venerdì 9 luglio 2010

Il maschio omicida




Nomi: Debora, Maria, Roberta, Sonia.
Anni: 20, 36, 43, 42.
Abitanti a: Pandino (Cr), Riva di Chieri (To), Spinea (Ve), Rivolta d’Adda (Cr).
Una geografia lordata dal sangue e dalla violenza. Ad ogni età. Donne odiate e uccise da uomini che sono geneticamente incapaci di accettare il loro “no”, la fine di una relazione, atterriti che possano avere un’altra storia o che l’abbiano cominciata. E quando non ammazzano fisicamente, incrudeliscono in maniera spietata stuprandole, come è capitato ad una giovane donna di Ascoli Piceno, violentata per due volte dal suo ex, il quale mentre infieriva sul suo corpo e sulla sua anima,  le sibilava: “Ti metto incinta così sarai mia per sempre”.
E dove non arriva la rabbia del maschio vulnerato, ci pensa la stravaganza leguleia.

Cassazione. La moglie ha un carattere forte? Allora maltrattarla non è reato
Annullata la condanna a 8 mesi per un uomo accusato di aver maltrattato la coniuge per tre anni. A determinare la decisione della Corte il fatto che la donna non risultasse 'intimorita' dalla violenza del marito.


ALTRIMONDI
di Giorgio Dell’Arti
Come mai tutti questi uomini che uccidono le loro donne?
 
Siamo tutti impressionati dalla storia delle ultime due giovani donne ammazzate dai loro altrettanto giovani uomini, a cui pareva impossibile di essere abbandonati. Ma ancora più impressionante è la sequenza degli ultimi delitti di cui si sono occupati i giornali, parlo dei delitti in cui l’assassino è un italiano.
 
Sono molti?
Quindici giorni fa a Cerignola, in provincia di Foggia, un Vito Calefato di 33 anni, precedenti per spaccio, si sente dire dalla sua fidanzatina polacca (17 anni) che ha trovato lavoro in un’azienda ortofrutticola di San Ferdinando di Puglia, questo significa che potrà uscire di casa da sola, la cosa gli pare intollerabile e quindi la ammazza nel garage di casa con un colpo di 7,65 e poi si spara alla testa. Il giorno dopo si viene a sapere la storia incredibile di Gaetano DeCarlo, 55 anni, pugliese anche lui, ma attivo a Bergamo. Un professionista dello stalking, che non ammettendo di essere stato piantato va a cercare due sue ex amanti e le ammazza tutte e due, a poche ore di distanza, e si toglie poi la vita. C’è poi la storia terribile di Ugento, Lecce: un giovane di 25 anni, Gianpiero Mele, fresco di laurea in Economia, ha sgozzato il figlio di due anni per vendicarsi della madre del bimbo che lo aveva lasciato. E che dire del tizio di Catania, che non sopportando di essere sfottuto per delle pretese corna, riduce in fin di vita due persone? Infine il doppio delitto dell’altro giorno, due ragazzi di 28 anni che hanno ammazzato le loro donne perché non sopportavano di essere abbandonati.
Non ci sono storie alla rovescia, cioè uomini che lasciano donne e queste si vendicano uccidendoli?
Negli ultimi quindici giorni non ci sono donne che abbiano ammazzato uomini. Gli unici casi in cui ci sono delle vittime-maschio sono dei suicidi. Anzi: nel periodo considerato (dal 17 giugno a oggi) non risultano – almenosulla grande stampa – suicidi femminili. Questa piccola ricerca, per nulla scientifica, trova conferma però nei dati nazionali: negli assassinii sette volte su dieci le vittime sono donne e l’omicida è il loro partner o comunque un parente. Le statistiche ci dicono anche che la maggior parte dei delitti in famiglia avviene al Nord, in comuni piccoli e medi (dati Eures-Ansa). I due ultimi casi confermano.
Dove sono successi?
Il primo a Oleggio, in provincia di Novara. Simona Melchionda esce di casa domenica 6 giugno, verso le 23-30, e non ritorna più. I genitori fanno affiggere manifesti sui muri della città, i carabinieri interrogano tutti, interviene anche Chi l’ha visto?, ma del mistero non si viene a capo. Si scopre dopo un mese che l’ha ammazzata il fidanzato, un carabiniere in servizio di nome Luca Sainaghi, ventottenne. Costui aveva fatto un figlio con un’altra donna. Simona, saputa la cosa, l’aveva piantato immediatamente. Sainaghi – un uomo di carattere debole, che faceva sempre quel che gli dicevano le sue due donne – è uscito dal tormento sparando a quella che aveva deciso di chiudere.
E l’altro caso?
A Pandino, vicino a Cremona. Un Riccardo Ragazzetti, anche lui ventottenne, autista in un’azienda alimentare, lasciato a marzo dalla sua Debora (Debora Palazzo, 25 anni) prima finge con tutti che il fatto non sia avvenuto e mostra persino la casa dove presto andrà a vivere con il suo amore. Poi, dato che lei non cambia idea, pianifica la morte di entrambi: lascia una lettera ai genitori in cui spiega che cosa si dovrà fare, dopo, dell’auto, dei mobili di casa, dei conti da saldare; va a comprare una Glock calibro 9; cena in famiglia e prima di uscire prega di svegliarlo l’indomani alle sette; va infine ad aspettare Debora sotto la casa di un’amica. Quando è tutto finito, telefona al fratello: «Ho combinato un casino, non dire niente a mamma». E si spara, vicino alla donna che ha ucciso con un colpo in testa.
Non sono storie antiche? Non è sempre successo, che si uccidesse e ci si uccidesse per amore? 
Si sperava che intanto il maschio italiano fosse cresciuto. Che l’emancipazione femminile, cioè la libertà della donna di vivere la propria vita come le sembra giusto e di lasciare gli uomini di cui si è stancata, non avrebbe provocato, in tanti uomini, una perdita così totale di se stessi, un abbandono così tragico (e quando non è tragico, è ridicolo) alla disperazione. I dati sullo stalking, una pratica 8 volte su 10 tutta maschile – valgono più di qualsiasi commento.
(5 luglio 2010)


Uomini che odiano le donne
di Silvia Ballestra
 
Due elementi colpiscono nell’ennesima giornata di follia omicida contro le donne. Il fatto che Gaetano De Carlo, a poche ore l’una dall’altra, abbia ucciso ben due ex fidanzate, e che l’assassino fosse uno “stalker” conclamato. Non un raptus, non qualcosa di inatteso. Con Maria Montanaro la relazione era finita da poco, Livia Balcone, invece, sua compagna in un passato non vicinissimo, era già da un po’ vittima delle sue persecuzioni. Minacce, molestie e anche un’aggressione, che l’avevano spinta a depositare ben sette denunce contro quest’uomo pericoloso, fargli togliere il porto d’armi. C’era in corso un processo che però non è bastato a fermarlo, così al dolore di amici e parenti delle vittime si aggiunge la frustrazione. Un’impotenza che coglie anche chi si occupa di queste questioni da tempo poiché si ha la sensazione che, nonostante la presa di coscienza del problema “femminicidio” di questi ultimi anni, le cifre della cronaca sembrano inarrestabili.
La legge sullo stalking, da noi, è recente ed è presto per fare bilanci ma è certamente un passo avanti, il riconoscimento di un problema, l’ultimo campanello d’allarme. Ora, è vero che, sebbene sembrino rispondere a un copione, a un preciso profilo criminale, questi delitti hanno a che fare con specifiche patologie, dinamiche, rapporti. Solitudini, ossessioni, desideri insoddisfatti. Ma non dipendono solo dalle singole storie personali e familiari: chiamano in causa anche la condizione socio-culturale, e dunque politica, di un Paese intero.
Da tempo, ormai, da più parti, si sottolinea come il corpo delle donne sia oggetto delle più diverse forme di violenza e sopruso. Ciò che solo qualche anno fa sembrava indicibile, liquidato come argomento polveroso e “vetero”, ci è stato ora raccontato e mostrato, analizzato e denunciato anche nella sua versione più attuale: la mercificazione continua del corpo della donna – buono per vendere di tutto – è talmente martellante e presente da non poter più essere negata o liquidata con argomentazioni leggere da commedia all’italiana. Da anni si parla di veline e velinismo, si parla di monnezza sottoculturale, di modelli deleteri, di certe trasmissioni orrende che sviliscono le donne, ma da quel versante nulla cambia. Pupe, veline e bonazze in costume continuano a occupare l’etere e lo spazio con ammiccamenti e promesse irraggiungibili.
Ci siamo indignate, indignati, abbiamo scritto che tutto si tiene, che considerare le donne come merci da possedere e esibire non è dignitoso per nessuno e non può restare senza conseguenze. Nel frattempo abbiamo scoperto che da noi le donne sono usate anche come benefit nella corruzione dei potenti. Chissà allora se una legge sulle persecuzioni può bastare o non servirebbe, pure, un cambiamento più generale, uno scatto d’orgoglio.
Una recente classifica della qualità della vita nelle città, accanto a qualità, quantità e efficienza dei servizi, livello dell’offerta culturale, ha posto come parametro anche il numero di omicidi e violenze domestiche: non sarà un caso che fra le prime venticinque non c'è nessuna città italiana.
(2 luglio 2010)


 



7 commenti:


  1. in effetti, in questi giorni ci pensavo ...e sembra che il mese di luglio sia il più "gettonato" per questi fattacci...a questi dati che riporti dovresti aggiungere anche il caso di quella bolognese minacciata e perseguitata da un lodinese conosciuto in facebook, e dell'altra, a Genova, picchiata al primo appuntamento dopo un incontro in chat...Ce n'è per tutti. Vai a capire che succede nella testa della gente. Le cause e i motivi sono sicuramente molteplici...e da brividi.

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  2. ah, e poi c'è quest'altro caso, veramente da nausea:

    http://www.ilpost.it/stefanonazzi/2010/06/25/lo-stupratore-lo-psichiatra-e-obi-wan-kenobi/

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  3. Tsukimi, la violenza in sè mi fa schifo, quella sulle donne ancora di più. E' non solo vigliaccheria, arroganza, ma la trasfigurazione della paura: di perdere il controllo ed il potere. 
    E poi si uccide con facilità: coltelli, pistole. Il "no" che non si può accettare, che il maschio non accetta e nega a se stesso. Perchè lei ci starà di nuovo, non ci possono essere altri. E se rifiuta meglio la morte. Come in una fiction, cervelli stipati dal culto perverso del corpo che fanno in tv, agiscono e re-agiscono di conseguenza.
    E ogni stagione è buona per le perversioni. La famiglia il luogo prediletto.
    Alla fine ci aggiungo lo scarso rispetto di sè che hanno varie giovani donne, dico le adolescenti, che pensano che sottostare sia la norma e che è sempre stato così.
    Discorso tristemente lungo. Come se fossimo fermi ad un eterno Medioevo.

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  4. giovanottaluglio 10, 2010

    grazie per l'attenzione al tema..
    ciao

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  5. giovanotta, si tratta di un tema che per me resta centrale. E purtroppo sarebbe pure da aggiornare l'elenco delle vittime.
    Ciao.

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  6. giovanottaluglio 12, 2010

    ho appena sentito il telegiornale di stasera
    di nuovo...

    sì, qualcuno dice colpa del caldo
    bisognerà trovare qualche motivazione
    per l'inverno, la primavera e l'autunno..
    ciao

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  7. giovanotta, grazie a "Blob" ho appreso la versione di Emilio Fido. Cadono le braccia.
    In questa scia di sangue che attraversa l'Italia (capita a proposito la serie "Amore criminale" che riprenderà mercoledì sera, Rai 3) mi sembra sia mancata l'osservazione che gli omicidi sono maschi italiani. Come d'altra parte sempre, quando i colpevoli sono italiani. Mentre, curiosamente, la nazionalità è sempre l'elemento per cui si parla di un fatto di cronaca anche non cruento.
    Maschi malati e italiani: ne ha di strada da fare la sana informazione che riesce benissimo ad autoimbavagliarsi da sola.

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