giovedì 30 novembre 2006

La ricerca della bianca verità


Diario” aveva già preconizzato, in un certo modo, quel sentore di brogli presto diffusosi nell’aere dopo lo spoglio del 10 aprile. Era accaduto con questo reportage, pubblicato il 28 marzo, in cui si parla del voto elettronico.


Il pezzo integrale l’ho postato sul blog ritagli di stampa. Qui propongo, per comprensibili motivi di spazio, la parte iniziale.


Mi pare importante battere su questo tasto, soprattutto alla luce degli ultimi accadimenti per cui il denunciante è diventato denunciato, come da tradizione italica, mentre il silenzio del centrosinistra è assordante e intollerabile.


Massima solidarietà a Enrico Deaglio.


 


Aprile. Elezioni private              


di Gianni Barbacetto e Barbara Ciolli


 


In quattro regioni delicate si sperimenta il voto elettronico. Sarà gestito da Telecom, Eds e Accenture, l’indiziata numero uno per lo scandalo delle elezioni in Florida. Partner di Accenture è Gianmario Pisanu, il figlio del ministro dell’Interno. E un esercito di interinali avrà in mano la chiave dei risultati. «I brogli rientrano nella professionalità e nella storia della sinistra. Qualcuno di loro si vantò, nel 1996, di aver sottratto a Forza Italia un milione e 705 mila voti...». Così Silvio Berlusconi ha iniziato l’intervista a Lucia Annunziata del 12 marzo, quella poi finita con la fuga dallo studio televisivo. I brogli elettorali sono la sua ossessione.


Li teme, li evoca, li denuncia da quando si è buttato in politica. Da quando ha cominciato a perdere, poi, l’ossessione è diventata incontenibile. «Loro», quelli della sinistra, «hanno un esercito di professionisti, a danno dei nostri dilettanti, che vengono puntualmente fatti fessi», aveva gridato nel giugno 2004 dal palco di una manifestazione elettorale per le regionali nella rossa Sesto San Giovanni.


Ora, per arginare i «professionisti» della sinistra, Berlusconi lancia alla carica i suoi «dilettanti»: si chiamano «Legionari azzurri», si definiscono «difensori del voto» e sono coordinati nientemeno che da Cesare Previti. «Sì, noi pensiamo di mandare persone per bene che cerchino di far sì che la sinistra non possa cancellare la volontà degli elettori», ha spiegato Berlusconi ad Annunziata. I «Legionari» sono una schiera di attivisti di Forza Italia che in tutto il Paese si stanno apprestando a presidiare i seggi, come rappresentanti di lista, per vigilare sulle operazioni elettorali. Arriveranno al 9 aprile istruiti politicamente e preparati tecnicamente, per evitare che «i rossi continuino con i brogli». È già pronto un libretto di otto pagine, tascabile per poterlo portare sempre con sé, intitolato proprio I difensori del voto: sarà il manuale per i 121 mila militanti di Forza Italia chiamati a controllare i seggi. Sveglia all’alba già il sabato 8 aprile, arrivo nelle sezioni elettorali prima di tutti, contare e ricontare le schede, non perdere di vista le urne, uscire per ultimi, la sera, e non abbandonare mai, ma proprio mai, il proprio posto: questi i consigli «per non farsi fregare». E in molte regioni sono già partiti i corsi di formazione per i «Legionari». «In Lazio, per esempio», spiega a Diario la coordinatrice regionale di Forza Italia Beatrice Lorenzin, «abbiamo già iniziato la preparazione dei 5.136 rappresentanti di lista che difenderanno il voto in questa regione».


I Legionari di Previti. Ma Forza Italia non ha pensato solo ai rappresentanti di lista, da sempre arruolati dai diversi partiti tra i loro militanti. Nelle pieghe della nuova legge elettorale c’è infatti anche una novità, passata finora inosservata, che riguarda gli scrutatori e i presidenti di seggio, cioè coloro che, regolarmente remunerati, devono gestire i seggi, sovrintendere alle operazioni di voto e infine scrutinare le schede: non saranno più estratti a sorte, ma saranno scelti e nominati dalle commissioni elettorali dei Comuni, che dovranno attingere da elenchi di volontari chiusi il 30 novembre 2005. A quella data la nuova legge elettorale era stata approvata soltanto dalla Camera e doveva ancora essere votata al Senato, dove sarebbe passata il 21 dicembre; ma Forza Italia si era già portata avanti e aveva mandato i suoi militanti a iscriversi in massa nelle liste dei Comuni.


Così ad aprile una valanga di «Legionari azzurri» s’installerà nei seggi non solo con il ruolo, volontario e di controllo, di rappresentanti di lista, ma con quello, operativo, ufficiale e remunerato, di scrutatori. La coordinatrice emiliano-romagnola Isabella Bertolini, per esempio, già il 18 novembre aveva diffuso un appello ai militanti: «Chiedete ai soci, ai simpatizzanti, agli amici e ai conoscenti di Forza Italia di presentare la domanda di iscrizione all’albo degli scrutatori del loro Comune di residenza... Non lasciamo che anche questa volta i seggi elettorali restino in mano alle sinistre... Con le modifiche introdotte dalla nuova legge elettorale ora possiamo davvero cambiare le cose». 


Il campo avverso non è stato invece così pronto ad annusare il cambiamento legislativo prima che diventasse realtà. «Ma non siamo preoccupati», spiega Nora Radice, responsabile organizzativa provinciale dei Ds milanesi. «Secondo le nostre informazioni, non ci sono state corse all’iscrizione negli albi. E i nostri rappresentanti di lista vigileranno in ogni seggio». La dirigente svela un altro retroscena della spericolata legge approvata dal centrodestra. «La commissione elettorale del Comune di Milano ha estratto a sorte gli scrutatori, come prevedeva la vecchia normativa, e poi li ha nominati in blocco, come stabilisce la nuova». Ve l’immaginate la povera commissione, se avesse dovuto votare uno a uno, nome per nome, gli scrutatori di un migliaio di seggi? E ve li immaginate cinque giudici in tutto chiamati a dirimere le controversie che possono sorgere in un parco di circa 5 milioni di schede lombarde? È un’altra novità della legge, che per il Senato ha soppresso gli uffici circoscrizionali presenti in ogni capoluogo di provincia e ha accollato l’ultima fase di controllo del voto a un ufficio regionale unico. Non per niente il presidente della commissione elettorale lombarda, Domenico Urbano, ha reclamato altri 60 giudici da aggiungere ai suoi quattro commissari.


«Berlusconi continua a parlare di brogli. Chi parla troppo di una cosa, la pensa e la evoca», commenta Beatrice Magnolfi, parlamentare dei Ds. Che possa scattare un meccanismo simile a quello che in psicoanalisi si chiama proiezione, quando si attribuisce agli altri un proprio desiderio? Proprio Magnolfi, che in passato è stata assessore all’Innovazione a Prato, in questa legislatura ha scelto di essere, come si definisce, «il cane da guardia del ministro dell’Innovazione Lucio Stanca» e il 10 febbraio, per chiudere in bellezza, gli ha presentato un’interrogazione sullo scrutinio elettronico che sarà sperimentato al prossimo appuntamento elettorale. Sì, perché il 9 e 10 aprile non proveremo soltanto una nuova legge bislaccamente proporzionale, definita «una porcata» da uno dei suoi inventori, con incerti premi di maggioranza, con candidati tutti imposti dai vertici dei partiti e con una scheda grande come un manifesto. Ci sarà anche un’altra grossa novità: nelle 12.680 sezioni di quattro regioni, oltre 11 milioni di persone (più di un quinto degli elettori italiani) saranno chiamati a votare con la tradizionale matita sulla tradizionale (benché ben più ampia) scheda, ma poi i loro voti saranno scrutinati al computer: grande modernizzazione, inevitabile aggiornamento tecnologico, prezioso risparmio di tempo. Ma anche complessa storia di rischi e commistioni che vale la pena di raccontare.

lunedì 27 novembre 2006

Vessazione continua


Poteva mancare la mobilitazione anche degli artigiani? No, che non poteva e così hanno avuto la loro manifestazione con tanto di striscioni, slogan, proteste. Obiettivo degli alti lai? Naturalmente la manovra finanziaria, peraltro ancora da approvare in via definitiva e...


Ma, un momento, nella categoria non rientrano anche i titolari di lavanderie e tintorie (reddito medio dichiarato nel 2004 8.661 euro), i sarti (8.659 euro), i barbieri e i parrucchieri (10.181 euro), i “tascisti” (11.516 euro), i fotografi (11.971 euro), gli orologiai e i gioiellieri (16.644 euro), gli imbianchini (19.600 euro), i meccanici (20.592 euro), i falegnami (21.668 euro), i tappezzieri (22.611 euro), i calzaturieri (25.569 euro), gli elettricisti e gli idraulici (26.905 euro)?


Hanno ragione: con simili redditi sono proprio perseguitati dal Governo. Ecco perchè, a loro volta, perseguitano noi consumatori con tariffe un filino sopra le righe. Resta, dunque, un mistero glorioso, gaudioso e doloroso (per noi) quanto poi dichiarano – in media - annualmente. Logico, quindi, che rivendichino la libertà di continuare a non pagare le tasse.


 

mercoledì 22 novembre 2006

Al calar del sole


Turbato da recenti lutti che hanno colpito persone che intorno al cuore mi stanno, seppure per diversi motivi, assisto – impotente - al declino fisico di mio padre. Lo devastano l’artrosi ormai irreversibile, un tumore alla prostata ancora silente e, notizia di questa mattina, un cuore che sta affaticandosi in misura crescente, con segnali di ischemia, preallarmi di infarto. Il fatto che continui a fumare certo non lo aiuta. Escluso l’intervento a causa dell’età (82 anni il prossimo maggio), si procederà con un ricovero in data da definire per procedere, forse, all’installazione di un pacemaker. E, se quest’ultima notizia in sé non sarebbe allarmante, lo diventa considerando la vecchiaia e il logorio di una vita disseminata sì di gioie, ma pure funestata da perdite squassanti e premature, a cominciare da quella della sua compagna di vita, avvenuta in anni ormai lontani e, ancora vicina nel ricordo per la voragine spalancata, dalla morte della figlia.


Lo assisto come posso, all’inizio – due anni fa – persino irritato per la malasorte e le prospettive incertissime. Poi il quadro diagnostico, mai reso esattamente chiaro e l’evolversi in positivo della malattia avevano un po’ risollevato le sorti. Ma, ormai, da alcuni mesi il decadimento e la stanchezza stanno prendendo il sopravvento, erodendo le sue capacità di resistenza. Semiautonomo, dipende però da me per vestirsi e spogliarsi, a tratti offre il medesimo spaesamento di un bambino quando patisce la lontananza materna. Impacciato nei movimenti più elementari, sopraffatto dall’evidenza dei fatti, dai limiti chiarissimi della sua mobilità.


Ci sono giornate e quella di oggi è una di queste, dove avverte deflagrante la prossimità del periodo invernale e di tutti i cupi pensieri che si trascina dietro. Questo avvicinarsi alla stagione fredda e non alla primavera – come ha esclamato nel pomeriggio - lo disorienta e avvilisce, mettendo a nudo in modo impudico i suoi limiti che fingo di non vedere e commentare. Atteggiamento che significa non soffermarsi su di essi e procedere in avanti, distraendolo e spostando altrove il discorso, minimizzando e, in ultima analisi, mentendo. Come faccio, in misura differente, appunto da più di due anni.


Confesso che non è sempre facile dissimulare i sentimenti che si provano, attenuare la triste consapevolezza, accorgersi che non potrebbe alzarsi dalla poltrona se non gli tendessi la mano sorreggendolo. E riecheggia così quella frase, che da bambino mi ripeteva, sul ruolo assegnato nel suo tramonto: essere il bastone della vecchiaia. All’epoca non capivo bene e, comunque, mi sembrava tutto facile: era talmente lontano quel periodo che non me curavo affatto. Chissà, forse ci scherzavo anche.


Ora, invece, capisco, quando lui chiede l’aiuto, quando cerca la mia mano per potersi aggrappare. Una notte sono stato svegliato da un tonfo e poi il mio nome gridato: si era alzato dal letto, il bastone non afferrato bene gli era caduto e lui lo aveva seguito. Ho dovuto far ricorso a tutte le mie forze per risollevarlo dal pavimento. Lui che non è un fuscello.


Adesso sento il volume della tv accesa e, chissà perché, mi sembra una garanzia anche se è verosimile che si sia addormentato davanti al video. Come sempre. E, infatti, alle 21:30 già insonnolito spegnerà tutto e andrà a dormire. Un classico.  Sento l’incedere del bastone, mi vado ad accertare della situazione, gli auguro la buonanotte. Lascio la porta della camera aperta.


Ogni giorno passato è un giorno in meno. Non vado tanto oltre con il pensiero, credo che sia una visione limitata. Mi chiedo spesso quando arriverà “quel” giorno e dove mi troverò io. Perché ci sono giornate, come quella di oggi appunto, in cui questo interrogativo scava nell’animo, lo lacera in mille pezzi, pone dilemmi, genera inquietudini, prospetta un futuro assolutamente indefinibile.


In fondo, si muore non perché ammalati, ma ci si ammala perché si deve morire.


 

lunedì 20 novembre 2006

Scuola di violenza



Come metastasi di un tumore impazzito dilagano gli stupri e le brutalità che piccoli criminali in carriera filmano, con i videofonini, per farne anche un turpe e schifoso mercato. L’Italia trova l'unità su queste nefandezze che la tecnologia permette di amplificare e diffondere su larga scala, per passare dai videogiochi che sembrano e, per parecchi, sono la realtà, alla realtà che ormai è come un videogioco dove lo scopo è brutalizzare il più debole, oppure volgarizzare i sentimenti più teneri, soprattutto nella fase adolescenziale.


Ritrovo un lungo articolo di Mario Pirani, di oltre un anno e mezzo fa, scritto su “la Repubblica” e ne riporto una parte. Il commento integrale lo potrete leggere qui.



Piccoli bulli crescono

con la tv e i videogiochi


di Mario Pirani


la Repubblica 14 maggio 2005



PER ANTICO vizio, risalente all'era pre-computer, ritaglio dai giornali articoli, pezzi di cronaca, notizie che mi sembra utile conservare, alla luce dei temi di cui mi sto occupando. Sul bullismo giovanile nell'ultimo mese ho solo l'imbarazzo della scelta: "I banditi sono un gruppetto di adolescenti (otto tra i 14 e i 16 anni) che si comportano come criminali incalliti nonostante siano di buona famiglia e abitino in quartieri residenziali come l'Olgiata, ai bordi dei campi da golf della Capitale. In pieno giorno aggrediscono coetanei all'uscita da scuola o da circoli sportivi, coltello alla gola e minacce di morte".


I bottini sono ridicoli: qualche euro, una collanina da pochi soldi, un berretto, persino un pacchetto di caramelle. Evidentemente a loro interessa soprattutto provare il gusto della sopraffazione. Il 23 marzo dopo tre rapine, una Volante della Ps, allertata da un passante, blocca la piccola gang. Quattro gli arrestati che al momento del trasferimento nel carcere giovanile non hanno battuto ciglio. "È impressionante - ha commentato un vecchio poliziotto - sono giovanissimi e incensurati ma si sono comportati come chi entra ed esce abitualmente dal carcere".

Notizie non dissimili da Milano: "Il 17 aprile un ragazzino di 11 anni, con la complicità di altri due piccoli amici a far da palo, è penetrato, dopo la fine delle elezioni, nella scuola media di Rozzano. Quindi si è impadronito nel laboratorio di fisica di un contenitore di alcool, lo ha sparso nei locali e vi ha dato fuoco riuscendo ad incendiare le aule di didattica". Nella scuola di Corbetta, sempre nel Milanese, tre alunni hanno dato fuoco ai registri nella sala dei professori, vuotato gli estintori, aperto tutti i rubinetti dei bagni, dopo aver otturato gli scarichi.




Sulle cause di questo stato di cose si leggono molte analisi, ognuna col suo grano di verità. Quel che però mi lascia perplesso è una specie di rassegnazione di fronte a un fenomeno dipinto quasi come un evento di natura, una mutazione biologica dei giovani d'oggi che li renderebbe geneticamente diversi da quelli di ieri e, quindi, alieni da ogni forma di disciplina imposta, dotati di una aggressività senza freni inibitori, "incapaci di attenzione continuativa oltre i 18 minuti", refrattari alla lettura, ostili a ogni tipo di studio minimamente faticoso e difficile. (continua)... 


 


sabato 18 novembre 2006

Contro ogni censura

La mia idiosincrasia verso ogni forma di censura mi suggerisce caldamente di raccogliere e diffondere il seguente post di pennarossa. Naturalmente ho pure inviato l’e-mail alla Rai. Aggiungo, alla fine, il commento lasciato su quel blog. Per mia scelta ho lasciato attivo solo il link per l’invio della lettera.




Lunedì 20 novembre, in prima serata su Raiuno, è in programmazione il film per la Tv "Il padre delle spose" interpretato da Lino Banfi il simpatico nonno Libero di "Un Medico in Famiglia". Il film parla dell'amore di un padre per la propria figlia affrontando il tema dell'accettazione della diversità.


La programmazione nella prima serata di lunedì ha fatto insorgere blog ed organizzazioni come “Cultura Cattolica”, preoccupate che il pericoloso “messaggio” di nonno Libero possa arrivare ai bambini. E’ partita quindi una campagna per chiedere lo spostamento in seconda serata del programma tramite e mail alla RAI. Di seguito riportiamo quella arrivata al nostro amico Maurizio, che ci ha segnalato l’iniziativa e proposto di controbattere adeguatamente:


Vi riproponiamo l'email circolante:


La Rai, la nostra televisione pubblica nazionale, sta per lanciare l'ennesima pubblicità ai matrimoni omosessuali. Protagonista di questa subdola operazione, dopo Gianni Morandi, questa volta è Lino Banfi. L'attore pugliese sarà infatti protagonista il giorno 20 Novembre di una fiction in prima serata su Rai Uno, dal titolo "Il padre delle spose". La vicenda narra che questo padre recatosi in Spagna per andare a trovare la figlia che lavora lì, la troverà con sua sorpresa sposata con un altra donna!


E' già stato anticipato che la fiction si concluderà con l'accettazione da parte del padre di questo matrimonio, con tanto di finale a loro dire commovente in baci e abbracci di Lino Banfi alle due donne sposate.


Ora mi chiedo: ma chi vogliono prendere in giro? Certo, basterà non vedere questo film ma il punto non è questo: il fatto è che lo vedranno in prima serata tanti bambini affascinati dalla comica figura di Lino Banfi e noi questo non lo possiamo permettere.

Per questo propongo di tempestare la Rai con e mail di protesta, chiedendo lo spostamento in seconda serata (quantomeno!) della fiction, siete d'accordo?”



- per protestare potete compilare il seguente modulo della RAI: 


La tribù di Pennarossa ha deciso di replicare inviando alla RAI il seguente messaggio, invitando tutti gli amici e i compagni, a fare lo stesso:



"In riferimento alle proteste che persone e organizzazioni stanno avanzando sullo slittamento in seconda serata (o addirittura alla non messa in onda) del film tv "Il padre delle spose" interpretato da Lino Banfi, vi comunico la mia opinione.

Credo che proprio l'utilizzo della figura di Lino Banfi, cara e familiare ai bambini, nella veste del padre di una delle due donne, possa, con tatto e sensibilità, finalmente rappresentare un messaggio positivo nei confronti di una realtà troppe volte male rappresentata nei media.


Intendo quindi manifestare il mio apprezzamento sia per il tema trattato sia per la scelta di trasmetterla in prima serata.


Nella malaugurata ipotesi che il film venga “oscurato”, considererei la decisione un gravo atto di censura.


Cordiali saluti".


L'Italia vive con due anomalie e fino a quando non le risolverà continuerà ad essere un paese dimezzato e a sovranità molto limitata. Perciò prima ci toglieremo di mezzo gli amerikani con le loro basi, invitandoli a rientrare a casa e le gerarchie vaticane a non pontificare su argomenti che non conoscono, astenendosi dalla proibizione,dalla compressione dei diritti e dal voler imporre la loro morale come legge e meglio sarà.Dovremmo respirare aria nuova e pulita. Ottima l'iniziativa del blog, per questo ho inviato un'e-mail alla Rai.


 

mercoledì 15 novembre 2006

Brogli, fortissimamente brogli


''Brogli. Il centro sinistra ora avrebbe 15-20 senatori in più''  


di Stefano Corradino


www.articolo21.info   


13 novembre 2006


 


Un "grande broglio" per danneggiare il centrosinistra. A tutto vantaggio di Forza Italia. È la tesi formulata dal dvd che uscirà nelle edicole il 24 novembre accluso al settimanale Diario, diretto da Enrico Deaglio. Un memorandum sulle elezioni di aprile firmato dallo stesso Deaglio e Beppe Cremagnani, con la regia di Ruben H. Oliva. Se il voto fosse stato regolare, e così non è stato, afferma Deaglio – la maggioranza di centro sinistra avrebbe adesso 15-20 senatori in più'". “A sette mesi di distanza dalle elezioni del 9 e 10 aprile - afferma Deaglio - non sono ancora disponibili i dati del ministero dell’Interno sulle schede bianche. E noi invece li abbiamo trovati, e sono dati che fanno "saltare sulla sedia" perchè sono assolutamente uguali in tutta Italia; e mentre crollano vertiginosamente le schede bianche, circa un milione e duecentomila rispetto alle elezioni di cinque anni fa, l’unico dato difforme riguarda Forza Italia che, rispetto agli exit pool cresceva molto oltre le previsioni, diciamo più o meno con la stessa percentuale”.


“Uccidete la democrazia”. Hai dato un titolo piuttosto forte al dvd che sta per uscire. Parli di brogli alle elezioni del 9 e 10 aprile scorso. Come si sarebbero determinati?


Il film racconta ciò che è avvenuto nella notte di lunedì 10 aprile scorso. Durante il conteggio dei voti, che avvenne per via telematica, il dato fu subito chiaro e cioè quello del crollo, - una cosa mai avvenuta nelle elezioni degli ultimi  50 anni - delle schede bianche e delle schede nulle. Un crollo verticale.


Quante?


Più o meno un milione e duecentomila.


Ma non è un dato verificabile?


Dovrebbe esserlo. Ma a sette mesi di distanza dalle elezioni questi dati non sono mai stati rivelati dal ministero dell’Interno e noi, pertanto, i cittadini italiani, non sappiamo ancora definitivamente il risultato delle elezioni.


Più di un milione di schede bianche. Si sono volatilizzate?


Dal ministero dell’Interno non abbiamo saputo niente. Qualcuno probabilmente lo sa, ma se lo tiene per se. Ma noi quei dati li abbiamo trovati, e sono dati che fanno "saltare sulla sedia" perchè sono assolutamente uguali in tutta Italia: le schede bianche stanno in una forbice tra l’1 e il 2 per cento. E questo dal punto vista statistico, logico, matematico, e politico, e da qualunque punto di vista lo si guardi è una cosa non solo bizzarra, ma praticamente impossibile. E mentre si verificava quella notte il crollo delle schede bianche scoprivamo un altro particolare curioso.


Quale?


Che Forza Italia, cresceva molto di più rispetto alle previsioni degli exit pool. Una crescita di circa un milione di voti…


Queste sono già dichiarazioni esplosive. C’è dell’altro? Questa mattina, alla lettura della pagina sul Corriere in cui si parla del tuo dvd si sono levate già numerose polemiche. E il dvd ancora non è uscito…


È tutto l’andamento del voto ad essere sospetto e noi lo abbiamo raccontato minuto per minuto. E ciò comprende anche il comportamento dell’allora ministro dell’Interno: quella notte, per ben tre volte, invece di restare al Viminale, il ministro è uscito, più o meno furtivamente, lasciando tutta l’organizzazione del conteggio dei voti ai suoi funzionari, per andare nella residenza privata del premier Berlusconi. E noi, sulla base delle informazioni in nostro possesso, raccontiamo con scrupolo cos’è successo in quella notte nel corso di quegli incontri così agitati”.


Qui si parla di brogli, ma alterare le schede non e’ una cosa cosi’ facile…


In realta lo è. Siamo andati negli Usa a farci spiegare come si fa da un programmatore informatico che è stato il primo a denunciare i brogli elettorali in Florida; e lo ha fatto perchè lui stesso ha costruito un meccanismo per alterare i dati. E ci siamo fatti anche spiegare come sarebbe stato possibile farlo anche in Italia. Lui ci ha mostrato come, in trenta minuti, si può creare un software per manipolare i dati e bastano 4-5 persone per gestirlo…


Allora, cosa si evince dal tuo docu-thriller? Chi è l’assassino della democrazia?


L’assassino è questo metodo. È questa legge elettorale che si presta a tantissime nefandezze e il sistema di trasmissione dei dati completamente avulso da qualsiasi tipo di controllo. Noi votiamo e poi c’è qualcuno che ci dice chi ha vinto le elezioni. Ma i cittadini non hanno alcuna possibilità di controllo.


La tua conclusione personale (e politica)?


Se il voto fosse stato regolare a quest’ora la maggioranza di centro sinistra al Senato avrebbe dai 15 ai 20 senatori in più.


 


Ci sarebbero varie notizie da commentare e magari nei prossimi giorni sarà possibile farlo, assieme all'arretrato da smaltire doverosamente. Questa intervista, però, in cui il direttore di "Diario" parla molto esplicitamente di brogli elettorali a vantaggio della gang di B.1816 e della lunga notte del 10 aprile, mi sembra la madre di tutte le notizie. Se poi arriverà in edicola quel dvd...

martedì 14 novembre 2006

La pellicola della memoria


 


La porta a vetri è inequivocabilmente chiusa, anzi sprangata. Provo a guardare dentro e scorgo soltanto un manifesto, residuo di qualche stagione passata. I grandi pannelli sono indecorosamente spogli, s’intravede il bancone della cassa. L’aria di abbandono sembra quasi entrare nei polmoni. All’esterno sono vuote, malinconicamente vuote, le bacheche da cui occhieggiavano i titoli in programma e quelli che prossimamente ci sarebbero stati. Duole riconoscerlo, ma la realtà che ho sotto gli occhi significa una cosa soltanto: la sala Splendor ha chiuso i battenti. Immagino per sempre, questa volta.


Ora per comprendere bene il senso di tutto ciò occorre aver presente il commovente e tenero film di Tornatore, “Nuovo cinema Paradiso”, premio Oscar per il miglior film straniero nel 1989 e secondo classificato a Cannes. Solo riandando con la memoria a quella storia, così ben raccontata, si può capire come le cessate proiezioni in sala siano un punto di non ritorno, a cui consegno anche la mia infanzia definitivamente.


Mi ritrovai in molte sensazioni generate, a suo tempo, da quel lungometraggio. Andando a ritroso nell’infanzia resta ancora nitida l’immagine di una piazza affollata dove venivano proiettate le settimane Incom su un telo bianco fissato al muro di una casa, che precedevano il film vero e proprio. Le sedie, colorate, erano di quella plastica intrecciata e solida che il bar dello Sport metteva a disposizione. Poi, d’inverno, in una sala che a me pareva immensa, si susseguivano gli spettacoli domenicali.


Le poltrone erano di legno, ribaltabili, dure e scomode, di quelle dove occorreva sistemarsi bene per non far muovere il sedile. Quelle degli ultimi posti poi, chiaramente riservate agli adulti, erano più grosse talchè il peso di un bambino non era sufficiente a renderle stabili, così il sedile si muoveva e, se non ci si aggrappava ai braccioli-salvagente, si sprofondava, Vedere un film in quelle condizioni era da incubo.


I cinema, a quel tempo, risultavano affollati e quando c’era un titolo di richiamo le persone si accalcavano in piedi in fondo alla sala e lungo i corridoi, fino a comporre una sorta di tappezzeria umana. Singolare l’effetto che veniva così prodotto, una sensazione di calore, abbraccio e protezione, in mezzo alle nuvole di fumo che s’innalzavano. Durante l’intervallo ad attirare l’attenzione erano i manifesti extralarge appesi lungo le pareti che proponevano le future proiezioni: peplum, western, Franco & Ciccio, film bellici. La gestione era parrocchiale e il massimo dell’audacia poteva essere qualche (raro) seno scoperto solo nel film di metà settimana, unica proiezione la sera con pargoli già a nanna.


Con il passare degli anni ad attirare in sala non erano più soltanto i titoli, ma anche la presenza o meno delle ragazzine più interessanti che, chissà perché, occupavano intere file contornate dalle amiche del cuore. Allora non restava altro da fare che sedersi nei posti liberi davanti oppure dietro, sperando di carpire uno sguardo, un gesto. E quando si accendevano le luci, tra il primo ed il secondo tempo, era tutto uno scambiarsi sorrisi e rossori, mentre si provava ad essere tutt’uno, per celare l’imbarazzo, con la preziosa radiolina a transistor, vietatissima all’interno, che rimandava le voci amiche di “Tutto il calcio...”.


Poi quella sala rimase chiusa alcuni anni per la messa a norma di sicurezza e, quando riaprì i battenti, ci volli tornare, incuriosito, per vedere se qualche frammento della memoria era recuperabile all’interno del “tempio”. Ma che delusione! Quella sera eravamo in due, il macchinista conosceva entrambi e per non rimandarci a casa accettò di proiettare il film. Congelato in un’atmosfera surreale fu l’ultimo che vidi.


Il resto, tutto il resto, rimane accantonato in un angolo della memoria, come avvolto in quelle “pizze” di pellicola dal magico fascio di luce azzurrognola che si dirigeva sullo schermo.