venerdì 26 ottobre 2007

Boicottaggio: Why not?


Si sono svolte nei giorni scorsi, in 12 città nel mondo, manifestazioni di solidarietà al Premio Nobel per la Pace, Aung San Suu Kyi, e a tutti i prigionieri politici detenuti in Birmania. 12 come gli anni di arresti domiciliari della leader dell'opposizione. Nella circostanza, le sei donne premiate con il Nobel per la Pace - Jody Williams, Shirin Ebadi, Wangari Maathai, Rigoberta Menchu Tum, Betty Williams e Mairead Corrigan Maguire - hanno lanciato un appello per la sua liberazione.


Un mese fa i monaci buddisti sono scesi in piazza per protestare contro l'aumento dei prezzi e per chiedere l'avvio di un processo di riconciliazione. La giunta militare birmana ha risposto con la violenza, uccidendo 10 persone e arrestandone un altro migliaio, stando alle cifre ufficiali. Però secondo attendibili fonti dell’opposizione democratica, quelle governative di paesi terzi e molti dissidenti, il bilancio sarebbe molto più pesante. Secondo la Bbc circa 10mila persone, tra cui molti bonzi, sono state arrestate dalle forze militari capeggiate dal generale Than Shwe e altre centinaia sono state uccise. (l’Unità, 24 ottobre 2007).


Un rapporto della Cisl, reso noto nei primi giorni del mese, ha meritoriamente posto al centro dell’attenzione una questione assai concreta, vale a dire il business di molte aziende nazionali con il regime sanguinario di quel Paese, a conferma che pecunia non olet a qualunque latitudine e in qualsiasi epoca.


Ora, al di là di appelli e mobilitazioni, mi pare proprio il caso di rendere manifesta la totale riprovazione verso la Birmania boicottando quelle imprese che commerciano con il dittatore. Così come sarebbe il caso di adottare il medesimo atteggiamento nei confronti della Cina (come instancabilmente suggerisce la cara harmonia) che si appresta ad autocelebrarsi con la prossima edizione dei Giochi olimpici. Intanto questo è l’articolo (e la lista rosso-sangue) pubblicato dall’Unità il 7 ottobre.


120 milioni di euro, il giro d’affari delle ditte italiane in Birmania


Un rapporto della Cisl elenca le 350 aziende che fanno import-export. La Oviesse sospende le forniture provenienti dal Paese.


di Umberto De Giovannangeli


Un giro d’affari che nel 2007 ha superato i 120 milioni di euro. È la dimensione del rapporto economico tra aziende italiane e la Giunta golpista della Birmania. Un quadro inquietante: è quello che emerge da un documentato rapporto presentato nei giorni scorsi dalla Cisl; nei giorni in cui il mondo democratico inorridiva di fronte alla brutale repressione condotta da uno dei regimi più feroci al mondo contro il movimento di protesta non violento che rivendicava, e continua a farlo nonostante morti, feriti, arresti di massa, diritti, libertà, giustizia.

Quello ricostruito dal rapporto della Cisl è un giro di affari che, per quanto concerne le importazioni, investe 350 aziende italiane. Le attività riguardano il teak, abbigliamento e pietre preziose. Alcuni esempi. La Bulgarelli Gioielli Spa (385mila euro); la Fincantieri-Cantieri Navali Spa (poco meno di 100mila euro). Ancora: l’ipermercato Auchan Spa (426mila euro); la Bellotti Spa (importatrice del pregiatissimo legno birmano per un valore di oltre 7 milioni di euro). Non basta. C’è la Van Cleef & Arpel Logistics Spa (prodotti di lusso) con 4,8 milioni di euro, l’Italia Srl (4,3 milioni di euro), la Margaritelli Italia Spa (legno per casa e infrastrutture) con 935mila. Sul versante esportazioni, la Danieli Officine Spa raggiunge la ragguardevole cifra di oltre 55 milioni di euro di prodotti industriali esportati.


Tra i nomi illustri nel poco edificante import-export con i golpisti birmani c’è anche Oviesse, con un giro di affari nel campo dell’abbigliamento che raggiunge i 2,5 milioni di euro di importazione. A Oviesse (Gruppo Coin) va riconosciuto comunque il merito di aver sospeso il ricorso a forniture provenienti dalla Birmania «fino a quando non sarà ripristinato il rispetto dei diritti civili». «Abbiamo assunto questa decisione - sottolinea l’amministratore delegato del


va riconosciuto comunque il merito di aver sospeso il ricorso a forniture provenienti dalla Birmania «fino a quando non sarà ripristinato il rispetto dei diritti civili». «Abbiamo assunto questa decisione - sottolinea l’amministratore delegato del Gruppo Coin Stefano Beraldo - perché condividiamo la richiesta che sale dalla società civile di dare un segnale che induca il governo di quel Paese a ripristinare al più presto i diritti civili».


Un salutare ripensamento che ha coinvolto anche l’agenzia di viaggi Astoi-Fiavet che ha deciso di sospendere tutti i suoi viaggi in Birmania. Una linea che è stata seguita anche dai tour operator del Gruppo Alpitour (Francorosso e Viaggidea) che hanno sospeso tutti i voli a partire dal 28 settembre. Lo stesso hanno fatto la Albatros Yatching Vacanze e Dodotravel Ma non tutti hanno ripensato i propri rapporti con la Birmania insanguinata: Gastaldi, Viaggi nel mappamondo, Rallo Luxury Travel, Sentieri di nuove esperienze, Columbia Turismo, Hotelplan, Viaggi dell’Elefante, Dimensione Turismo, il Tucano Viaggi, Mistral e Settemari: tutte queste importanti agenzie turistiche continuano a vendere pacchetti «tutto compreso» per viaggi da sogno nel «paradiso birmano». Non solo turismo, Teak e rubini. Perché le relazioni economiche e commerciali riguardano anche aziende come la Avio Spazio Difesa che, insieme alla Avio Spa, hanno fatturato quest’anno circa 1milione400mila euro. Il rapporto della Cisl non indica cosa queste aziende abbiano venduto ai golpisti birmani. Ciò che è certo è che la Avio è specializzata nella produzione di motori e componenti militari. Tra le aziende monitorate dal rapporto vi sono anche Foppapedretti e Margaritelli: aziende specializzate, tra le altre cose, nelle certificazioni per la rintracciabilità di prodotti provenienti da foreste gestite secondo ben definiti standard ambientali, economici e sociali. C’è da chiedersi, e tutte le organizzazioni ambientaliste e per la difesa dei diritti umani lo fanno, come la Birmania dei generali rientri in questi standard. Il rapporto della Cisl è di dominio pubblico. La repressione in Birmania non si ferma. La domanda è d’obbligo:

qual è la risposta allo «stop ad ogni commercio con la Giunta golpista» birmana da parte di Confindustria e mondo politico?


l’Unità (7 ottobre 2007)

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