giovedì 11 ottobre 2007

Una trasmissione travagliata


Questa sera torna “Annozero”, la trasmissione di Santoro che, per ammissione dello stesso conduttore, chiuderà il ciclo quest’anno senza più riprendere. Dopo l’infuocata e interessantissima puntata di giovedì scorso, saranno tutti sotto riflettori incandescenti. A cominciare, ovviamente, da Santoro per passare a Sandro Ruotolo, transitare dalla Borromeo (definita “velinista” dall’ineffabile Mastella) e finire a Marco Travaglio, molto occupato nei giorni scorsi a sventare le aspre critiche che gli sono arrivate sia dalla becera destra che dal cosiddetto centrosinistra(ti). La televisione è ormai il terreno di furibonde battaglie, l’oggetto del contendere. Il motivo di questo parossismo crescente nasce dal passato recente, vale a dire dalla “famosa” discesa in campo di colui al quale mancavano persino i requisiti per essere eleggibile e che, combinazione, oltre a vantare la tessera P2 n° 1816, disponeva dell’imponente controllo di buona parte dei mezzi di informazione, televisioni in primo luogo, che ha adoperato come mezzi di distruzione di massa dei cervelli di circa una metà (e qualcuno in più) dei miei connazionali. La lobotomizzazione di questi cervelli gli ha assicurato, saldamente, il controllo invasivo di ogni settore anche quando si è trovato all’opposizione, perché ci sono altri che fanno il lavoro sporco per lui.


Ho trovato sul Corriere della Sera di ieri l’intervista a Marco Travaglio che qui propongo già a futura memoria. Come sapete, proprio a questo giornalista con la schiena dritta, è dedicato espressamente l’altro mio blog (che entro il mese raggiungerà le 400mila visite), perciò seguo con comprensibile attenzione ciò che potrebbe accadergli proprio a cominciare da stasera. La normalizzazione non fa per lui, come ribadisce nell’intervista, perciò vedremo come andrà a finire tutto. E che il clima generale stia diventando sempre più irrespirabile è molto più che una sensazione da parte di chi, come il sottoscritto, sarà sempre d’accordo con una minoranza di persone (tanto per citare Nanni Moretti in “Caro diario”), sorte che  non gli dispiace affatto, perché la coerenza per me è tutto. Perchè se la pretendo dagli altri, a maggior ragione la esigo da me stesso.


Il giornalista sotto il tiro del Cda Rai


«Se vogliono mi caccino pure»


Travaglio: «Io non intervisterò i politici»


ROMA — Il suo spazio in «Annozero» è sotto tiro, Marco Travaglio. Ieri il Cda Rai se n’è occupato. Il direttore generale Claudio Cappon ha chiesto modifiche a Santoro.


«Il mio unico referente è, e naturalmente resta, Michele Santoro col quale lavoriamo in piena sintonia». La accusano di attaccare personaggi senza un collegamento con l’attualità, la cronaca politica. «Falso. Se si parla della manifestazione di Grillo mi occupo di Mastella, se c’è il caso De Magistris spiego come la classe politica, tutta la classe politica, intimidisca i magistrati senza nemmeno bisogno di scrivere in una legge. Quando si discute di criminalità e di tolleranza zero, ecco Amato». Proprio la «lettera» ad Amato è stata oggetto di forti critiche, soprattutto dal centrosinistra. «Nessuno ha smentito i fatti che ho riportato: l’amicizia con Craxi, quei suoi tre famosi addii alla vita politica rimasti senza seguito, quel non aver visto il giro di mazzette nel suo partito: e adesso annuncia "tolleranza zero" verso gli accattoni...». Non è preoccupato? Perlomeno agitato? «Sono invece tranquillissimo. Se vogliono cacciarmi, lo facciano pure. Tanto è già accaduto una volta. Stavolta ci sarà un altro nome e cognome sulla decisione. Non hanno più nemmeno bisogno di correre fino in Bulgaria per mandarmi via». Anche lei, come Santoro, sostiene che Prodi si muove come il Berlusconi del famoso «editto di Sofia»? «Il giudizio di Prodi su "Annozero" è un diktat di sapore bulgaro emanato da Torino anziché da Sofia... Non penso che Prodi abbia la stessa concezione della libertà di informazione che alberga nella testa di Berlusconi. Semplicemente perché sono sicuro che abbia espresso quel giudizio perché quotidianamente ricattato da Mastella. Intendo per la maggioranza da assicurare al governo... Piuttosto mi viene in mente una considerazione sul centrosinistra e Berlusconi». Ovvero, Travaglio? «La dichiarazione grave e pesante di Prodi fa riflettere sull’eredità lasciata dal quinquennio berlusconiano e su quanto tutti se ne avvalgano. Il centrosinistra arrivato al potere aveva due strade: invertire la rotta e deberlusconizzare l’Italia o approfittare del lavoro sporco compiuto dal capo del centrodestra. Per la tv, soprattutto per la Rai si è deciso di lasciare le cose come stavano. Infatti il centrosinistra adesso dice: Berlusconi non aveva tutti i torti, questi signori non devono esagerare... Così è difficile spiegare che i politici non sono tutti uguali. Se dicono e fanno cose identiche, sono loro a alimentare il qualunquismo. Certo non Santoro. E nemmeno Grillo». Sandro Curzi dice: Travaglio dovrebbe intervistare i suoi interlocutori per assicurare un contraddittorio. «Sandro è troppo intelligente per ignorare che non c’è un solo politico disposto a farsi intervistare da me. Non raccontiamoci balle. La verità è che si trovano tutte le scuse per non entrare nel merito di quanto racconto citando documenti e fonti. Io non invento nulla». E come la mette con la par condicio, col diritto di replica? «Tre giorni fa è andata in onda una puntata di "Porta a porta" in cui Santoro, il sottoscritto, De Magistris, Woodcock, gli stessi ragazzi di Locri sono stati insultati da Mastella, dagli ospiti in studio sotto gli occhi benevoli di Bruno Vespa. E in quel caso chi ha avuto il diritto di difendersi? Non hanno avuto il coraggio di prendersela col fratello del giudice Borsellino per evidenti motivi. Per certa gente i giudici sono buoni solo quando sono morti: e preferiscono aspettare che li ammazzino per santificarli». Quindi lei continua per la sua strada, sembra di capire... «Io mi trovavo a "Il Giornale" con Montanelli quando l’editore decise cosa si dovesse scrivere o non scrivere. Montanelli se ne andò e lo seguimmo in cinquanta. Lo ripeto: che ci caccino pure. Però se ne devono assumere la responsabilità».


Paolo Conti


Corriere della Sera (10 ottobre 2007)

2 commenti:

  1. Federico1250ottobre 12, 2007

    Ciao Frank, sono anch'io un estimatore di Marco Travaglio, lo trovo di una lucidità mentale da far paura (alla famosa "casta")

    Ce ne vorrebbero di giornalisti come Lui, non i soliti leccapiedi. Ferderico.

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  2. Federico1250, ciao!. Hai adoperato un termine efficacissimo per definire Travaglio: lucidità mentale. E' straordinaria questa sua capacità di legare fatti, nomi, dati con il filo dell'ironia,quando non sarcasmo o addirittura rigore e intransigenza assoluti, che sono poi la sua cifra specifica. Vorrei curiosare anche solo cinque minuti nel suo archivio.

    Ci sono altri giornalisti con la schiena dritta, prendi Lirio Abbate che ha scritto un libro sconvolgente sulla mafia. Oppure D'Avanzo... Ecco il giornalista di "Repubblica" che apprezzavo mi ha deluso profondamente dopo quanto ha scritto sulla puntata di giovedì scorso di "Annozero". Comunque ci siamo capiti.

    Ciao Federico.

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