mercoledì 24 marzo 2010

Acqua e pane

Irritazione prima, doppia commozione poi si sono mescolate tra loro, quasi sorprendendomi per la  presenza e la persistenza. Sarà il periodo interlocutorio che corre tra la fine dell’inverno ed una primavera solo annunciata dal calendario e ancora latente, saranno piccoli o grandi episodi che si verificano o profilano, sta di fatto che non ricordavo precedenti analoghi. Solo scavando a ritroso nel tempo qualche reazione affine potrei riscontrarla.
Dunque succede che ieri l’Ansa lancia la notizia di bambini in mensa a pane e acqua
http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/cronaca/2010/03/23/visualizza_new.html_1735854451.html
La fonte primaria era stata questa
http://corrieredelveneto.corriere.it/notizie/cronaca/2010/23-marzo-2010/i-genitori-non-pagano-mensa-nove-bambini-pane-acqua-1602701893813.shtml
e oggi ci torna sopra l’edizione nazionale del Corriere della Sera.
http://www.corriere.it/cronache/10_marzo_24/Bambini-a-pane-e-acqua-Il-sindaco-sotto-accusa_7da6f82e-3715-11df-bfab-00144f02aabe.shtml
L’episodio, già in sé sconcertante e vergognoso, ha generato un sentimento, poco nobile lo so, ma la rabbia è montata con virulenza. Pensando poi a chi aveva partorito l’idea, ancora si accresceva il disgusto verso i fascisti verdi, quella Lega che dopo aver infettato il Nord dell’Italia sta facendo fuoriuscire il suo percolato verso il centro della penisola. Non erano forse legaioli coloro che distribuivano a Sansepolcro, nell’aretino, sapone da utilizzare per lavarsi le mani dopo aver toccato un migrante?
Posta sotto i riflettori, perché subito il TgTre di ieri, nell’edizione nazionale, ne aveva parlato, l’amministrazione di Montecchio Maggiore, in provincia di Vicenza, ha diffuso sul sito comunale questo comunicato.
http://www.comune.montecchio-maggiore.vi.it/content/view/934/1053/

Che nulla sottrae all’indecenza del gesto. Di seguito i link del sindaco http://www.comune.montecchio-maggiore.vi.it/content/view/1/2/  e dell’assessore ai Servizi sociali http://www.comune.montecchio-maggiore.vi.it/content/view/55/64/.
Due giovani donne a livello zero di sensibilità. A differenza di quella, elevatissima, di Concita De Gregorio, che ha scritto - credo d’impeto - il bellissimo editoriale pubblicato oggi sul giornale da lei ben diretto che è l’Unità.
Dunque: irritazione, commozione e per non farmi mancare nulla, cosa accade leggendo il consueto “Buongiorno” che Massimo Gramellini porge con garbo ogni mattina? Una piccola storia italiana, che credo rievocherà sabato prossimo nella trasmissione “Che tempo che fa”. Ora vuoi per il tocco delicato che ha adoperato, vuoi perché altri bambini dopo quelli vicentini erano coinvolti, ma anche qui si è formato un groppo in gola che con fatica sono riuscito a contrastare.
Basta poco, talvolta, per sentirsi partecipi, mentre nello stesso tempo mi chiedo anche, con preoccupazione, quante macerie ci saranno da raccogliere dopo la caduta dei mostri ?
Perché cadranno. E noi ci ritroveremo, temo, cambiati dopo un lunghissimo inverno. Aspettando primavera.







Pane e acqua



Qualche volta mi è capitato di dimenticare le rette scolastiche. La mensa, soprattutto. Quando i figli sono tutti piccoli, bollettini diversi scadenze diverse: le portano a casa negli zaini dicono mamma tieni, uno appoggia distratto il pezzo di carta sulla mensola, poi magari non si trova più, si perde in mezzo ad altre carte. Si paga in ritardo, con la penale, senza decreti ovviamente, e finisce lì. La prossima volta si sta più attenti. Non si pensa mai - e questo dipende dal fatto, credo, che siamo cresciuti, la mia generazione è cresciuta in un Paese dove la scuola pubblica specie quella elementare era fantastica, la cura dei bambini un bene superiore condiviso - che le colpe dei padri possano ricadere sui figli. C'entrano anche certi insegnamenti primari, certo, tipo questo. Perciò non succede niente, se un padre dimentica di pagare una retta di certo la scuola farà in modo che il bambino non sia neppure sfiorato da un pensiero che non saprebbe concepire. Se - più grave, più triste - i genitori non possono, invece, pagarla, la scuola - il comune, l'ente pubblico, lo Stato - si fa carico della debolezza dei grandi e protegge i piccoli. È ovvio che quando i bambini si siedono a tavola, a mensa, devono avere nei piatti tutti la stessa pasta al sugo. Non c'è nemmeno bisogno di spiegare perché. Perciò ci saranno cose più gravi ma mi dispiace, non riesco a pensare ad altro che a quei nove bambini che lunedì si sono seduti ai piccoli tavoli spostando le piccole sedie, hanno aspettato che arrivasse come ogni giorno la signora con carrello e hanno visto la pasta nei piatti degli altri, il pane nel loro. Scuola elementare di Montecchio Maggiore, provincia di Vicenza. Il comune (Lega, Pdl) aveva avvisato: questa la spiegazione. Sette bimbi stranieri, due italiani: pane e acqua. Riuscite a immaginarvi di avere sei anni, sedervi a tavola coi compagni, vedervi porgere un pezzo di pane, la pasta nei piatti degli altri e i loro sguardi su di voi? Sentire il compagno che chiede «perché tu mangi il pane», e non sapere cosa rispondere? Provate ad andare a ritroso negli anni, a mettervi in quelle scarpe e quei grembiuli: che cosa fareste? Piangereste, restereste in silenzio, mangereste il panino, dareste una spinta al compagno rovesciando il piatto? Ma che paese siamo diventati? Ma cosa ci è successo? Ma come è possibile che abbiamo smarrito persino l'istinto a tutelare l'innocenza, la cura dello sguardo di un bimbo, il suo valore? Cosa ci stiamo a fare, di cosa parliamo se non sappiamo sentire e insegnare questo? Da dove possiamo ripartire se non da qui?
Il resto, tutto il resto, ne consegue. Mille posti in meno alla Fiat, altre mille famiglie che presto non potranno pagare le rette. Andate a cercare la notizia nei giornali, nei tg. Cercate bene, poi fateci sapere. A qualcuno interessa se da domani ci saranno mille posti di lavoro in meno? Non tocca mai a noi, non è vero? Sono storie di poveri, una minoranza. E se nostro figlio è compagno di banco e di classe dei nove a pane e acqua alla fine sarà meglio cambiargli scuola, che magari poi fa domande a cui non sappiamo rispondere. È così imbarazzante sentire i bambini che domandano perché. Diamogli la play station, così stanno zitti.
(24 marzo 2010)





Appesi a un palloncino
Massimo Gramellini

Sento l’esigenza di una boccata d’aria pura. Perciò, a chi se la fosse persa, vorrei raccontare la piccola storia di assoluta meraviglia che è apparsa nei giorni scorsi su «Specchio dei tempi». Comincia col funerale di Claudio, custode di una scuola materna di Torino, amatissimo da bambini e genitori per la sua disponibilità. Un italiano di quelli che piacciono a noi, che con un gesto o una parola di buon senso riescono a stemperare i problemi e a colmare i vuoti della struttura in cui lavorano. I bambini riempiono fogli di messaggi e disegni per Claudio. Poi, con la serietà di cui solo loro sono capaci, decidono di recapitarglieli. Come? Ma che domanda stupida, scusate. Attaccandoli a un palloncino in grado di volare fino a lui.
Detto fatto: il palloncino carico di corrispondenza viene liberato nel cielo di Torino. Per un paio di settimane non se ne sa più nulla. Quand’ecco che alla scuola materna arriva una lettera. «Sono una nonna di 70 anni e abito a Parma. Anch’io ho dei nipotini che vanno all’asilo. Volevo dirvi che il palloncino del vostro amico Claudio è arrivato. Caduto su un prato verde appena scoperto dalla neve. Io ho ricordato il vostro amico nelle mie preghiere, ma sono certa che da lassù sarà lui a proteggere voi, che siete stati capaci di un gesto così gentile».
La prima volta che l’ho letta mi sono venuti i lacrimoni. E anche adesso, insomma. Sarà l’età che avanza. O forse la consapevolezza che fin quando ci saranno persone come Claudio, come la nonna di Parma e come quei bambini, non proprio tutto è perduto.
(24 marzo 2010)
 

 


2 commenti:


  1. La prima notizia è veramente incredibile. Ti dico la verità, io stento a credere che le maestre o gli operatori di mensa non abbiano disobbedito all'assurda indicazione e  non abbiano dato da mangiare ai bambini. Come probabilmente saprai nelle mense scolastiche viene buttato via tantissimo cibo ogni giorno perchè spesso i bambini sono stucchi e schizzinosi. I miei figli mi hanno sempre raccontato che non ci sono problemi a chiedere due porzioni. Quindi credo che non si sarebbe potuto ricavare un pasto anche per questi bambini anche se non conteggiato.
    Non ci posso credere.
    Artemisia

    RispondiElimina
  2. Artemisia, non pensavo che ci sarebbe stata una replica nel bresciano, ma evidentemente dove ci sono i legaioli, fascisti verdi e razzisti veri, accade il peggio.
    Un caro saluto.

    RispondiElimina