domenica 20 novembre 2011

Alluvione perenne - 2


La Costituzione della Repubblica Italiana



Art. 9



La Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.



 













Prefazione



di Marco Travaglio



Nei miei primi venticinque anni, la Liguria è stata sinonimo di mare, di vacanze, di estate, di focacce, di pesce fresco, di ragazze, di allegria. Poi, quando cambiai rotta per le ferie, rimase un bel ripostiglio di ricordi e di emozioni, che riemergevano a ogni canzone di De André, a ogni spettacolo di Grillo, a ogni poesia di Montale, a ogni film di Villaggio. Nel luglio del 2006 mi arrivò il numero 5 di «MicroMega». C'era una lunga inchiesta di Marco Preve e Ferruccio Sansa, due fra i migliori cronisti che conosca. S'intitolava «L'Unione fa il cemento». Da allora, la Liguria mi è diventata sinonimo di tristezza, di rabbia, di impotenza. Decisi di fare qualcosa, nel mio piccolo.



Ripresi l'inchiesta in una delle mie rubriche quotidiane su «l'Unità». La intitolai «Calce & Martello», nella speranza di provocare una qualche reazione dei politici citati. Invitai i turisti che stavano per mettersi in autostrada verso le spiagge liguri a munirsi di macchina fotografica per immortalarne i paesaggi marini, perché quello poteva essere l'ultimo anno utile per ammirarli, prima della grande colata di cemento, prima della «ra-pallizzazione-bis». Domandai che fine avesse fatto la sensibilità ambientalista del centrosinistra che governava la Regione quasi ininterrottamente da sessant'anni. Citai le cifre di Preve e Sansa a proposito dei quindici progetti per altrettanti porti turistici da 9.807 posti-barca che, oltre a occupare buona parte di quel che resta della costa, porteranno con sé 37.882 metri quadri di edilizia residenziale, 51.601 di uffici e negozi, 19.122 di alberghi, 33.918 di artigianale e 11.007 posti auto fra Ventimiglia, Bordighera, Diano Marina, Alassio, Loano, Savona, Finale, Albissola, Varazze, Arenzano, Santa Margherita, Portovenere. (Ma adesso si scopre che in tutta la Liguria, come ricordano gli autori in questo libro, sono in arrivo quasi tre milioni di metri cubi di cemento!)



Ricordai il patto d'acciaio siglato a Imperia dai due Claudii: il reuccio del luogo, il forzista Claudio Scajola detto «Sciaboletta», e il governatore diessino Claudio Burlando, che avevano da poco festosamente posato la prima pietra del nuovo porto: un'opera faraonica da 90 milioni di euro, con 1.392 posti barca, 1.887 posti auto, 40.000 metri cubi di edifici con 100 appartamenti, e poi garage, commercio, officine e si parla persino di un campo da golf con vista mare. Cerimonia nobilitata dalla presenza dei rappresentanti della società costruttrice: l'Acquamare di Gaetano, Francesco e Ignazio Bellavista Caltagirone, uno dei tanti nomi eccellenti, quest'ultimo, sfiorati dall'inchiesta Antonveneta, in cui era ed è coinvolto anche l'immobiliarista piemontese Luigi Zunino, uno dei furbetti al seguito di Ricucci nelle scalate illegali del 2005. Quello stesso Zunino che è pure impegnato nella costruzione di case extralusso sulla costa di Alassio. Così come Gianpiero Fiorani, quello del blitz su Antonveneta, era interessato alla mega-speculazione sull'ex Italcementi di Imperia, ed era in intimi rapporti con altri protagonisti delle speculazioni in Liguria: il trasversalissimo e dunque sempreverde costruttore pluri-indagato Marcellino Gavio; il senatore forzista ligure Luigi Grillo; la banca Carige, nel cui Cda siedono il fratello di Scajola e il figlio dell'eurodeputato Udc Vito Bonsignore, pure lui indagato come Grillo per il fallito assalto ad Antonveneta.



Rammentai il caso di Savona, che sarà presto ingentilita da tre grattacieli: una torre e un crescent progettati dall'architetto catalano Ricardo Bofill e il «faro ricurvo» ideato da Massimiliano Fuksas, un bananone luminoso alto 120 metri a strapiombo sul mare. En passant, citai anche lo scandalo di Rapallo, che rischia di essere «ri-rapallizzata» con operazioni immobiliari nello splendido borgo di San Michele di Pagana, uno dei pochi scampati alla cementificazione selvaggia del dopoguerra: «la Repubblica» aveva appena svelato un'inchiesta della Procura di Chiavari, incuriosita dalla presenza dei figli del sindaco di destra Ezio Armando Capurro, detto «il Berlusconi del Tigullio», nell'immobiliare che aveva acquistato le aree su cui stava per sorgere un hotel a 4 stelle sebbene lo stesso Comune le considerasse inedificabili (trovai irresistibile, fra l'altro, che Capurro portasse lo stesso nome del simpatico truffatore interpretato da Totò ne I due marescialli con Vittorio De Sica).



La mia rubrica su «l'Unità» si concludeva con un espediente retorico, tra il beffardo e il provocatorio: «Ce n'è abbastanza per prevedere che, alla fine dei lavori, il paesaggio ligure ne uscirà, se non sfigurato, ampiamente modificato. E c'era da immaginare che l'inchiesta uscita su "MicroMega" suscitasse dibattiti, polemiche e soprattutto smentite dalla giunta regionale. Niente di tutto questo. Silenzio di tomba. Nessuna smentita nemmeno sulla presunta "pax burlandiana", cioè sul ruolo decisivo di molti esponenti della sinistra ligure e sugli strani trasversalismi fra comuni di destra e di sinistra interessati ai progetti. Forse gli amministratori regionali erano troppo impegnati in altre faccende, per leggere la lunga inchiesta di "MicroMega" e per rispondere. Per questo l'abbiamo riassunta su "l'Unità": nella speranza che qualcuno ci dica che è stato tutto un brutto sogno, e che non è vero niente».



L'articolo uscì il 30 agosto 2006. Sto ancora aspettando una risposta, un cenno, una parola. Niente. Nemmeno ai lettori de «l'Unità» il compagno Burlando ritenne di dovere delle spiegazioni. Non pervenuto. Lui, del resto, preferisce rivolgersi direttamente agli editori per lamentarsi dei giornalisti che lo criticano. Ama le scorciatoie. Come quando fu sorpreso in auto mentre imboccava in contromano una superstrada e, fermato dalla polizia, estrasse pure il tesserino di ex parlamentare, peraltro scaduto.



Nel frattempo Preve e Sansa hanno continuato a scavare in quella lingua di terra che rischia di diventare la nostra Striscia di Gaza, senza bombe ma tutta asfalto e cemento. Con meno abitanti (caleranno di centomila unità nei prossimi vent'anni), ma con più case, più auto, più barche, più turisti (ancora!) e più arresti per tangenti e gare truccate. Ne è nato questo bel libro, scritto con precisione e amore non solo per i dettagli, ma anche per la terra di Liguria devastata da orde di predatori indigeni e importati da fuori. Che non sono però i tamarri da spiaggia libera armati di stereo in spalla e tovaglia di spugna. Sono politici, amministratori, architetti, costruttori, speculatori, immobiliaristi, qualche mafioso, col contorno delle immancabili cooperative rosse che non mancano mai per garantire la mancanza di opposizione a sinistra. Non a caso, alle ultime elezioni politiche, per la prima volta dalla Liberazione il centrodestra ha scavalcato il centrosinistra, violando una delle ultime roccaforti «rosse» considerate inespugnabili e puntualmente espugnata.



Non ci sono soltanto storie di ordinario malaffare e straordinaria speculazione, in Il partito del cemento. Ma anche racconti ai confini della realtà, come quello dei medici che posano in gruppo con lo sgovernatore Burlando in un memorabile calendario e poi si ritrovano quasi tutti promossi a primari. E c'è soprattutto la nostalgia per una terra povera ma bella, che un tempo attirava uomini di cultura da tutto il mondo, da Marguerite Duras a Ernest Hemingway, e oggi calamita palazzinari e professionisti del brutto, sempre più rinomata per la malapolitica e per le retate di colletti bianchi. Anzi, sporchi.



http://www.chiarelettere.it/libro/principio-attivo/il-partito-del-cemento.php






 


sabato 19 novembre 2011

Alluvione perenne




 



8 maggio 1998 (l'Unità)

 





 



“Adesso come allora. Come ai tempi de La speculazione edilizia di Calvino (1957). Una nuova colata di cemento si abbatte sull'Italia, a partire dalla Liguria. La febbre del mattone non conosce ostacoli perché raccoglie consensi trasversali, e al diavolo il paesaggio.

Chi può, se ne va ai Caraibi. Castelli, ex fabbriche, conventi, colonie, ex manicomi, ospedali: tutto si può "riqualificare", parola magica che nasconde ben altro.



Politici locali e nazionali, di destra e di sinistra, imprenditori, alti prelati, banchieri, siedono contemporaneamente in più consigli di amministrazione e si spartiscono cariche pubbliche, concorsi, appalti, finanziamenti.

Allo scopo servono anche associazioni culturali o in difesa dell'ambiente, appuntamenti gastronomici, feste e premi. Controllori e controllati spesso sono la stessa persona, famigliari o amici fidati.

"Fare sistema" da queste parti vuol dire costruire una rete sul territorio che non lascia spazi a chi non è della partita. In nome degli affari.

La Liguria sta coprendosi di quasi tre milioni di metri cubi di cemento e se non c'è più posto a terra, si prova sul mare, costruendo nuovi porti per decine di migliaia di posti barca. Non mancano neppure i grattacieli, opera di architetti prestigiosi (Bofill e Fuksas a Savona, Consuegra ad Albenga) che hanno messo da parte qualsiasi scrupolo paesaggistico (ma Renzo Piano si è ritirato da un progetto che inizialmente portava la sua firma).

Parlando di cemento e di piani regolatori, si arriva necessariamente a parlare della mancanza di regole di una classe dirigente in bilico tra l'imbroglio, la trama del sottogoverno e l'interesse personale. Di un'umanità approssimata moralmente e culturalmente.



Addio all'Alassio di Carlo Levi e di Hemingway, addio alla Sanremo di Calvino, addio alle Bocche di Magra della Duras, di Vittorini, Pavese, Einaudi. Addio alla Liguria degli artisti e degli intellettuali.



Ma non tutto è perduto, c'è chi si batte e ottiene risultati sorprendenti. Basta cominciare dal basso. Tutti possiamo esercitare il ruolo di cittadini, come dimostrano le associazioni libere e le iniziative che sono nate in questi mesi, in questi anni”.



Quarta di copertina del libro "Il partito del cemento" (di Marco Preve, Ferruccio Sansa) (luglio 2008). Edizioni Chiarelettere.



 





 


venerdì 11 novembre 2011

L'alluvione e la natura violentata









Alluvione a Genova, Don Gallo: “Fa male l’indifferenza. La città deve unirsi”





Il prete di strada: “La pioggia è stata eccezionale, ma le colline sono state deturpate per 50 anni”





“Questa alluvione non è certo una novità per noi, e questo è triste. Ma le cose peggiori sono l’indifferenza della gente e lo scaricabarile dei politici”. Don Andrea Gallo, 83 anni trascorsi a lottare per gli emarginati e contro i pregiudizi, parla dal suo studio vicino al porto di Genova, la sua città. Nella voce, la consapevolezza di chi ne ha viste parecchie.



Don Gallo, dopo le Cinque Terre la natura se l’è presa con Genova.



I ragazzi della mia comunità (San Benedetto al porto, ndr) vengono di continuo a portarmi notizie terribili, la città è sconvolta. Io dovevo andare a Sant’Arcangelo di Romagna, pensi che lì oggi (ieri, ndr) c’era il sole. Abbiamo telefonato, per spiegare che io non potevo partire con l’autostrada allagata e con questa situazione. Sono morti anche dei bambini…



L’opposizione accusa il sindaco Vincenzi di non aver fatto abbastanza per prevenire l’alluvione.



Guardi, i tagli del governo alle amministrazioni sono stati tremendi, e questo pesa tanto. Però bisognava organizzarsi meglio. Dalla parte del Bisagno, sul Levante, non hanno previsto nulla. E dire che c’era l’allerta, dopo quello che è successo alle Cinque Terre. E poi, perché non hanno chiuso le scuole questa mattina?



Il sindaco replica che la chiusura avrebbe ingolfato la viabilità (“i genitori avrebbero portato i bimbi dai nonni”), e che “comunque tanta gente che era in giro si è potuta rifugiare nelle scuole”.



Sarà, ma in certe scuole per salvarsi sono dovuti arrivare al quarto piano. Se parliamo di viabilità che non funzionava, ma di chi è la colpa? Ricominciamo con lo scaricabarile dei politici. La pioggia sarà pure stata eccezionale, però a Genova le alluvioni non sono certo una novità. E si capisce: basta guardare come hanno deturpato le colline in 50 anni. Ma c’è un’altra cosa che mi preoccupa.



Ovvero?



L’indifferenza. Tanta gente ti dice: "L’alluvione? Non mi ha toccato, quindi pazienza". E non va bene, perché stare in una città significa condividere delle cose, partecipare alla vita di tutti.



Vede troppa indifferenza nella sua Genova?



Sì, anche tra i giovani. Qualche sera fa sono stato a una premiazione, a Pegli, e spiegavano che qui in città è molto peggiorata la situazione del volontariato per la pubblica assistenza.



Eppure quando ci fu un’altra alluvione nel 1970 furono proprio i giovani a rimettere in piedi la città.



Certo, io ero con loro in mezzo a quel fango. Pensi che al tempo volevano costruire il monumento al giovane, per celebrare quell’impegno. Ma oggi è diverso. I ragazzi sono scoraggia-ti, delusi. Non cercano più lavoro, sognano di andarsene altrove, all’estero. E questa città è preda di una lenta eutanasia. Non c’è quel vento del cambiamento che soffia da qualche anno a Milano. Le persone e la politica si mobilitano solo per vietare. Per esempio, per impedire la costruzione della moschea.



Lei sembra mettere in correlazione l’alluvione con i problemi di Genova.

Penso che questo dramma faccia emergere le ferite della nostra città. Dobbiamo utilizzare quanto accaduto per un momento di riflessione, per guardarci dentro. Io voglio bene a Genova, è la mia città e la conosco molto bene. Ma dobbiamo tornare tutti a partecipare, ad aiutarci. Lo ripeto: la pioggia è stata eccezionale, ma la non-partecipazione è la normalità.



Ora come si riparte?



I ragazzi delle nostre comunità sono pronti ad aiutare, come sempre. Pur essendo stati emarginati in questa città, sono molto felici di aiutarla. Per loro, è uno stimolo a migliorarsi. In diversi sono già andati nelle Cinque Terre per aiutare la Protezione Civile. E poi abbiamo raccolto scorte e fondi. Lo faremo anche nella nostra Genova.



Don Gallo, cosa chiederebbe a Dio dopo un dramma come l’alluvione?



Gli chiederei perché non ha dato a Mosè l’11° comandamento: “Rispetta la natura”. Padre Zanotelli (missionario, ndr) me lo ripete sempre: la Bibbia è una contemplazione della natura e delle sue bellezze.



(5 novembre 2011)