martedì 16 agosto 2011

Anni dannati
















 



COSA RESTA DOPO 8 ANNI DI GOVERNO BERLUSCONI



FRANCO CORDERO



Secondo l'oracolo d'Arcore ( hard core nel calembour d'un foglio inglese), l'Italia sopporta meglio d'altri Paesi eminenti la congiuntura planetaria: in fondo, stiamo bene; importa poco che il debito pubblico sfondi ogni parametro e i Btp siano collocabili solo a tassi esosi; «le borse sono un orologio rotto», racconta giovedì 4 agosto, visto come Piazza Affari accolga lo stupido discorso nelle Camere, applaudito dalla ciurma (il ministro degli Esteri, viso impassibile da capovoga, batteva il ritmo a manate sul banco); en passant consiglia d'investire in Mediaset. Un tedesco direbbe Galgenhumor, umorismo da patibolo.



Dopo otto anni sub divo Berluscone, i conti fanno spavento. S'è arricchito da scoppiare, indifferente agl'interessi collettivi, senza la minima idea del cosa sia fare lo statista, perché l'unica sua abilità, formidabile, sta in affari penalmente rischiosi, donde la fobia dei tribunali: nel clownesco contratto elettorale figuravano Stato leggero, fisco arrendevole, vita comoda, soldi a palate, opere pubbliche faraoniche; e passata la sbornia, i poveri contraenti vedono in faccia la bancarotta.



L'ipotesi migliore è una dura terapia in lacrime e sudore, ma il danno genetico lascia segni permanenti. Nella crisi mordono fattori italiani. Il più importante ha un nome, "corruzione": borsa nera dove infedeli addetti alla res publica vendono favori alterando i meccanismi selettivi; è un vorace fisco occulto; vent'anni fa divorava diecimila miliardi l'anno in lire. Lì cade una classe politica bacata, 1992. S'estingue la Dc, cerca identità l'ex Pci. In vacuo emergono l'antipolitica leghista e la pseudo novità berlusconiana. Il beneficiario della tempesta giudiziaria è lui, supremo corruttore (magnifico trasformismo): doveva salvarsi e sinora vi è riuscito occupando lo Stato; l'adopera disinvolto, quasi fosse roba sua; in particolare, trucca la giustizia mediante norme su misura, ubbidito da squadre parlamentari del cui ceffo non s'era ancora visto l'eguale. Diciannove testi promulgati sono il monumento d'una fraudolenta soperchieria. Il ventesimo, votato a Palazzo Madama, gli offre il modo d'allungare i dibattimenti portando testimoni a migliaia, finché i delitti siano estinti dal tempo; al quale fine s'era ridotto i termini; e un altro capolavoro in corso d'opera decapita i processi imponendo limiti alla durata nei singoli stadi.



Il berlusconismo implica l'impunità dei colletti bianchi.



La portava nelle insegne: documenti sonori dicono che greppia fossero gli appalti gestiti dalla Protezione civile; emergono una P3 e P4, ma il Protettore aborre questo canale investigativo, l'unico efficace, e appena abbia mano libera, lo spranga. Naturale il rigoglio malaffaristico. Gli analisti quantificano l'attuale prelievo in sessanta miliardi d'euro, dodici volte quello d'allora, pari alla manovra che doveva quadrare i conti.



Nei materiali raccolti figura Denis Verdini, triumviro forzaitaliota: martedì 2 agosto Montecitorio dichiara tabù le relative emissioni verbali; «non mi lascerò colpire dai giudici», afferma quel prode. L'indomani l'Unto viene nelle Camere a elogiarsi e gli eletti sciamano in vacanza fino al 5 settembre: centosettanta parlamentari andranno in Terrasanta, condotti dal templare Cl Maurizio Lupi; accudisce le onorevoli anime monsignor Rino Fisichella, arcivescovo evangelista (ogni tanto interloquiva in senso governativo).



In proposito circola una dottrina. Il capostipite è Licio Gelli, venerabile maestro della P2: era idea sua il pubblico ministero ubbidiente al governo («Piano di rinascita democratica», databile 1976), così nessuno molesta i gentiluomini ben visti da chi comanda; pochi anni dopo suona musica analoga Bettino Craxi. L'argomento tiene banco nella commissione bicamerale dalemiana (5 febbraio 1997-9 giugno 1998), il cui quarto comitato studia «le garanzie»; lo presiede un verde dal passato camaleontico: ultras cattolico, Lotta Continua, partito radicale, Psdi, Psi modulo craxiano. Castigamatti antigiustizialista, l'on. Marco Boato vuole una magistratura ridotta a ordine professionale, come gli avvocati o i dentisti et ceteri: un Consiglio superiore subordinato al parlamento; al diavolo l'obbligo d'agire; procure immobili finché non arrivino notitiae criminis qualificate; e punto capitale, ubbidiscano al ministro. Il Venerabile chiede spiritosamente i diritti d'autore.



Dalla stessa matrice discendono i disegni berlusconiani (nella P2 aveva il numero 1816). Altrettanto vi pescano chierici d'una scuola pseudoneutrale. L'ultimo (E. Galli della Loggia, Corriere della Sera, 31 luglio) rileva «livelli spaventosi d'inquinamento», speriamo ancora reversibili: vero; e dalle cronache non appare indenne la sinistra. Falso invece che il nodo scorsoio sia insolubile fin quando gli antagonisti non transigano sulle regole dell'azione penale. Vale l'opposto: accordi transattivi implicano logiche illegalistiche, i cui canoni risalgono a Gelli, ricalcati nella Bicamerale; messeri d'ambo le parti ventilavano uno scioglimento parlamentare delle pendenze penali berlusconiane. Cantori Pdl e finti neutrali salmodiano contro l'«uso politico della giustizia».



In chiaro il discorso suona così: «vogliamo un sistema dove le persone siano penalmente diseguali; alcune meritano riguardi fino all'impunità». La corruzione è delitto grave: quanto pesi, lo dicono i conti pubblici; ed esiste un solo rimedio, punirla, qualunque sia il distintivo all'occhiello; cosa impossibile dove un ministro comandi le procure e i partners del commercio delittuoso parlino sicuri al telefono, non ascoltabili. Al quale proposito spigoliamo una notizia (Corriere della Sera, 5 agosto). L'Olonese diagnostica il morbo italico: toghe invadenti tarpano la crescita economica; e ha la terapia pronta. Eccola: «fermare le intercettazioni», farina del diavolo; sminuire la Consulta affinché non dichiari invalide norme votate dal parlamento; strigliare gl'irrispettosi. Non è più perdonabile fingere che il caso penal-psichiatrico B. sia materia quasi innocua.



(11 agosto 2011)


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