studi legali che gli offrivano ceste di danaro, per lavorare, invece, in una piccola chiesa di Chicago, come pubblico difensore dei diritti e delle ragioni degli operai, bianchi e neri, spogliati del loro lavoro dalle fabbriche in fuga verso i paradisi del lavoro pagato a noccioline. Che il prodotto della globalizzazione umana sia un avversario proprio della globalizzazione può sembrare paradossale e «Benedetto» - questo significa Barack nella lingua Swahili - infatti non è un protezionista, ma vuol essere un protettore, qualcuno che ogni tanto ricordi al mondo che, il compito di un governo, in una democrazia, è di essere la lobby di chi non ha potere, non di chi ne ha già troppo. Nel 1995, quando cominciò la propria carriera politica in Illinois, volle andare in Kenya, per dire alle tombe del padre e del nonno che «il vostro sogno si è realizzato» e a lasciare nel cimitero il suo diploma di dottore in legge con il sigillo di Harvard. Sogneranno in molti, questa sera, con lui perché la sua è la voce della umanità sensibile e non ideologica che risuonò con Martin Luther King. «Io non sono contro tutte le guerre - disse in un comizio a Chicago - perché senza la Guerra Civile non potrei essere qui a parlarvi. Sono contro le guerre stupide, e questa guerra di Bush in Iraq è una guerra stupida». Doveva venire un uomo dal Kenya, passando per Hawaii, l' Indonesia e Chicago, per dire la semplice verità dei bambini.

Vittorio Zucconi

la Repubblica (27 luglio 2004) pagina 8 sezione: POLITICA ESTERA



L' UOMO NUOVO

La star di oggi? Obama, l' afroamericano

DA UNO DEI NOSTRI INVIATI. BOSTON - Questa notte al Fleet Center la star della convention democratica sarà un afro-americano di 43 anni, Barack Obama, figlio di un emigrato keniota ritornato in Africa, membro del Parlamento dello Stato del Michigan a Chicago, e candidato al Senato a Washington. A lui Kerry ha affidato la keynote, il discorso chiave su cosa rappresenti il partito, un ruolo riservato a leader come Mario Cuomo, l' allora governatore di New York, alla convention di San Francisco dell' 84. Una scelta e una collocazione simbolica: la serata magica di Barack Obama, l' emblema del futuro dei democratici, seguirà quella di Clinton ieri, l' emblema del loro grande passato, e precederà quella di Edwards domani, l' emblema del loro presente di speranza. L' ex sindaco di New York Rudolph Giuliani, che guida la «truth squad», la squadra della verità (o contestazione) repubblicana alla convention, insinua che Kerry non ha voluto una donna, l' altro volto dell' avvenire del partito, perché sarebbe stato costretto a scegliere Hillary: «I Clinton assieme lo avrebbero eclissato». Terry McAuliffe, il segretario democratico, ribatte però che la verità è un' altra, che Obama «incarna le minoranze che votano per noi. E' l' espressione dell' America che cambia, dove i bianchi anglosassoni protestanti non sono più la maggioranza, e ormai un quarto degli elettori sono neri o ispano americani. Ed è l' espressione della società equa e aperta a cui aspiriamo». La biografia di Obama avalla questa tesi. Abbandonato dal padre, crebbe con i nonni materni alle Hawaii, ottenne numerose borse di studio, si laureò in legge alla Columbia University a New York. Dopo avere diretto la Harvard Law Review, divenne docente di Diritti civili all' Università di Chicago. A marzo, vinse le primarie democratiche al Senato a Washington con il 53% dei voti contro otto avversari; il suo rivale repubblicano, Jack Ryan, ha dovuto abbandonare la campagna in seguito a uno scandalo (avrebbe chiesto alla ex moglie di partecipare a delle orge). Se eletto, sarebbe il terzo nero nella storia Usa a entrare al Senato, dopo il repubblicano Edward Brooke e la democratica Carol Moseley Brown. Sposato, due figli, carismatico, Obama è considerato il capofila della nuova generazione nera, erede di quella di Martin Luther King e di Jesse Jackson. Sebbene la madre sia bianca, Obama si definisce «afro-americano» non meticcio: «Sono il prodotto di tre culture, statunitense, africana ed europea - dice - ma la mia pelle è scura, sento di appartenere a questa razza». Non nasconde di preferire un vecchio termine, progressive (progressista), a quello attuale di liberal - «è molto più centrista» - per il partito democratico. Sostiene che il welfare e il libero mercato possono coesistere e anzi rafforzarsi a vicenda. Obama ha un rimprovero da muovere a Kerry ed Edwards: il loro voto al Senato a favore della guerra dello Iraq. «Io avrei votato contro. Non c' erano legami tra l' Iraq e Al Qaeda né armi di sterminio. Non si doveva firmare un assegno in bianco a Bush».

Ennio Caretto

Corriere della Sera (27 luglio 2004) - Pagina 5

mercoledì 5 novembre 2008

Qualcosa di travolgente




Ho fatto colazione con Barack Obama. Caffè nero bollente, occhi lucidi, una lacrimuccia dall’occhio sfuggita, il brivido della consapevolezza di vivere la Storia che accadeva davanti a me.

Poterlo raccontare, un giorno, di esserci stato - anche se fisicamente lontanissimo - con il pensiero e con il cuore, incessantemente, come per una passione d’amore.

Da brivido vedere il 44° presidente degli Stati Uniti d’America, un afroamericano, parlare nella sua nuova veste, affascinare con il suo eloquio che è amore verso la sua nazione. Al centro del mondo. Un compito imponente, una responsabilità gigantesca. Un Paese in festa. L’alba di un Nuovo mondo (per autocitarmi).

Che risveglio! Che soddisfazione, tale da oscurare i ragli dei politicastri del pianerottolo, piduisti in calore, fascisti vil razza dannata, subito distintisi per affermazioni spericolate e indegne.

Intanto sulla tovaglia restavano le briciole di cinque “krumiri”, quattro “rigoli”, tre amaretti, due “colussi” e ad ammonirmi le implacabili lancette dell’orologio. Al lavoro, al lavoro, accompagnato dal buon sapore di quel caffè che aveva il corposo retrogusto della vittoria.



martedì 4 novembre 2008

Nero su bianco


“Dicevano che questo giorno non sarebbe mai arrivato” Barack Obama, gennaio 2008


 







L’attesa. Pregustare il sapore di una vittoria. Immaginare l’America oggi, con unghiate ancora velenose di pregiudizio razziale, guidata da un nero alla Casa bianca. Immaginare in America, oggi, Rosa Louise Parks (all'anagrafe Rosa Louise McCauley; Tuskegee4 febbraio 1913 – Detroit24 ottobre 2005) attivista statunitense afroamericana, figura-simbolo del movimento per i diritti civili statunitense, famosa per aver rifiutato nel 1955 di cedere il posto dell'autobus ad un bianco, dando così origine al boicottaggio degli autobus di Montgomery. L'1 dicembre del 1955, a Montgomery, Rosa si rifiutò di obbedire all'ordine del conducente dell'autobus James Blake che le intimava di lasciare il posto a sedere e spostarsi nella parte posteriore del pullman per fare spazio ai bianchi; Rosa era stanca di essere trattata come una cittadina di seconda classe e rimase al suo posto. Per questo fu arrestata e incarcerata per condotta impropria e per aver violato le norme cittadine. Quella notte, cinquanta leader della comunità afro-americana, guidati dall'allora sconosciuto Martin Luther King si riunirono per decidere le azioni da intraprendere per reagire all'accaduto. Il giorno successivo incominciò il boicottaggio dei mezzi pubblici di Montgomery, protesta che durò per 381 giorni; dozzine di pullman rimasero fermi per mesi finché non fu rimossa la legge che legalizzava la segregazione. (tratto da Wikipedia).


Dover immaginare in Italia, oggi purtroppo, un sedicente fan di Barack Obama, a sentire il nulla pensante ministro degli Esteri che, domenica scorsa conversando amabilmente con Lucia Annunziata, considerava ineffabile e terribilmente sul serio che esistono dei tratti in comune tra l’ometto della P2, tessera n°1816 (come il suo Maestro unico ha ricordato pochissimi giorni fa) e Barack Obama.


Non c’è posto per i cialtroni adesso, abbiamo davanti a noi un sogno (“I have a dream”) che sta per realizzarsi. Riecheggia perciò quello storico discorso di Martin Luther King, mentre Rosa Louise Parks sta ancora seduta su quel posto in autobus, guarda dal finestrino e saluta. Adesso è in prima fila.


 








L'alba di un nuovo mondo


E dopo il primo nero, Lewis Hamilton, campione del mondo di Formula 1, non potrà che esserci il primo nero anche alla Casa Bianca (contrasto efficacissimo). E, con l’auspicio che Barack Obama diventi tra poche ore presidente degli Stati Uniti d’America, questo video di Bruce Springsteen.


 





Letame italiano


Questa è una buona notizia.


E gli studenti "occupano" il web


Paola Zanca


Voi ci bloccate il futuro? E noi vi blocchiamo i siti. L’“onda”, o meglio gli studenti in lotta contro la nuova scuola versione Gelmini sbarcano sul web. E approfittando del weekend e dei ministri in relax, bloccano i loro siti web. Almeno di quelli più colpevoli. Tremonti, Brunetta e la Gelmini. (...)


http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=80523


l’Unità (2 novembre 2008)


 


Poi si aprono le fogne e…








martedì 28 ottobre 2008

Ora di lettere


Riproduco integralmente, dopo l’approvazione dell’autrice, questa “lettera aperta” al ministro Gelmini. Lo faccio perché è una perla di rara bellezza, scritta da una persona intelligente e ricca di sentimenti, emozioni. Un’insegnante ricca dentro con gran beneficio per i suoi allievi. Una testimonianza non solo attuale, ma anche chiarissima di quale patrimonio si cerca di dsintegrare, non per motivazioni didattiche, ma di spesa. Del resto Maria Stella Cadente è la mera esecutrice, il mandante è Tremonti, uno dei quattro moschettieri tracotanti e devastanti di questo governo (si fa per dire, governo). Gli altri due sono Renatino Brunetta e B., tessera P2 n°1816. Ma Floria1405 dev’essere senz’altro una facinorosa, una cattiva maestra, diffonde concetti eversivi e anacronistici in un Paese che ha elevato a valore l’ignoranza e che, dunque, cosa se ne può fare di una scuola, come quella elementare, per esempio, che funziona?

 


12/10/2008


Caro Ministro Gelmini


(continua la tradizione di "Contaminazioni": scriviamo lettere aperte a destinatari che non le leggeranno mai)


 


Caro Ministro Gelmini,


ieri a San Patrignano la sua espressione era tesa. Una ruga solcava la sua fronte, lo sguardo era serio dietro alle lenti. Si è detta dispiaciuta per le manifestazioni: "Ho visto alcuni insulti - ha commentato - addirittura alcuni episodi di violenza che mi hanno molto rammaricato. Rispetto le opinioni diverse ma credo che oggi il Paese abbia bisogno di uno sforzo comune, di una grande responsabilità per migliorare la scuola". Io credo al suo rammarico, sono sincera. L'hanno piazzata, Dio solo sa per quali meriti o competenze, a capo di uno dei Ministeri più spinosi, probabilmente senza avvertirla delle difficoltà del compito che l'attendeva. Come molti, presumo che lei avesse le sue ideuzze benpensanti sulla crisi della scuola italiana. Poi è arrivata l'estate, e sono arrivate le sue molte apparizioni televisive sugli argomenti più disparati. Nessuno la incalzava seriamente. Sui giornali si discettava amabilmente di grembiulini e divise. Del resto parlavano in pochi e a voce bassa. Deve aver pensato che la faccenda, tutto sommato, fosse semplice. 


Dica la verità. Convinta che  la scuola italiana fosse sostanzialmente quella descritta dai video su YouTube e che i docenti fossero una manica di incapaci ormai privi di qualunque forma di dignità, pagliacci in ginocchio davanti al bullismo di ragazzini esagitati, deve aver pensato che rimettere a posto le cose non fosse un compito poi così gravoso. Lei ha visto troppa televisione, davvero. Ho avuto la netta impressione che non si attendesse la reazione autunnale. Può essere che non se l'aspettasse nemmeno l'opposizione, peraltro, come sempre tiepida e incerta. Gli organi di informazione, poi, continuano a far finta di niente. Lei ha l'aria di una che cada dalle nuvole. Una che non si aspettava di essere contestata, perché in fondo credeva di essere considerata simpatica, rassicurante e diligente


Vede, Ministro, la sua ingenuità mi sorprende. Chiede collaborazione. Chiede responsabilità. Chiede di non andare a protestare in piazza. Insinua che chi protesta sia a favore della conservazione e di interessi corporativi. Non è così. La verità è che i docenti sono stanchi del gioco al massacro che è stato perpetrato alle loro spalle senza mai, sottolineo mai, coinvolgerli davvero nella discussione. Anche in questo caso: quale collaborazione ci può essere se il cosiddetto "decreto Gelmini" viene fatto passare di forza a colpi di fiducia? È sicura di aver misurato per intero l'abisso di insoddisfazione, frustrazione, incertezza in cui versa la scuola? Crede davvero che sventolando sulla faccia degli insegnanti l'ipotetica gratificazione di quattro soldi in più se solo si comportano bene, i professori, in particolar modo quelli più preparati e motivati, si lascino menare per il naso? Crede sul serio che il siparietto del 2 ottobre sull'innovazione tecnologica e sulle fantomatiche LIM ci convinca che stiamo andando in direzione di un fulgido destino pedagogico? Crede che non sappiamo in che cosa consista il nostro lavoro, che non conosciamo e non sappiamo interpretare le valutazioni internazionali, che possiamo davvero credere che insegnare in classi di trenta o più alunni significhi innalzare il livello dell'educazione?


Senta, Ministro. Io ho quarantasette anni e insegno da quando ne avevo ventidue. Sono entrata di ruolo quando avevo venticinque anni e per concorso (mi scusi la punzecchiatura: non sono andata a cercarmi la sede più facile per passare l'esame). I miei primi alunni hanno quasi la mia età. Figlia di una maestra elementare, ho respirato aria di scuola da quando sono nata. Durante gli anni, ho sempre studiato, letto, mi sono sforzata di aggiornarmi, per lo più a mie spese. Ma non voglio fare di me stessa un ritratto agiografico: non sono "santa Prof". Sono una che ha sempre considerato il suo mestiere un privilegio e non per le lunghe vacanze estive o perché si lavora poco: è che insegnare mi piace, mi piace proprio, mi tiene sveglia, è una sfida continua alla mia capacità di cambiare, innovarmi, esplorare insieme ai miei ragazzi strade impensate, le strade della cultura e del pensiero. Di sbagli ne ho fatti tanti, è ovvio, e qualche volta ho saputo riparare, spesso non ne sono stata capace. Lei pensa che la prospettiva di qualche euro in più possa farmi effetto? O possa fare effetto a tutti coloro (e sono tanti) che comunque hanno sempre compiuto il loro dovere nei limiti delle loro attitudini e capacità? O sia capace di trasformare un incompetente fannullone (perché sì, esistono, e chi lo nega?) in un mago della didattica?


Lasci che sia io, Ministro, a darle un consiglio. Studi, si informi, si aggiorni. Lasci perdere i grembiulini e le trasmissioni televisive dove la gratificano con un mazzo di fiori e la canzoncina di Vasco Rossi, com'è successo domenica scorsa. Venga a parlare con gli insegnanti e gli studenti, quelli veri, non quelli addomesticati dal conformismo e dai luoghi comuni. Affronti la piazza, anche se non le è amica. Ascolti le nostre ragioni. Si svincoli dalla pericolosa tutela di Tremonti e Brunetta. Dimostri la sua buona fede e il suo carattere, se li ha davvero. Accetti il confronto e sia disposta a difendere davvero la scuola nei fatti e non a parole (quelle nobili parole che ha speso nel discorso di inaugurazione dell'anno scolastico).


Perché noi di belle parole non ne possiamo più. E non le faremo sconti”. 


Dal blog: www.contaminazioni.splinder.com



Mi piace quest’Onda montante che sta crescendo e si dirige verso il Palazzo per giornate, le prossime, che saranno decisive. Ma anche pericolose. A futura memoria ecco le sovversive dichiarazioni rilasciate da Francesco Cossiga, a QN Quotidiano Nazionale "GIORNO/RESTO/NAZIONE" di giovedì 23 ottobre 2008


INTERVISTA A COSSIGA «Bisogna fermarli, anche il terrorismo partì dagli atenei»


di ANDREA CANGINI


ROMA - PRESIDENTE Cossiga, pensa che minacciando l’uso della forza pubblica contro gli studenti Berlusconi abbia esagerato? «Dipende, se ritiene d’essere il presidente del Consiglio di uno Stato forte, no, ha fatto benissimo. Ma poiché l`Italia è uno Stato debole, e all`opposizione non c`è il granitico Pci ma l`evanescente Pd, temo che alle parole non seguiranno i fatti e che quindi Berlusconi farà una figuraccia».


Quali fatti dovrebbero seguire? «Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand`ero ministro dell`Interno».


Ossia? «In primo luogo, lasciare perdere gli studenti dei licei, perché pensi a cosa succederebbe se un ragazzino rimanesse ucciso o gravemente ferito...».


Gli universitari, invece? «Lasciarli fare. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città».


Dopo di che? «Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri».


Nel senso che...


«Nel senso che le forze dell`ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare anche quei docenti che li fomentano».


Anche i docenti? «Soprattutto i docenti».


Presidente, il suo è un paradosso, no? «Non dico quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì. Si rende conto della gravità di quello che sta succedendo? Ci sono insegnanti che indottrinano i bambini e li portano in piazza: un atteggiamento criminale!».


E lei si rende conto di quel che direbbero in Europa dopo una cura del genere? «In Italia torna il fascismo», direbbero.


«Balle, questa è la ricetta democratica: spegnere la fiamma prima che divampi l`incendio».


Quale incendio? «Non esagero, credo davvero che il terrorismo tornerà a insanguinare le strade di questo Paese. E non vorrei che ci si dimenticasse che le Brigate rosse non sono nate nelle fabbriche ma nelle università. E che gli slogan che usavano li avevano usati prima di loro il Movimento studentesco e la sinistra sindacale». E` dunque possibile che la storia si ripeta? «Non è possibile, è probabile. Per questo dico: non dimentichiamo che le Br nacquero perché il fuoco non fu spento per tempo».


Il Pd di Veltroni è dalla parte dei manifestanti.


«Mah, guardi, francamente io Veltroni che va in piazza col rischio di prendersi le botte non ce lo vedo. Lo vedo meglio in un club esclusivo di Chicago ad applaudire Obama...».


Non andrà in piazza con un bastone, certo, ma politicamente...


«Politicamente, sta facendo lo stesso errore che fece il Pci all`inizio della contestazione: fece da sponda al movimento illudendosi di controllarlo, ma quando, com`era logico, nel mirino finirono anche loro cambiarono radicalmente registro.


La cosiddetta linea della fermezza applicata da Andreotti, da Zaccagnini e da me, era stato Berlinguer a volerla... Ma oggi c`è il Pd, un ectoplasma guidato da un ectoplasma. Ed è anche per questo che Berlusconi farebbe bene ad essere più prudente».




































































































































sabato 25 ottobre 2008

La pubblica distruzione

Vauro su "il manifesto" del 23 ottobre 2008








Riprendo da MicroMega e pubblico integralmente. Un po’ lungo, ma da leggere, diffondere e conservare. Con le smentite a raffica che vanno così di moda, l’incontrovertibilità dei numeri ha una precisa utilità. Anche a futura memoria. Sono scesi ad un livello infimo, altro che sondaggi imbarazzanti!.


Le bugie del ministro Gelmini


Un attacco feroce che non ha precedenti nella storia della Repubblica, sta per cambiare le sorti dei nostri ragazzi, e tutto ciò fra l'indifferenza e l'arroganza di un ministro che all' opinione pubblica racconta le "sue" verità, basate su un’ interpretazione distorta e non veritiera di dati statistici.

Alle famiglie viene detto che i ragazzi trascorrono troppo tempo sui banchi di scuola, che ci sono troppi insegnanti e troppi bidelli a fronte di risultati modesti, che la scuola non può essere considerata uno stipendificio e un ammortizzatore sociale, deridendo una categoria, quella dei docenti, che opera con impegno e spirito di abnegazione al servizio dello stato e della società. Il tutto attraverso una campagna mediatica condotta ad hoc, volta a far credere ai cittadini che i problemi della scuola si risolvono con voti in pagella e grembiulini, tacendo invece su quello che è l’unica, vera volontà del governo: fare cassa a discapito della qualità dell'insegnamento offerto agli alunni senza tenere conto delle esigenze delle famiglie. Infatti…


Non è vero come afferma il ministro che i dipendenti del MIUR siano 1.300.000, ma 1.125.975 (Dati MPI – la scuola in cifre).


Non è vero che il 97% del bilancio del MIUR viene speso in stipendi, ma il dato reale è il 78,8% (dati OCSE – studio Education at a glance), in linea con gli altri paesi. E’ vero invece che il MIUR si limita SOLO a pagare gli stipendi, investendo appena il 2,8% del P.I.L., rispetto al 3,80 % di media dei paesi europei. (dati OCSE – Education at a glance).


Non è vero che la spesa per la scuola è continuamente cresciuta negli ultimi anni, infatti la quota di spesa complessiva è scesa dal 12,6 del '90 al 10,6 del 2005 (dati ISTAT). Ciò è dovuto ai continui tagli operati dai vari governi in questo settore. E ancora: se tra il 1995 e il 2005 gli investimenti nella scuola dei paesi europei sono aumentati del 41%, in Italia l’incremento è rimasto contenuto al 12%. (dati OCSE – education at a glance).

Non è vero che i docenti aumentano mentre gli alunni diminuiscono. Dall'anno scolastico 2001/02 fino all'anno scolastico 2007/08 gli alunni sono costantemente cresciuti mentre i docenti sono calati del 4,5% (dati MPI – la scuola in cifre).


Non è vero che è opportuno che il bambino abbia un solo punto di riferimento nella scuola primaria. Infatti, associazioni pedagogiche di spicco come il SIPED, SIRD, CIRSE, e SIREF sono nettamente contrarie al ritorno di questa figura, connotandola in modo negativo e anacronistico.


Non è vero che i risultati della scuola italiana siano pessimi: gli allievi delle scuole secondarie di secondo grado di Veneto, Lombardia e Piemonte hanno raggiunto nei test risultati molto vicini a quelli degli allievi della Finlandia, additata dal ministro come esempio per il paese. Inoltre, le famiglie italiane hanno mostrato un gradimento nei confronti della scuola pubblica dell’ 80% (dati OCSE – education at a glance), superiore alla media europea (78%)


Non è vero che i docenti del sud sono meno preparati dei colleghi che operano al nord e necessitano di apposito aggiornamento, poiché nelle strutture scolastiche del nord operano e ottengono brillanti risultati moltissimi docenti provenienti dal sud, il cui “ritardo” è pertanto da individuare in fattori sociali, economici e strutturali che il ministro dovrebbe conoscere e contribuire ad eliminare.


Ecco invece quello che, sulla base delle disposizioni ministeriali e degli effetti della legge 112/08 e dell’approvando DL 137/08, il ministro dovrebbe dire alle famiglie:

1. Molti docenti di ruolo saranno individuati come soprannumerari e saranno pertanto costretti a cambiare sede, il che significa che la continuità didattica non sarà garantita e che i ragazzi potrebbero dover cambiare insegnante anno dopo anno.


2. Le scuole aventi un numero di allievi inferiore a 100, ubicate nei piccoli centri, saranno chiuse, il che comporterà un enorme disagio per gli alunni (costretti ad intraprendere ben presto una vita da pendolari), per le famiglie e per i Comuni, a carico dei quali verrebbero a gravare le spese per i servizi legati al trasporto degli alunni pendolari.

3. L'orario di insegnamento nella scuola primaria sarà ridotto a 24 ore settimanali, insufficienti a garantire il rispetto dei tempi di apprendimento propri di ciascun alunno.

Non ci saranno più né pluralità dei docenti né compresenze, il che significa che non sussisteranno le condizioni per permettere attività di recupero per alunni con difficoltà di apprendimento, gite d'istruzione, visite guidate e una didattica aperta al territorio.

5. Il tempo pieno non sarà garantito a tutti, perchè solo le scuole del nord sono dotate delle infrastrutture necessarie, il che porterà ad accentuare il divario culturale fra il nord ed il sud del paese, penalizzando fortemente quest'ultimo, dove il tasso di abbandono scolastico risulta essere più alto.


6. Gli unici insegnanti specialisti saranno i docenti di religione, visto che gli insegnanti specialistici di lingua inglese nella scuola primaria saranno riassorbiti su posto comune (articolo 1 comma 128, legge 311/2004) e tutti gli altri saranno obbligati ad abilitarsi all'insegnamento dell'inglese attraverso corsi di 150-200 ore, il che sfacciatamente contraddice quanto sbandierato dallo stesso governo Berlusconi nelle sua precedente legislatura, ovvero l'importanza delle tre "I", tra cui appunto l'insegnamento dell'inglese.


7.A causa dei tagli operati con la legge 112/08, molti alunni non avranno più l’insegnante di sostegno, finora risorsa per la classe intera oltre che strumento formidabile di integrazione sociale e garante del diritto allo studio per gli alunni diversamente abili i quali, in tal modo, verranno ghettizzati, con conseguenze disastrose sul piano sociale e didattico.

8. La riduzione del numero di indirizzi nella scuola secondaria di 2° grado non terrà conto del fatto che gli Istituti professionali sono ben diversi dagli Istituti tecnici, hanno finalità diverse e non sono doppioni. Inoltre, l’accorpamento delle classi di concorso sarebbe molto deleteria soprattutto per chi insegna materie tecniche e professionalizzanti e per gli allievi che si troveranno insegnanti che dovranno necessariamente ricominciare a studiare per materie che non hanno mai insegnato;


9. La contrazione dell'orario scolastico, così come prevista dal piano programmatico presentato dal ministro, andrà à discapito delle materie tecniche, ossia proprio quelle che formano l'allievo nell'indirizzo prescelto;


10. la riduzione del 30% degli insegnanti di laboratorio impoverirà l’offerta formativa degli istituti professionali, oltre a rendere meno sicure le esercitazioni nei laboratori.

Inoltre il ministro sostiene che parte dei soldi risparmiati servirà a rendere più sicure le scuole, ma anche stavolta si tratta di un'affermazione priva di fondamento visto che l'edilizia scolastica compete ai comuni (legge 11 gennaio 1996, n. 23, articolo 9 comma 1), così come non corrisponde a verità il fatto che i docenti di ruolo vedranno aumentato il loro stipendio: secondo il ministro, infatti, solo i più "meritevoli" e solo a partire dal 2012 saranno premiati con 50 miseri euro a testa: un’elemosina in cambio della richiesta ai docenti di svendere la scuola pubblica !


Forum Precariscuola


(1 ottobre 2008)