venerdì 9 ottobre 2009

Il bavaglio virtuale








Non sono uso a seguire il TgUno, soprattutto quello delle 20,00. Gli preferisco da anni “Blob”, oppure il notiziario de “La7”. Accade però che, nel fine settimana, molto spesso i ritmi e le abitudini si modifichino e con ciò anche la scansione quotidiana delle informazioni. In tal modo le edizioni dei telegiornali si succedono dalle 13,30 in poi.


Ma la sera no, la sera è piuttosto improbabile che ci sia posto per la notizia, però sabato scorso è successo. Il coraggio se uno non ce l’ha può darselo, in questo caso, inoltre la tragedia nel messinese incombeva e poi si era svolta la manifestazione romana a favore della libertà di stampa: anche per vedere com’era andata. Dunque, inusuali, ascolto e visione.


Naturalmente si parte dalle zone che speculazioni, abusi e condoni (generati da un’Italia malata e gestita da criminali che popolano le istituzioni) hanno reso friabili e soggette a dissesti idrogeologici. Nell’occasione rivedo Maria Grazia Mazzola, grintosa inviata sul campo.


Amenità varie e la sentenza sul Lodo Mondadori che viene infilata in un “vivo” (intervento del conduttore) di tre righe tre e scivola via senza colpo ferire né interessare. Resto sbalordito, ma neppure il tempo di rifiatare che, alle 20,10, viene comunicata la combinazione vincente del Superenalotto che poi rimarrà in sottopancia per tutta la durata del telegiornale.


Devono trascorrere altri dieci minuti (circa) perché si dia conto “delle decine di migliaia di persone” che hanno partecipato a Roma al corteo. Qui neppure si parla della tradizionale (e un po’ surreale) guerra dei numeri tra organizzatori e Questura. E le “decine di migliaia di persone” sono volutamente generiche (anche se devono sembrare poche), ma di certo non rendono il senso della partecipazione e della pienezza. Segue poi il Minzolini-pensiero che sottolinea l’incomprensibilità della manifestazione. Un delirio.


Ora, se facessi parte di quella categoria di italiani, piuttosto corposa direi (l’80%), che hanno come unica sorgente di informazioni la tv (e il TgUno in primo luogo,) mi sarei fatto un’idea piuttosto strampalata, lontana dalla realtà dei fatti. E neppure lo saprei, continuando perciò a vivere in un mondo incantato in cui tutte le esigenze vengono soddisfatte, a vario titolo, dalla buona maestra televisione.


Per mia fortuna, invece, faccio parte di una minoranza di persone, che riesce a divorare con voluttà – per esempio - quelle due pagine centrali che “il Fatto Quotidiano” ha dedicato ieri al metodo Minzolini. E temo che, fino a quando non si ridurrà il digital divide, gli italiani che considerano il pc come un oggetto di arredamento, utile strumento di distrazione dei pargoli, continueranno ad abbeverarsi alle “veline” del regime. Loro. Chè di quelle altre se ne occupa il Papi.












Le 7 domande che hanno inchiodato Berlusconi


di Marco Travaglio e Elio Veltri


 


Signor Berlusconi, potrebbe rispondere pubblicamente a queste domande?


 


Premessa:  la Banca Rasini di Milano, di proprietà negli anni Settanta di Carlo Rasini, è stata indicata da Sindona e in molti documenti ufficiali di magistrati che hanno indagato sulla mafia, come la principale banca utilizzata dalla mafia per il riciclo del denaro sporco nel Nord-Italia. Di questa Banca sono stati clienti Pippo Calò, Totò Riina e Bernardo Provenzano, negli anni in cui formavano la cupola della mafia. In quegli stessi anni il Sig. Luigi Berlusconi lavorava presso la Banca, prima come impiegato, poi come Procuratore con diritto di firma e infine come Direttore.


 


1) Nel 1970, il procuratore della banca Luigi Berlusconi ratifica un’operazione molto particolare: la banca Rasini acquisisce una quota della Brittener Anstalt, una società di Nassau legata alla Cisalpina Overseas Nassau Bank, nel cui consiglio d’amministrazione figurano Roberto Calvi, Licio Gelli, Michele Sindona e monsignor Paul Marcinkus. Questo Luigi Berlusconi, procuratore con diritto di firma della banca Rasini, era suo padre?


2) Sempre intorno agli anni Settanta il Sig. Silvio Berlusconi ha registrato presso la banca Rasini ventitré holding come “negozi di parrucchiere ed estetista”, è lei questo Signor Silvio Berlusconi?


3) Lei ha registrato presso la banca Rasini, ventitré “Holding Italiane” che hanno detenuto per molto tempo il capitale della Fininvest, e altre 15 Holding, incaricate di operazioni su mercati esteri. Le ventitré holding di parrucchiere, che non furono trovate a una prima indagine della guardia di finanza, e le ventitré Holding italiane, sono la stessa cosa?


4) Nel 1979 il finanziere Massimo Maria Berruti che dirigeva e poi archiviò l’indagine della Guardia di Finanza sulle ventitré holding della Banca Rasini, si dimise dalla Guardia di Finanza. Questo signor Massimo Maria Berruti è lo stesso che fu assunto dalla Fininvest subito dopo le dimissioni dalla Guardia di Finanza, fu poi condannato per corruzione, eletto in seguito parlamentare nelle file di Forza Italia, e incaricato dei rapporti delle quattro società Fininvest con l’avvocato londinese David Mills, appena condannato in Italia su segnalazione della magistratura inglese?


5) Nel 1973 il tutore dell’allora minorenne ereditiera Anna Maria Casati Stampa si occupò della vendita al Sig. Silvio Berlusconi della tenuta della famiglia Casati ad Arcore. La tenuta dei Casati consisteva in una tenuta di un milione di metri quadrati, un edificio settecentesco con annesso parco, villa San Martino, di circa 3.500 metri quadri, 147 stanze,una pinacoteca con opere del Quattrocento e Cinquecento, una biblioteca con circa 3000 volumi antichi, un parco immenso, scuderie e piscine. Un valore inestimabile che fu venduto per la cifra di circa 500 milioni di lire  (250.000 euro) in titoli azionari di società all’epoca non quotate in borsa, che furono da lei riacquistati pochi anni dopo per circa 250 milioni (125.000 euro). Il tutore della Casati Stampa era un avvocato di nome Cesare Previti. Questo avvocato è lo stesso che poi è diventato suo avvocato della Fininvest, senatore di Forza Italia, Ministro della Difesa, condannato per corruzione ai giudici, interdetto dai diritti civili e dai pubblici uffici, e che lei continua a frequentare?


6) A Milano, in via Sant’Orsola 3, nacque nel 1978 una società denominata Par.Ma.Fid. La Par.Ma.Fid. è la medesima società fiduciaria che ha gestito tutti i beni di Antonio Virgilio, finanziere di Cosa Nostra e riciclatore di capitali per conto dei clan di Giuseppe e Alfredo Bono, Salvatore Enea, Gaetano Fidanzati, Gaetano Carollo, Carmelo Gaeta e altri boss – di area corleonese e non – operanti a Milano nel traffico di stupefacenti a livello mondiale e nei sequestri di persona. Signor Berlusconi, importanti quote di diverse delle suddette ventitré Holding verranno da lei intestate proprio alla Par.Ma.Fid. Per conto di chi la Par.Ma.Fid. ha gestito questa grande fetta del Gruppo Fininvest e perché lei decise di affidare proprio a questa società una parte così notevole dei suoi beni?


7) Signor Berlusconi da dove sono venuti gli immensi capitali che hanno dato inizio, all’età di ventisette anni, alla sua scalata al mondo finanziario italiano? Vede, Signor Berlusconi, tutti gli eventuali reati cui si riferiscono le domande di cui sopra sono oramai prescritti. Ma il problema è che i favori ricevuti dalla mafia non cadono mai in prescrizione, i cittadini italiani, europei, i primi ministri dei paesi con cui lei vuole incontrarsi, hanno il diritto di sapere se lei sia ricattabile o se sia una persona libera.


 


P.S. Dato che lei è già stato condannato in via definitiva per dichiarazioni false rese ad un giudice in un tribunale, dovrebbe farci la cortesia di fornire anche le prove di quello che dice, le sole risposte non essendo ovviamente sufficienti.


 


NOTA – Le sette domande sono state pubblicate ne “L’odore dei soldi” di Elio Veltri e Marco Travaglio (Editori Riuniti) 2001. Quindi note a tutti i parlamentari del Partito delle Libertà, della Lega e all’opposizione. Berlusconi ha intentato due cause agli autori del libro: la prima, per diffamazione, si è conclusa nel 2005 con l’assoluzione dei due autori e la condanna a Berlusconi: 100.000 euro di spese. La seconda –  richiesta di risarcimento per diffamazione a mezzo stampa – è stata respinta dal Tribunale di Roma con l’obbligo del pagamento di 15.000 euro da parte del querelante. Carlo Costelli, dipartimento di Fisica & e INFN Università Sapienza, Roma, informa che questo testo in italiano, francese, inglese, spagnolo, tedesco è a disposizione su http://sites.google.com/site/carlocosmelliwebsite/Home gruppo facebook. Sta per entrare in rete la traduzione in arabo, giapponese, olandese.


 









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