martedì 13 ottobre 2009

L'accoppiata de "Il Venerdì"






La voglia di buon senso ti si appiccica addosso e non puoi scrollartela. Devi adeguarti (volentieri), non regredendo davanti a volgarità e indecenze assortite, mantenendo la schiena dritta, bramando la ricerca di buone letture. Evitando che l’assuefazione cominci un lungo e implacabile corteggiamento, in coppia con la banalità del nulla che riempie tanti cervelli vuoti.


Si prova così a resistere, a fronteggiare l’ondata di bugie che ormai, più delle tradizionali buone intenzioni, lastrica l’inferno della nostra vita quotidiana, appestata e appesantita da un uomo al quale dovrebbe essere negato il diritto di parlare come mio rappresentante. Visto che, per fortuna, non sono come lui. E meno male che così è.


Ecco perciò un paio di pezzi (Bocca e Maltese) che restituiscono il senso delle cose. Ne sto collezionando altri, di articoli, proprio in questi ultimi giorni e li posterò a seguire. Per condividerli.















Il dovere di usare il linguaggio della verità


Ecco, ho trovato sul mio cammino gente disposta a essere corrotta, anzi, mi è stato spiegato che se non s’impara presto a corrompere non si diventa nessuno, non si fanno affari. Se mi mettessi una parrucca bionda e cambiassi nome in pochi anni potrei fare in altre città le stesse cose che ho fatto a Torino, sono pronto a scommettere qualunque cosa.


Così diceva Adriano Zampini, il faccendiere processato a Torino nel 1986 per aver corrotto buona parte del Consiglio comunale, compresi i comunisti, nell’occasione non tanto diversi. In quegli anni toccò ai socialisti craxiani di teorizzare la necessità politica della corruzione. A un giovane del partito, che lo metteva in guardia contro i ladri che frequentavano il Psi, Craxi rispose: «Lo so, ma io voglio che il partito ottenga un vasto suffragio alle elezioni e per questo ho bisogno dell’aiuto di tutti. Quando sarò al governo penserò a cacciare i ladri».


Non solo per Craxi, ma per molti politici italiani la corruzione era «il male minore», preferibile al male maggiore, che era la mancanza di potere. Sembra evidente che questa teoria del male minore ha portato al trionfo del male maggiore. Il movimento Giustizia e libertà fondato dai fratelli Rosselli aveva capito che l’onestà, il rispetto della legge, l’intransigenza morale erano indispensabili al rinnovamento del Paese. Ma il «piacere di rubare» si è rivelato più forte, il piacere di «farla franca», di appartenere alla specie vincente, quella dei furbi più che degli onesti.

Ecco perché il capo del governo Berlusconi si sbaglia quando si proclama il migliore primo ministro che l’Italia unita abbia avuto in centocinquanta anni. Il più attivo, il più abile e, per l’appunto, il più furbo.


Alcide De Gasperi certamente era meno furbo. Protetto durante il fascismo dalla Chiesa, buon conoscitore del potere del Vaticano, aveva però come capo del governo resistito all’invadenza clericale. Berlusconi il migliore dei primi ministri italiani? Resto ai consigli rivoltigli in tv da Emma Bonino: «Non fare le corna in una riunione di capi di governo, non ostentare il proprio gallismo, non scambiare i propri difetti per virtù e i qui lo dico e qui lo nego per abilità politica». In politica l’uso della menzogna può essere necessario, ma non lo è affliggere l’intero Paese con una rete di bugie. I cittadini di uno Stato democratico hanno il diritto che il capo del governo usi il linguaggio della verità.








(25 settembre 2009)
















Non esportiamo democrazia. Ma armi sì.


L’esportazione della democrazia è fallita, ma in compenso l’esportazione delle armi va alla grande. Una settimana prima della strage di Kabul, lo studio ricerche del congresso Usa aveva stilato il rapporto annuale sul commercio d’armi, con una buona notizia per l’industria militare italiana, tornata la seconda esportatrice del mondo, Primi naturalmente gli Stati Uniti, con 87,8 miliardi, staccata l’Italia con 8,7 miliardi, ma pur sempre davanti alla Russia e al resto del mondo.


Nell’anno del crollo delle esportazioni, con picchi del trenta per cento in molti

settori, il made in Italy delle armi continua a segnare primati su primati. Le missioni militari nel mondo si rivelano spesso un doppio affare. Aumentano le commesse militari dei Paesi occidentali, ma soprattutto fanno espandere la domanda nei Paesi mediorientali, africani e in genere del Terzo Mondo, dove si dirige circa il settanta per cento del mercato.


Prendete il simbolo stesso dell’arma italiana nel mondo, la pistola Beretta. In Iraq la usano tanto i soldati americani e italiani, quanto i terroristi di Al Qaeda. Quattro anni fa l’esercito americano ne trovò scatoloni interi in un arsenale di terroristi. La Procura di Brescia aprì un’inchiesta, presto richiusa. In teoria non si potrebbero vendere armi non solo ai terroristi, com’è ovvio, ma anche a molti Paesi belligeranti e non sparsi per il mondo. Ma i sistemi per aggirare l’embargo sono moltissimi, noti eppure non controllati, come la vendita a pezzi da assemblare oppure a Paesi terzi o ancora la delocalizzazione delle fabbriche in nazioni, il Brasile per esempio, non sottoposte ai vincoli dei trattati internazionali.


Le nostre mine antiuomo, altro tragico vanto dell’industria bellica, sono state trovate in una ventina di nazioni. A cominciare dall’Afghanistan, la nazione più minata della Terra. I talibani usano materiali di mine russe e italiane per comporre gli esplosivi degli attentati kamikaze. Nel dibattito politico seguito alla strage di Kabul di queste faccende si è parlato poco. Ma quando si parla di ritiro delle truppe in Iraq e Afghanistan, si parla di perdite di miliardi di commesse militari per l’industria bellica. I politici lo sanno. Lo sa Berlusconi, amico personale di Guido Beretta. Lo sa Barack Obama, molto prudente sulla questione. Gli ultimi presidenti, candidati alla presidenza e primi ministri che hanno annunciato ritiri dal fronte e tagli alle spese militari, sono morti giovani. 

(25 settembre 2009)











Le 7 domande che hanno inchiodato Berlusconi


di Marco Travaglio e Elio Veltri


 


Signor Berlusconi, potrebbe rispondere pubblicamente a queste domande?


 


Premessa:  la Banca Rasini di Milano, di proprietà negli anni Settanta di Carlo Rasini, è stata indicata da Sindona e in molti documenti ufficiali di magistrati che hanno indagato sulla mafia, come la principale banca utilizzata dalla mafia per il riciclo del denaro sporco nel Nord-Italia. Di questa Banca sono stati clienti Pippo Calò, Totò Riina e Bernardo Provenzano, negli anni in cui formavano la cupola della mafia. In quegli stessi anni il Sig. Luigi Berlusconi lavorava presso la Banca, prima come impiegato, poi come Procuratore con diritto di firma e infine come Direttore.


 


1) Nel 1970, il procuratore della banca Luigi Berlusconi ratifica un’operazione molto particolare: la banca Rasini acquisisce una quota della Brittener Anstalt, una società di Nassau legata alla Cisalpina Overseas Nassau Bank, nel cui consiglio d’amministrazione figurano Roberto Calvi, Licio Gelli, Michele Sindona e monsignor Paul Marcinkus. Questo Luigi Berlusconi, procuratore con diritto di firma della banca Rasini, era suo padre?


2) Sempre intorno agli anni Settanta il Sig. Silvio Berlusconi ha registrato presso la banca Rasini ventitré holding come “negozi di parrucchiere ed estetista”, è lei questo Signor Silvio Berlusconi?


3) Lei ha registrato presso la banca Rasini, ventitré “Holding Italiane” che hanno detenuto per molto tempo il capitale della Fininvest, e altre 15 Holding, incaricate di operazioni su mercati esteri. Le ventitré holding di parrucchiere, che non furono trovate a una prima indagine della guardia di finanza, e le ventitré Holding italiane, sono la stessa cosa?


4) Nel 1979 il finanziere Massimo Maria Berruti che dirigeva e poi archiviò l’indagine della Guardia di Finanza sulle ventitré holding della Banca Rasini, si dimise dalla Guardia di Finanza. Questo signor Massimo Maria Berruti è lo stesso che fu assunto dalla Fininvest subito dopo le dimissioni dalla Guardia di Finanza, fu poi condannato per corruzione, eletto in seguito parlamentare nelle file di Forza Italia, e incaricato dei rapporti delle quattro società Fininvest con l’avvocato londinese David Mills, appena condannato in Italia su segnalazione della magistratura inglese?


5) Nel 1973 il tutore dell’allora minorenne ereditiera Anna Maria Casati Stampa si occupò della vendita al Sig. Silvio Berlusconi della tenuta della famiglia Casati ad Arcore. La tenuta dei Casati consisteva in una tenuta di un milione di metri quadrati, un edificio settecentesco con annesso parco, villa San Martino, di circa 3.500 metri quadri, 147 stanze,una pinacoteca con opere del Quattrocento e Cinquecento, una biblioteca con circa 3000 volumi antichi, un parco immenso, scuderie e piscine. Un valore inestimabile che fu venduto per la cifra di circa 500 milioni di lire  (250.000 euro) in titoli azionari di società all’epoca non quotate in borsa, che furono da lei riacquistati pochi anni dopo per circa 250 milioni (125.000 euro). Il tutore della Casati Stampa era un avvocato di nome Cesare Previti. Questo avvocato è lo stesso che poi è diventato suo avvocato della Fininvest, senatore di Forza Italia, Ministro della Difesa, condannato per corruzione ai giudici, interdetto dai diritti civili e dai pubblici uffici, e che lei continua a frequentare?


6) A Milano, in via Sant’Orsola 3, nacque nel 1978 una società denominata Par.Ma.Fid. La Par.Ma.Fid. è la medesima società fiduciaria che ha gestito tutti i beni di Antonio Virgilio, finanziere di Cosa Nostra e riciclatore di capitali per conto dei clan di Giuseppe e Alfredo Bono, Salvatore Enea, Gaetano Fidanzati, Gaetano Carollo, Carmelo Gaeta e altri boss – di area corleonese e non – operanti a Milano nel traffico di stupefacenti a livello mondiale e nei sequestri di persona. Signor Berlusconi, importanti quote di diverse delle suddette ventitré Holding verranno da lei intestate proprio alla Par.Ma.Fid. Per conto di chi la Par.Ma.Fid. ha gestito questa grande fetta del Gruppo Fininvest e perché lei decise di affidare proprio a questa società una parte così notevole dei suoi beni?


7) Signor Berlusconi da dove sono venuti gli immensi capitali che hanno dato inizio, all’età di ventisette anni, alla sua scalata al mondo finanziario italiano? Vede, Signor Berlusconi, tutti gli eventuali reati cui si riferiscono le domande di cui sopra sono oramai prescritti. Ma il problema è che i favori ricevuti dalla mafia non cadono mai in prescrizione, i cittadini italiani, europei, i primi ministri dei paesi con cui lei vuole incontrarsi, hanno il diritto di sapere se lei sia ricattabile o se sia una persona libera.


 


P.S. Dato che lei è già stato condannato in via definitiva per dichiarazioni false rese ad un giudice in un tribunale, dovrebbe farci la cortesia di fornire anche le prove di quello che dice, le sole risposte non essendo ovviamente sufficienti.


 


NOTA – Le sette domande sono state pubblicate ne “L’odore dei soldi” di Elio Veltri e Marco Travaglio (Editori Riuniti) 2001. Quindi note a tutti i parlamentari del Partito delle Libertà, della Lega e all’opposizione. Berlusconi ha intentato due cause agli autori del libro: la prima, per diffamazione, si è conclusa nel 2005 con l’assoluzione dei due autori e la condanna a Berlusconi: 100.000 euro di spese. La seconda –  richiesta di risarcimento per diffamazione a mezzo stampa – è stata respinta dal Tribunale di Roma con l’obbligo del pagamento di 15.000 euro da parte del querelante. Carlo Costelli, dipartimento di Fisica & e INFN Università Sapienza, Roma, informa che questo testo in italiano, francese, inglese, spagnolo, tedesco è a disposizione su http://sites.google.com/site/carlocosmelliwebsite/Home gruppo facebook. Sta per entrare in rete la traduzione in arabo, giapponese, olandese.


 





 


















 









4 commenti:

  1. mi era piaciuta molto Emma quando disse quelle parole(cit. Bocca). E non è un mistero che sia, per me, il miglior presidente della Repubblica che potremmo avere e non abbiamo. Ecco, il giorno che nel Pd sapranno includere La capacità, la competenza, l'esperienza e lo spessore morale di Emma Bonino, saprò che il Pd ha smesso di fare una politica doppio-giochista e ha voglia davvero di governare per fare politica in un paese civile, rispettoso delle regole e democratico cui avremmo diritto. Emma for President, non smetterò mai di sognarlo...

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  2. kittymol77, negli Usa quello che sembrava un sogno, anzi un'assurdità o una bestemmia, si è concretizzato. Qui, in questa terra dei cachi (cit. Elio e le Storie Tese) sognare, naturalmente e per fortuna, è ancora possibile, ma giusto ieri è stata affossata una legge che dovrebbe garantire gli omosessuali (che sono persone in teoria già tutelate dalla Costituzione e dunque un provvedimento ad hoc non servirebbe), magari domani i disabili, dopodomani i brufolosi e così via. Hai capito dove vado a parare... Parole sacrosante, quelle di Emma Bonino, per la verità mai incollata la potere in quanto tale, che ci ha messo sempre molto del suo in tante campagne per i diritti civili... Ma non dovrebbero essere garantiti dalla nascita i diritti civili? O la nazionalità ovvia per chi nasce in Italia, da qualunque genitore?

    Quanto al Pd (che non ho votato) che solo ora si è accorto che la Binetti è un problema, non merita ulteriori righe. Desolante.

    Temo, cara amica, che avremo il Papi per molto, tanto tempo ancora. E dopo aver visto recentemente "Videocracy" il disgusto per lui, i suoi servi e i papini ha raggiunto vette himalayane.

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  3. "Ma non dovrebbero essere garantiti dalla nascita i diritti civili? O la nazionalità ovvia per chi nasce in Italia, da qualunque genitore?

    Quanto al Pd (che non ho votato) che solo ora si è accorto che la Binetti è un problema, [...] - Ieri sera ho visto un tot di Ballarò e la risposta alle tue (nostre) domande l'ha data Villari affermando che si usa un linguaggio che artificiosamente altera il senso della realtà delle cose. Ha colto nel segno:la manipolazione del senso, iniziata secondo me prima di Berlusconi, con l'apparizione sulla scena politica della Lega e delsuo linguaggio semplificato (ma temo solo ignorante), è un'arma subdola perché non immediatamente riconoscibile. Per questo è forse così difficile per molti distinguere la realtà dalla fiction. Non è un caso che, forse per la prima volta nella nostra storia repubblicana, sentiamo così spesso invocare la Costituzione e la legge: la verità sta tutta lì dentro, parole nero su bianco chiarissime. E per questo, non solo a difesa di se stesso, si tenta di modificare la carta costituzionale. I diritti di tutti sono già difesi perché previsti e compresi nelle nostre leggi e nella nostra costituzione, hai ragione. In assenza di presa di posizione a difesa del Pd (quando non addirittura complicità), c'è a mio avviso la più grande delle sue colpe. Nel seguire e adeguare la propria politica per quasi vent'anni su quella di questa destra ignorante, nel copiarne le modalità, i mezzi, le espressioni, quasi dovesse giustificare una scarsezza di mezzi come un difetto anziché un pregio. La Binetti è il simbolo di questo bisogno di accreditarsi come sinistra che guarda al popolo cattolico: non sanno nemmeno più distinguare un cattolico laico in politica (Bindi, per dirne una) da integralisti al limite del fanatismo religioso (ho visto ieri sera per la prima volta il video di Tetris scoprendo che questa porta con orgoglio il cilicio e lo considera una giusta mortificazione della carne...ma perché non la rinchiudono in qualche scuola coranica, viste le ambizioni da martire crociata confusa e fuori tempo massimo per il medioevo che le opprime i neuroni?). Mi sta bene la libertà di coscienza, mi sta benissimo. Ma se hai una coscienza da destra oltranzista, che ci stai a fare a sinistra? E' quantomeno sospetta la cosa...Non se ne capisce l'utilità data la profonda divergenza di visione del mondo, rispetto a quella prevalente nel popolo di sinistra. Questa volta sì, la sinistra è un popolo....allo sbando purtroppo, che non riesce a darsi un leader vero, autorevole e insieme feroce al punto da riuscire a inchiodare con la logica della verità questo marasma di parole volutamente private di senso -Kittymol

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  4. kittymol77, la tua analisi-sfogo è ineccepibile. E sei brava anche ad individuare nell'apparizione della Lega, sulla scena politica, l'inizio della progressiva mutazione del (buon) senso comune. E pure del linguaggio: rancoroso, dispregiativo. Oltre che ridicola nelle sue esternazioni (il dio Po). Il connubio non poteva essere migliore tra fascisti verdi e dittatatore in fieri.

    Quanto alla Binetti, proprio la prima pagina del "Il Fatto" di giovedì ospita le due versioni pro e contro. Luca Telese invita alla cacciata, mentre il direttore è per la sua permanenza, intesa come espiazione per la scelta fatta da parte del Pd, in quel ridicolo gioco delle figurine che è stato l'allestimento del gruppo per le elezioni.

    Sbandamento totale, vero e temo (sperando di sbagliare) che le prospettive non siano per nulla incoraggianti e la deriva in atto porterà al naufragio. Almeno delle persone di buona volontà.

    E' stato eretto come un muro di gomma che fa rimbalzare qualunque cosa, impendendo di vedere il senso del ridicolo. Un tizio, da Santoro, era lì per argomentare le motivazioni che dovrebbero candidare il Papi al premio Nobel per la pace. Giusto per espiare anche noi, se davvero accadesse una cosa del genere.

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