lunedì 27 agosto 2007

Ieri e oggi-2


 


 


 


 


 


 


 


 



In una delle prime puntate del meritorio “Blob77” (un programma di RaiTre che merita di essere segnalato e seguito) ho rivisto con commozione e tenerezza (quell’uomo mi ispirava tenerezza) Enrico Berlinguer, citato per il suo discorso sull’austerità tenuto per la prima volta appunto 30 anni fa. Ne propongo alcuni stralci.


L'austerità, leva per trasformare l'Italia ed instaurare una cooperazione col Terzo mondo

L'austerità come leva di sviluppo (dai discorsi di Enrico Berlinguer al Teatro Eliseo di Roma (1977) e al Teatro Lirico di Milano (1979)  


(...) Una trasformazione rivoluzionaria può essere avviata nelle condizioni attuali solo se sa affrontare i problemi nuovi posti all'Occidente dal moto di liberazione dei popoli del Terzo mondo. E ciò, secondo noi comunisti, comporta per l'Occidente, e soprattutto per il nostro paese, due conseguenze fondamentali: aprirsi ad una piena comprensione delle ragioni di sviluppo e di giustizia di questi paesi e instaurare con essi una politica di cooperazione su basi di uguaglianza; abbandonare l'illusione che sia possibile perpetuare un tipo di sviluppo fondato su quella artificiosa espansione dei consumi individuali che è fonte di sprechi, di parassitismi, di privilegi, di dissipazione delle risorse, di dissesto finanziario.


Ecco perché una politica di austerità, di rigore, di guerra allo spreco è divenuta una necessità irrecusabile da parte di tutti ed è, al tempo stesso, la leva su cui premere per far avanzare la battaglia per trasformare la società nelle sue strutture e nelle sue idee di base. Una politica di austerità non è una politica di tendenziale livellamento verso l'indigenza, né deve essere perseguita con lo scopo di garantire la semplice sopravvivenza di un sistema economico e sociale entrato in crisi.


Una politica di austerità, invece, deve avere come scopo - ed è per questo che essa può, deve essere fatta propria dal movimento operaio - quello di Instaurare giustizia, efficienza, ordine, e, aggiungo, una moralità nuova. Concepita in questo modo, una politica di austerità, anche se comporta (e di necessità, per la sua stessa natura) certe rinunce e certi sacrifici, acquista al tempo stesso significato rinnovatore e diviene, in effetti, un atto liberatorio per grandi masse, soggette a vecchie sudditanze e a intollerabili emarginazioni, crea nuove solidarietà, e potendo così ricevere consensi crescenti diventa un ampio moto democratico, al servizio di un'opera di trasformazione sociale.


Proprio perché pensiamo questo, occorre riconoscere, a me sembra, che finora la politica di austerità non è stata presentata al paese, e ancor meno attuata, dentro tale spirito non di rassegnazione, ma di consapevolezza e di fiducia. E se possiamo ammettere - dobbiamo ammettere, anzi - che vi sono state e vi sono a questo proposito manchevolezze e oscillazioni del movimento operaio e anche del nostro partito, tuttavia le deficienze principali sono da imputare alle forze che dirigono il governo del paese. (...)


L'austerità è un imperativo a cui oggi non si può sfuggire. Certe obiezioni di qualche accademico ignorano dati elementari del mondo di oggi e dell'Italia di oggi. In sintesi, questi dati sono: innanzi tutto, il moto e l'avanzata dei popoli e paesi del Terzo mondo, che rifiutano e via via eliminano quelle condizioni di sudditanza e d'inferiorità, cui sono stati costretti, che sono state una delle basi fondamentali della prosperità dei paesi capitalistici sviluppati; in secondo luogo l'acuita concorrenza, la lotta senza esclusione di colpi fra questi stessi paesi capitalistici, della quale fanno sempre più le spese i paesi meno forti e sviluppati, fra i quali l'Italia; infine, la manifesta e ogni giorno più evidente insostenibilità economica e insopportabilità sociale, in questo mutato quadro mondiale, delle distorsioni che hanno caratterizzato lo sviluppo della società italiana negli ultimi venti-venticinque anni.


Da tempo noi comunisti cerchiamo di richiamare l'importanza e di far prendere coscienza di questi dati oggettivi della situazione del mondo e dell'Italia. Tuttavia, ancora oggi molti non si sono resi conto che adesso l'Italia si trova oramai - ma io credo, prima o poi, anche altri paesi economicamente più forti del nostro si troveranno - davanti a un dilemma drammatico: o ci si lascia vivere portati dal corso delle cose così come stanno andando, ma in tal modo si scenderà di gradino in gradino la scala della decadenza, dell'imbarbarimento della vita e quindi anche, prima o poi, di una involuzione politica reazionaria; oppure si guarda in faccia la realtà (e la si guarda a tempo) per non rassegnarsi a essa, e si cerca di trasformare una traversia così densa di pericoli e di minacce in una occasione di cambiamento, in un 'iniziativa che possa dar luogo anche a un balzo di civiltà, che sia dunque non una sconfitta ma una vittoria dell'uomo sulla storia e sulla natura.


Ecco perché diciamo che l'austerità è, si, una necessità, ma può essere anche un'occasione per rinnovare, per trasformare l'Italia: un'occasione, certo, come ha detto qui un compagno operaio, tutta da conquistare, ma quindi da non lasciarci sfuggire.

L'austerità per definizione comporta restrizioni di certe disponibilità a cui ci si è abituati, rinunce a certi vantaggi acquisiti: ma noi siamo convinti che non è detto affatto che la sostituzione di certe abitudini attuali con altre, più rigorose e non sperperatrici, conduca a un peggioramento della qualità e della umanità della vita. Una società più austera può essere una società più giusta, meno diseguale, realmente più libera, più democratica, più umana. (...)


La politica di austerità quale è da noi intesa può essere fatta propria dal movimento operaio proprio in quanto essa può recidere alla base la possibilità di continuare a fondare lo sviluppo economico italiano su quel dissennato gonfiamento del solo consumo privato, che è fonte di parassitismi e di privilegi, e può invece condurre verso un assetto economico e sociale ispirato e guidato dai principi della massima produttività generale, della razionalità, del rigore, della giustizia, del godimento di beni autentici, quali sono la cultura, l'istruzione, la salute, un libero e sano rapporto con la natura. "Lor signori", come direbbe il nostro Fortebraccio, vogliono invece l'assurdo perché in sostanza pretendono di mantenere il consumismo, che ha caratterizzato lo sviluppo economico italiano negli ultimi venti-venticinque anni, e, insieme, di abbassare i salari.


Queste le parole che ieri adoperava un uomo di sinistra, tra l’altro di straordinaria attualità a conferma che la scomparsa di Enrico Berlinguer, ricordata da quella prima pagina nel giorno dei suoi funerali, ripubblicata dall’Unità alcuni giorni fa, ha lasciato un vuoto anche morale incolmabile. A maggior ragione se confrontiamo quelle parole con il lessico odierno dei moribondi Ds. Alcuni esempi tratti da la Repubblica del 21 luglio 2007.


Ecco le telefonate che per il gip dimostrano la complicità nei reati compiuti durante le scalate del 2005. Il numero uno di Unipol informa costantemente i vertici dei Ds delle fasi dell'operazione. 9 luglio "Abbiamo il 51%" Passata la mezzanotte, Consorte viene svegliato da Fassino, al quale riferisce di essere stato alla Consob e di voler lanciare l'Opa solo dopo aver conseguito la maggioranza assoluta di Bnl. Consorte: "Oggi ho incontrato Cardia con tutti i dirigenti della Consob, gli ho spiegato tutto quello che vogliamo fare". [...] Fassino: "Il ratios l'avete guardato, ovviamente, siamo tranquilli su quel fronte lì" Consorte: "Il scusa?" Fassino. "Il ratios" Consorte: "Ah, ma noi lanciamo quando abbiamo in mano il 51%" 14 luglio "Prudenza nelle telefonate" Nel corso della telefonata Tra Consorte e D'Alema emergono le precauzioni che il leader Ds consiglia al manager dell'Unipol. Consorte: "Ciao Massimo, buongiorno". D'Alema: "Parlo con l'uomo del momento?". Consorte: "L'uomo del momento! Lo sfigato del momento... (ride)..." Consorte parla dell'Opa.



Consorte: "Lunedì la facciamo. Abbiamo finito". D'Alema: "Io poi ti devo dire una cosa... ah... se tu trovi un secondo... direttamente". Consorte: "Va bene... è vedere quando ci sei tu a Roma, perché so che sei molto in giro... Tu domenica sei a Roma? O mi devi parlare prima?" D'Alema: "Beh, volevo dirti... delle prudenze che devi avere. Forse...." Consorte: "Uhm" D'Alema: "Forse ti è arrivata la voce, diciamo". Consorte: "Uhm". D'Alema Devo farti l'elenco... delle prudenze che devi avere". Consorte: "Che devo... che devo avere. Uhm". D'Alema: "Sì, delle comunicazioni". 14 luglio La contropartita di Bonsignore In una telefonata tra Consorte e D'Alema, l'esponente dei Ds riferisce di una visita fattagli da Vito Bonsignore, contropattista, che per vendere la sua quota alla Unipol chiede una contropartita politica. D'Alema: "È venuto a trovarmi Vito Bonsignore, voleva sapere se io gli chiedo di fare quello che tu gli hai chiesto di fare, oppure no... che voleva altre cose a latere" Consorte: "Ecco immaginavo. Non era disinteressato" D'Alema: "A latere su un tavolo politico" Consorte: "Eh, eh" D'Alema: "Ti volevo informare che io ho regolato da parte mia" Consorte: "Eh" D'Alema: "Lui mi ha detto che resta, ha detto che resta..." Consorte: "Ah si uhm, bene" D'Alema: "È disposto a concordare con voi un anno, due anni... il tempo che vi serve" Consorte: "Sì, sì. No, ma io lì sono stato ... in effetti, ho detto: "Guardi, decida come ritiene meglio, se lei vuole uscire, noi onoreremo gli impegni subito come facciamo con gli altri, se lei rimane ci fa piacere"" D'Alema: "Eh Gianni, andiamo al sodo, se vi serve resta" Consorte: "Sì. E basta" D'Alema:"Poi noi non ci siamo parlati, eh?" 7 luglio "Di quanti soldi hai bisogno?" D'Alema senza troppi giri di parole in una telefonata chiede a Consorte quante risorse finanziarie gli servono per portare a termine l'operazione. Consorte: "Adesso mi manca un passaggio importante e fondamentale. Sto riunendo i cooperatori perché sono tutti gasati, entusiasti e moralmente contenti, gli ho detto: "però dovete darmi i soldi, non è che potete solo incoraggiarmi, perché il coraggio ce l'ho da solo, no? D'Alema: "Di quanti soldi hai bisogno ancora?" Consorte: "Mah, non di tantissimo, di qualche centinaia di milioni di euro". D'Alema: "E dopo di ché fate da soli?" Consorte: "Sì,sì facciamo da soli". [...] D'Alema: "Va bene, vai avanti, vai!" Consorte: "Massimo noi ce la mettiamo tutta" D'Alema: "Facci sognare! Vai!" 5 luglio "Son tutti falsi come Giuda" Consorte illustra i suoi piani a Fassino e parla della difficoltà di agganciare all'operazione l'immobiliarista Gaetano Caltagirone. Consorte: "Vuole fare il presidente della banca (Caltagirone, ndr), poi ha cominciato a dire che vuole le deleghe sulla comunicazione, e gli diamo le deleghe sulla comunicazione, poi vuole l'internal audit e gli diamo l'internal audit poi all'ultimo si è inventato, vorrebbe la gestione del patrimonio immobiliare. A questo punto gli abbiamo detto: "Caro, primo non è etico perché tu fai l'immobiliarista, secondo non abbiamo nessuna intenzione di bipartire la banca, quindi se tu con il 5% vuoi fare 'ste cose, fai una cosa, tu te la compri se te la fanno comprare e fai quel cazzo che ti pare... in più dulcis in fundo, perché non conosce la vergogna vuole una put ... gli ho detto, oh, c'hai rotto i coglioni, vendici le tue quote" Fassino: "Sì tra l'altro, lui, parliamoci chiaro, o vende o sta ai vostri accordi". Consorte: "Son tutti falsi come Giuda. Cioè Banca Intesa ho parlato con Fazio "ma, mi, mu, mi" parlo con Bazoli, eccetera c'hanno detto di no; Iozzo... eh... e soprattutto Modiano, col quale ho parlato, ha detto: "non se ne parla nemmeno". Unicredit niente. Capitalia... ha posto il veto Geronzi, eh! Bisogna ricordarsi poi, adesso finiamo sta vicenda... Fassino: "Ce ne ricordiamo tutti" 6 luglio La mafietta e i rapporti di potere Consorte è convinto che se non va in porto l'operazione Bnl, Unipol può da subito fare un'altra operazione alla faccia dell'intero sistema bancario italiano. Consorte: "Loro se lo pigliano nel culo, ecc. Ti volevo sottolineare che il dottor Profumo non m'ha dato una mano, il dottor Passera me l'ha cacciato nel culo e il dottor Modiano mi mandato affanculo" Latorre: "Sì. Sono schierati tutti con quelli..." Consorte: "No, non neutrali. In una fase in cui la neutralità, Nicola, non serve a niente perché sanno benissimo quello che stiamo facendo noi. Tutti! E tutti hanno paura che glielo mettiamo nel culo" Latorre: "Eh come vedi in questa storia gli immobiliaristi no c'entrano un cazzo" Consorte. "Niente. (...) Guarda Nicola, sono dei poveretti. Io gli ho parlato ieri per la prima volta, è vero solo una cosa di quello che hanno raccontato di sta gente, che con loro è impossibile avere rapporti di lavoro. Però al di là di questi sono dei poveretti. Qui dietro c'è una mafietta, Imi Sanpaolo, Unicredito, Banca Intesa e Capitalia che ci sta letteralmente impedendo di fare l'operazione". Latorre: "Ma non c'è dubbio su questo" [...] Consorte: "E poi ci sono delle teste di cazzo. Io alla fine, Nico', faremo la lista, perché questi stanno semplicemente lavorando, io vorrei che ti fosse chiaro, contro di noi come Ds, non contro di noi come Unipol". [...] Consorte: "Nicola, è una roba da matti! Se noi facciamo o non facciamo questa operazione, quello che non si rendono, io non uso mai frasi roboanti, ormai siamo troppo amici, sicuramente gli mettiamo una zeppa per i prossimi vent'anni" Latorre. "Ma scusa, ma secondo te" Consorte:" Ma manco se l'immaginavano ... ! Capito?" La Torre "Io non voglio sopravvalutarmi, io dall'inizio, questa è la motivazione per la quale io ho puntato tutto su questa..." Consorte: "È questa, è questa. Guarda io posso fare..." Latorre: "Se riesco a sconvolgergli gli equilibri di potere in questo Paese" [...] Consorte: "Nicò, ma per noi, per il nostro partito, per le cose che abbiamo sostenuto 20 anni. Capito?" Latorre: "Certo" Consorte: "Quindi io farò di tutto. Però, sai, io purtroppo ho a che fare con i Caltagirone che sono dei banditi. Dei banditi sono!"


EMILIO RANDACIO e WALTER GALBIATI


 

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